·Legnini style·

Pontiere? No, pompiere. Prima il caso Davigo, poi la sparata del membro laico del Csm Giuseppe Fanfani contro i giudici di Lodi e ieri la bomba dell’intervista del giudice Morosini sulla necessità di fermare Renzi: tocca a lui, con freno e frizione, tenere fuori l’istituzione dalla rissa quotidiana. E così Giovanni Legnini guadagna le prime pagine di tutti i giornali. Al Fatto quotidiano non piace molto ma gli altri quotidiani cominciano ad apprezzarlo. Il vice presidente del Csm finisce prima, la scorsa settimana, sulla rubrica Pantheon di Denise Pardo dell’Espresso, e ieri su Repubblica dopo l’uscita di Fanfani: e’ lui il mediatore il pacificatore il ricucitore. Il pontiere o il pompiere, fa lo stesso. Quello che tiene in equilibrio il difficilissimo rapporto tra politica e magistratura.

La prima uscita sull’Espresso se la guadagna con le esternazioni sulle dichiarazioni di Davigo, e l’occasione è buona per una full immersion nella sua vita.

Legnini con Mattarella

Legnini con Mattarella

<Nello spinoso rapporto tra politica e magistratura – scrive la PardoLegnini ha rivendicato il ruolo di pontiere. Scelto dal fato in virtù di veti incrociati, l’ex plurisottosegretario Pd (di Enrico Letta e Renzi), mese dopo mese con la sua aria un filo dimessa, la cravatta un po’ allentata di moda a Chieti è diventato a sorpresa sempre più popolare>.

E insomma, al Csm secondo l’Espresso sono pazzi di lui, Paola Balducci e Elisabetta Casellati in testa, destra e sinistra a cantare le lodi dell’avvocato di provincia <dal carattere di un estintore>.

Il fatto è che in Abruzzo le sue doti di equilibrio sono note, e in molti adesso lo rimpiangono, compresi alcuni membri della giunta regionale. Ma ormai è troppo tardi, Legnini ha un ruolo istituzionale e difficilmente o almeno non nell’immediato, tornerà a fare politica. E loro devono fare i conti col carattere brusco e irruento del presidente di Regione Luciano D’Alfonso.

legno

Legnini ora ha tra le mani la più formidabile partita di nomine mai avvenuta prima, proprio perché un sacco di magistrati hanno raggiunto la soglia dei settant’anni e stanno per andare in pensione o ci sono già andati. Toccherà a lui quindi firmare col Csm le nomine degli uffici giudiziari di mezzo Paese, e ha già cominciato con l’Abruzzo, dove prima o poi dovrà essere nominato il nuovo presidente del tribunale di Pescara e lo stesso nuovo procuratore.

Racconta la Pardo:

<Nel comparto giustizia del Pd, se Renzi dà fuoco alla miccia, Legnini a braccetto col ministro del ramo Andrea Orlando si precipita a sedare le fiamme. Stimato dai due presidenti, l’emerito e l’inquilino in carica, e da Anna Finocchiaro e friends, è il primo vice presidente con il dna politico. Infatti, alla nomina, il popolo delle toghe non ha fatto la ola>.

In Abruzzo invece sì, perchè anche i magistrati lo ritengono, solo perchè conterraneo, più avvicinabile. Così non è: gentile e disponibile con tutti, Legnini ascolta e fa di testa sua. Una dote, questa, che ha dai tempi della politica. E infatti anche l’Espresso dice di lui che <ascolta, media e cuce>, che risponde sempre al cellulare, che forse è un po’ <troppo attratto dalla convegnistica>. Punto e basta.

<Poi – conclude la Pardo – è arrivato Davigo, neo capo Anm, ad attizzare le braci con le sue scomode verità soprattutto in tempi di nomine. Ma l’incendiario e il pompiere sono la quadratura del cerchio, dunque si vedrà>.

Poi e’ toccato sempre a lui rimettere in riga Fanfani che chiedeva il trasferimento per i giudici di Lodi, fino a convincerlo alla marcia indietro. E ieri la bacchettata ufficiale a reti unificate contro Morosini.

E insomma, forse grazie a quell’aria tranquilla, e per quelle doti di equilibrio, a Legnini  tocca anche un altro compito ingrato: a parte la giustizia,  gli capita di raccogliere gli sfoghi degli scontenti abruzzesi, e spesso accade proprio quando scorrono i titoli di coda di quei convegni a cui partecipa con assiduità. Una partecipazione, almeno in Abruzzo, molto utile: che sta a dimostrare che c’è una presenza, sia pure non più politica, che fa da contrappeso alle stranezze regionali, chiamiamole così.





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