·Poltrone temporanee & bugie·

Ma quale vicario, e ci mancherebbe. Vincenzo Rivera non è vicario proprio per niente, ma direttore generale “temporaneo”, e ce ne passa. In effetti, per essere vicario ci dovrebbe essere un direttore generale, invece il dg Cristina Gerardis se n’è andata e a stretto giro si è dimesso anche il vicario Tommaso Di Rino quindi lui, il duchino aquilano, si è potuto accomodare a pieno titolo sulla poltrona più alta.

Rivera (con la maglia verde)

Lo comunica lui a Maperò, che ieri ha avuto l’ardire di sottolineare che Vincenzo Rivera usava un titolo che non era il suo, direttore generale appunto anziché vicario, sulle lettere inviate a prefetti e rettori. E passi che Rivera, ancorché direttore generale temporaneo e non vicario, sbagli pure il nome del rettore della D’Annunzio, che nel frattempo non è più Carmine Di Ilio (ma in fondo perché “passi”?), ma non può certo passare inosservato che nello stesso giorno in cui la giunta regionale lo insediava con tanto di delibera regionale, diffondeva poi un comunicato stampa in cui diceva una cosa diversa. E cioè che

“la giunta regionale, su proposta del presidente, Luciano D’Alfonso, ha conferito le funzioni di direttore generale vicario al direttore pro tempore del dipartimento della presidenza e rapporti con l’Europa, Vincenzo Rivera”.

La Regione “ha conferito”: quindi il comunicato esce addirittura dopo la decisione della giunta, e quindi mente sapendo di mentire. Cioè scrive vicario ma intende temporaneo. La differenza non è da poco: la nomina a “temporaneo” consentirà alla Regione, che nel frattempo e a distanza di due settimane dalle dimissioni della Gerardis non ha ancora bandito il posto da direttore generale, di lasciare Rivera su quella poltrona a tempo indefinito. Così non si deve dare neppure la briga di fare un concorso.
ps1: ma c’è un altro aspetto, per niente secondario: non c’è da fidarsi di quello che scrivono o che dicono. E quel comunicato lo dimostra, visto poi che gli atti ufficiali raccontano un’altra realtà.
ps2: e complimenti al duchino, diventato direttore generale per quanto temporaneo. E per grazia ricevuta.





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