·Povertà, maneggiare con cura·

A proposito di povertà. Bisogna rileggerli, questi dati. Perchè e’ da poco cominciato il 2016 e perche’ se ne sono già dimenticati. Se n’è dimenticato chi, dalle stanze dei bottoni o dei bottoncini, parla di povertà a sproposito. La povertà è una parola seria, è una voce che tutti dovrebbero trattare con rispetto. Perchè mentre i politici aumentano gli stipendi ai dipendenti dei gruppi consiliari, ai portaborse per intenderci, c’è gente che non ha un lavoro, non ha una casa, non può mangiare. L’ha raccontato padre Quirino al TgR Abruzzo, pochi giorni fa: alla mensa di Celestino, gestita dai frati minori di San Bernardino all’Aquila, hanno dovuto aumentare di un turno il ciclo dei pasti per i poveri. Il quarto ciclo non prevede turni a tavola, ma buste della spesa da consegnare alle famiglie aquilane, sempre più numerose, che non hanno niente da mangiare e si vergognano di andare alla mensa.

padre Quirino

padre Quirino

Bisogna ricordarlo a chi non si taglia gli stipendi, a chi li aumenta, a chi parla d’altro. E anche a chi parla a sproposito: una new entry dello staff di Luciano D’Alfonso, preso come gli altri dalla foga intimidatoria e insultista dei politici di governo, ha definito Maperò “la Novella 2000 dei poveri”, solo perché quel giorno si era concesso una carrellata di foto buffe di Natale. Poveri è una parola da maneggiare con cura, e di cui cominciarsi a occupare, soprattutto in quelle stanze, possibilmente non a sproposito. E allora, giusto un ripassino.

Quasi il trenta per cento degli italiani nel 2014 è a rischio povertà o esclusione sociale: vive cioè in famiglie che nel 2013 avevano un reddito familiare inferiore al 60 per cento del reddito medio italiano o a bassa intensità lavorativa. E il trend dell’Abruzzo secondo l’Istat è uno dei peggiori, è una regione che precipita sempre più nel buco nero della povertà. Nel centro-sud d’Italia, l’Abruzzo è la regione che nel passaggio tra il 2013 e il 2014 non migliora i propri standard. L’unica che anzi peggiora.

Senza tetto a Pescara

Senza tetto a Pescara

C’è chi, ascoltate, non riesce a permettersi un pasto proteico adeguato ogni due giorni.  Nel 2013 il rischio di povertà o di esclusione sociale si attesta al 26,1 per cento, il rischio povertà al 18,7, la grave deprivazione all’8,6 per cento; la bassa intensità lavorativa al 9,8%. Tutti i parametri l’anno successivo peggiorano sensibilmente: il rischio povertà e l’esclusione sociale salgono al 29,5, il rischio povertà al 22, la grave deprivazione al 9,5, la bassa intensità lavorativa all’11 per cento.

Senzatetto su una panchina a Pescara

Senzatetto su una panchina a Pescara

Le performance delle altre regioni, seppure in partenza messe peggio, sono tutte migliori. Persino il vicino Molise passa da un rischio povertà ed esclusione sociale del 44,7 per cento del 2013 al 40,7 per cento del 2014. Questo è un dato che fa rabbrividire, che dovrebbe far riflettere, e sul quale chi amministra dovrebbe interrogarsi, e subito. I poveri che aumentano, l’esclusione sociale che cresce a dispetto di tutti i segni “più” registrati nelle altre regioni, impone una immediata e incisiva azione di contrasto, di aiuto.

Senzatetto accampati a Pescara

Senzatetto accampati a Pescara

ps: povero non è un insulto, capito? Chi lo è non deve vergognarsi, deve vergognarsi chi amministra se non fa niente per contrastarla, la povertà.




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