·Poltroniadi, l’Udc rompe·

L’Udc fuori dal centrodestra: è questo l’esito di un incontro burrascoso che si è tenuto ieri sera nella sede di Fratelli d’Italia a Chieti scalo. La lite scoppia su Andrea Gerosolimo, che la Lega non vuole accogliere per niente al mondo. A ripeterlo in tutte le salse e a tutti i giornali è il coordinatore leghista Giuseppe Bellachioma, no a chiunque sia stato con Luciano D’Alfonso, parenti e affini compresi. E non fa niente se per caso, come ha fatto lui insieme a Donato Di Matteo, se ne sono andati rinunciando ai privilegi di assessore. Il riferimento è a lui, l’ex assessore della giunta D’Alfonso, che aveva chiesto la candidatura per la moglie Marianna Scoccia, sindaco di Prezza. No, ha ripetuto ieri Luigi D’Eramo che si è scontrato violentemente con il leader dell’Udc Enrico Di Giuseppantonio, Gerosolimo (che si è buttato proprio nell’Udc), qui non entra: per lui e per la moglie porte chiuse. Ed è stato a quel punto che Di Giuseppantonio se n’è andato sbattendo la porta: ogni decisione è ora nelle mani dei vertici romani, e se Lorenzo Cesa darà il via libera, l’Udc abbandonerà il centrodestra e appoggerà Giovanni Legnini. Ed è in questa direzione che stanno andando le trattative. In questo modo i separati in casa, Gerosolimo e Di Matteo, si ritroverebbero di nuovo insieme, d’amore e d’accordo.

Andrea Gerosolimo con la moglie
Enrico Di Giuseppantonio

Intanto oggi in Abruzzo arriva Salvini, che dopo il comitato per l’ordine pubblico a Pescara e le conferenze stampa e i giri nelle sezioni, si fermerà a cena da Alcione e lì incontrerà i suoi candidati e sostenitori. Il primo nodo da sciogliere riguarderà Andrea Gerosolimo, ma la sua decisione rischia di arrivare fuori tempo massimo: l’Udc a quanto pare si è già sfilato dal centrodestra. Il perché è presto detto: gli argomenti di Bellachioma appaiono strumentali, visto che Gerosolimo è stato il primo ad uscire dalla giunta D’Alfonso con Di Matteo, e poi perché la moglie è sempre stata una fedelissima del centrodestra. Insomma, se gli amici di D’Alfonso sono banditi, dicono in tanti, questo dovrebbe valere anche per Rocco Micucci, che ha ancora incarichi dell’ex governatore e verrà ugualmente candidato, e per la stessa Carla Mannetti che è diventata l’interlocutrice privilegiata di Marsilio. Il sospetto insomma è che il no a Gero tenda soltanto a ingraziarsi la brava sindaca di Pratola Antonella Di Nino, sua acerrima nemica, e da tempo corteggiata (finora inutilmente) dalla Lega.

Bellachioma con Salvini

E tutto il centrodestra, per esempio, sta affinando alcune tecniche di comunicazione: Giorgia Meloni, avendo percepito durante la sua visita abruzzese che Marsilio riscuote scarsissimo successo, ha deciso che valesse la pena scaricarlo, anche se soltanto dai manifesti. E allora via col suo bel faccino fotoscioppato,  lo slogan “In ogni passo, l’Abruzzo”, il simbolo di Fratelli d’Italia e niente più. Ma c’è anche un’altra ragione, molto sottintesa: in questi giorni sta riprendendo quota, grazie a Rifondazione, la richiesta di rinvio delle elezioni, complice la neve e le pessime condizioni meteo che ostacolano la raccolta delle firme. A questa speranza si aggancia una parte del centrodestra, soprattutto quella che spera che con un rinvio delle elezioni a maggio, in coincidenza con le Europee, possa cambiare anche il nome del candidato alla presidenza. E infatti sui social imperversano i post contro Marsilio.

Marsilio scompare, e scompare anche il suo profilo personale su Facebook, dove si pescano foto un po’ imbarazzanti per un candidato presidente di Regione, come quella in cui mangia col risucchio alla Matteo Salvini, oppure quella, un po’ più datata e ancora più imbarazzante, della sua prima notte di nozze, che i suoi antagonisti fanno a gara a rilanciare sui social e sulle chat. 

Qui Marsilio, da vero macho fascista, allude a una notte intensa e faticosa (notare la o allungata):

“Arieccoce”: visto il successone della foto precedente (quella del matrimonio), pubblico anche il dolce risveglio dopo una giornata meravigliosa e una notte mooolto impegnativa (è un obbligo di legge – scrive – sennò va tutto a monte! E noi di destra siamo molto legalitari!!!)” E via di questo passo: “avete visto che schianto di donna”, “e la festa continua”. Insomma, a lui Rocco Tano gli spiccia casa.

Invece rinuncia alla candidatura, dopo aver subito un lungo corteggiamento proprio da Gerosolimo, il sindaco di Aielli Enzo Di Natale

Enzo Di Natale, sindaco di Aielli

“Alla fine ho deciso – dice – Dopo un periodo di riflessione , ho scelto: non sarò candidato alle prossime elezioni regionali. Il motivo è il più semplice e il più banale, ho un compito da portare a termine, il compito che mi hanno affidato i miei concittadini nelle scorse elezioni comunali: rivoluzionare il mio paese, trasformarlo in un gioiellino e per farlo ho bisogno ancora di un po’ di anni. Per questo annuncio che sarò di nuovo il candidato sindaco alle elezioni amministrative aiellesi del 2020. Ringrazio tutti coloro che, riconoscendo il buon lavoro fatto in questi anni, mi hanno cercato per formare una squadra per le prossime elezioni regionali. Parlare del futuro dell’Abruzzo con partiti, liste civiche e candidati presidenti è stato per me un onore. Ma non è il momento. Non ci sono le condizioni che speravo. Oggi, il mio posto, è qui”.

Anche dentro il Pd c’è la grana delle candidature: quella di Antonio Di Marco, ex presidente della Provincia di Pescara, indagato per Rigopiano, che nonostante i veti, i consigli, le raccomandazioni a lasciar perdere, continua a fare campagna elettorale e ha annunciato una convention per il 7 gennaio. Non si sa come andrà a finire. Giorni fa l’assessore comunale di Pescara Simona Di Carlo, che nella tragedia di Rigopiano ha perso il fratello e la cognata, i genitori del piccolo Edoardo rimasto orfano, ha lanciato un grido di dolore: vogliono impedirle di continuare a fare politica perché, sostiene, il Pd sicuramente allargherà il divieto di candidatura a chiunque abbia a che fare con Rigopiano, o nel ruolo di indagato come Di Marco o di vittima, come lei, “per non strumentalizzare questa immane sciagura a fini elettorali”. 

Simona Di Carlo

Invece, secondo la Di Carlo, potrebbe essere candidata Leila Kechoud, che nella vicenda è finita solo come testimone, per aver ignorato le richieste di aiuto dei familiari di Del Rosso, nonostante avesse partecipato alla riunione del Core del 18 gennaio di due anni fa.

“Insomma, io non merito di essere candidata – scrive la Di Carlo – perché sono una persona che si trascina dietro un dolore per colpa altrui e quindi viene punita per questo, e quindi per il Pd tra me e il signor Di Marco non ci sarebbe alcuna differenza”.

ps: e pensare che Di Marco, in uno dei suoi manifesti per la convention del 7 gennaio, parlerà di “viabilità” (vedi foto sopra): possibile che Rigopiano sia già dimenticata?





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