·Pressing su Dalfy, mozione di sfiducia·

Tra un uovo pasquale e una colomba, l’hanno scritta e fatta circolare. Per ora resta riservata, anzi riservatissima, in attesa di raccogliere le firme di tutte le opposizioni, poi si farà un tentativo con i ribelli del centrosinistra Andrea Gerosolimo e Donato Di Matteo, e quindi sarà pronta per il debutto: la mozione di sfiducia al presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, firmata dal capogruppo di Forza Italia Lorenzo Sospiri, potrebbe essere la spallata firmata dal centrodestra per convincere Dalfy a farsi da parte e lasciare libera, finalmente libera la Regione. Anche se lui per il momento non vuole sentire ragioni. L’iniziativa degli azzurri potrebbe essere condivisa anche dai Cinquestelle, ma l’incontro non ci sarà prima di lunedì della prossima settimana, un attimo prima del Consiglio regionale fissato per il 10 aprile. Queste sono le indiscrezioni che arrivano dalla Regione.

Lorenzo Sospiri

Intanto ieri la conferenza dei capigruppo, convocata per affrontare l’incompatibilità di D’Alfonso, si è conclusa con un nulla di fatto: in ogni caso il 16 aprile scadrà il termine entro il quale il presidente dovrà decidere se restare alla Regione o andare a fare il senatore e il 26 aprile prossimo sarà la giunta per le elezioni a dare la stretta finale. Oltre non si può andare, anche se lui continua a dire che intende rimanere in carica per “cento giorni”. Cento giorni per sistemarsi gli affari suoi denunciano Sospiri e Mauro Febbo: lui cerca ostinatamente di far approvare i rendiconti (ma giovedì scorso in giunta non ce l’ha fatta a portare quello del 2016) per procedere all’assunzione dei suoi fedelissimi, poi continua a firmare convenzioni delle opere del Masterplan, “andando a paralizzare e a rendere incerta la programmazione di chi vincerà le prossime elezioni regionali”. Che perdipiù si troverà personale di nomina politica, scelto da D’Alfonso, e magari anche con contratti a tempo indeterminato.

Mauro Febbo

Niente da fare, sostiene Lorenzo Sospiri, Dalfy è già in posizione di netta incompatibilità, deve andarsene.

“L’opzione del Presidente D’Alfonso per la carica di Senatore impone l’obbligo giuridico di rassegnare senza indugio  le dimissioni dalla carica di Presidente della Regione – dice il capogruppo – così come tempestivamente è stato fatto dalla collega di partito Presidente Pd del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, neo eletta alla Camera dei deputati”.

Niente, lui fa orecchie da mercante, non ne vuole sapere di mollare la poltrona.

“Il Presidente D’Alfonso – aggiunge Sospiri – ignora o, cosa ancor più grave, fa finta di ignorare che il vigente sistema normativo di assunzione della carica di Senatore delineato dalla Costituzione repubblicana è profondamente diverso da quello dello Statuto Albertino dove l’acquisto della carica di Senatore di nomina regia avveniva dal momento della proclamazione, la quale, però, era successiva alla convalida e al giuramento”.

E quindi, perseverare in questa condotta ambigua, secondo il centrodestra, è gravemente sprezzante della Costituzione e delle leggi. Insomma, le esternazioni del Presidente D’Alfonso in merito a cavilli, norme, giorni, immissioni, elezioni, convalida, acclamazioni,

“sono solo un’offesa all’intelligenza degli abruzzesi, alle Istituzioni ma anche a quei principi democratici che hanno permesso allo stesso di essere eletto Senatore della Repubblica”.

Contro lo stallo, e contro la tattica dilatoria del Pd, che prende tempo per tentare di rimettere insieme i cocci dopo la sonora batosta del 4 marzo, gran parte delle opposizioni sembrano intenzionate a presenterare il 10 la mozione di sfiducia a D’Alfonso.

ps: della serie: per schiodarlo dalla poltrona e indurlo a dimettersi, non bastano consigli, leggi e regolamenti. Occorre la forza, cioè la mozione di sfiducia. Ammesso che basti.




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