·Bussi, trasferito Romandini·

Trasferito in Corte d’Appello a Roma come consigliere: il Csm ha accolto la richiesta del presidente della Corte d’Assise di Chieti Camillo Romandini. Una decisione che neutralizza l’esito del processo disciplinare, la cui istruttoria è ancora in corso: alcune settimane fa era stato ascoltato alla Procura generale della Corte di Cassazione anche il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso.

Camillo Romandini

Romandini, che nel dicembre del 2014 ha assolto gli imputati del processo di Bussi, è finito nel mirino per le presunte pressioni esercitate sui giudici popolari.
E in particolare l’azione disciplinare era stata avviata con l’accusa di aver violato gli obblighi imposti ai giudici, anche se la procura di Campobasso -che doveva indagare su cosa effettivamente fosse successo- aveva archiviato il caso. Nessun illecito.

Ma in Parlamento, grazie a una interrogazione firmata da alcuni deputati tra cui Antonio Castricone (Pd)  e Andrea Colletti (M5s),  basata sulle rivelazione che il Fatto Quotidiano pubblicò a maggio 2015, venne alla luce che secondo alcune dichiarazioni dei giudici popolari, il giudice Romandini avrebbe esercitato pressioni per orientare l’esito della sentenza contro i dirigenti Montedison, accusati di avvelenamento delle acque e disastro ambientale, verso assoluzioni e prescrizioni.
Dalla inchiesta del Fatto quotidiano era emerso che l’esito della sentenza era noto almeno un mese prima e di sicuro era a conoscenza dell’attuale presidente della Regione, Luciano D’Alfonso,  che poi l’avrebbe riferita a molti altri esponenti delle istituzioni.

Il parlamentare Pd Antonio Castricone

In seguito agli articoli dei giornali fu aperta una inchiesta presso la procura di Campobasso che volle ascoltare i protagonisti della vicenda, tra i quali i pm del maxiprocesso, Anna Rita Mantini e Giuseppe Bellelli, oltre a vari esponenti politici indicati da testimoni e dagli stessi giudici popolari. Quelle indagini, però, sono state archiviate a gennaio 2016 facendo calare il silenzio su tutta la vicenda.
Il ministro ha poi comunque avviato un’azione disciplinare.
Il sottosegretario alla giustizia, Gennaro Migliore, a settembre dello scorso anno ha dichiarato:

“Il Ministro, nell’esercizio delle proprie prerogative, ha prontamente avviato, per il tramite delle competenti articolazioni, gli accertamenti volti a fare piena luce sulla vicenda riportata dagli organi di stampa. All’esito dell’istruttoria, lo scorso mese di maggio il Ministro ha promosso l’azione disciplinare nei confronti del dottor Camillo Romandini, per violazione degli articoli 1 e 2, comma primo, lettera e), del decreto legislativo n. 109 del 2006, per avere ingiustificatamente interferito nella libertà di determinazione dei giudici popolari componenti del collegio della Corte di assise dallo stesso presieduto, ponendo in essere condotte idonee a condizionarne la serenità di giudizio.     Analoga iniziativa è stata promossa dalla procura generale presso la Corte di Cassazione».

Un’immagine del processo di Bussi

La norma citata prevede che  “il magistrato esercita le funzioni attribuitegli con imparzialità, correttezza, diligenza, laboriosità, riserbo e equilibrio e rispetta la dignità della persona nell’esercizio delle funzioni.  Il magistrato, anche fuori dall’esercizio delle proprie funzioni, non deve tenere comportamenti, ancorche’ legittimi, che compromettano la credibilità personale, il prestigio e il decoro del magistrato o il prestigio dell’istituzione giudiziaria”.
L’esito del processo disciplinare è imminente, ma il Csm, accogliendo la domanda di trasferimento del giudice Romandini, gli ha evitato, nel caso abbastanza scontato di una sanzione, l’imbarazzo di un provvedimento coatto.





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