·Perfetta (ma antica)·

#Jackie (Regia: Pablo Larraín. Con: Natalie Portman, Peter Sarsgaard, John Hurt, Billy Crudup, Greta Gerwig, Max Casella, Beth Grant. Genere: Biografico, Drammatico)


Il regista cileno Pablo Larrain, come ha fatto con Neruda, costruisce un film su un personaggio, andando a fondo, concentrando la narrazione, in questo caso, nei pochi giorni successivi all’assassinio di Kennedy. Con diversi flashback (anche con immagini reali di repertorio) che completano il quadro della protagonista: una donna insieme fragile e fortissima, quasi fredda; una first lady dallo stile perfetto, una moglie impeccabile, ma anche ostinata, dopo la consumazione del dramma, nel mantenere alto il nome del Presidente, nel creare il mito storico di JFK. La telecamera è sempre su Natalie Portman che, sebbene non sia stata premiata all’Oscar come qualcuno si aspettava, interpreta con maestria il ruolo, con una discreta somiglianza fisica alla vera Jackie. Forse troppo scavata in viso, ma comunque adatta al contesto funereo che permea tutto il film. Un insistente clima luttuoso, tanto che gran parte del racconto ha ad oggetto l’organizzazione delle esequie pubbliche di John F. Si coglie un conflitto, una pressione: quasi che, dopo la morte misteriosa e violenta, si volesse mettere una pietra sopra quella storia così vergognosa per un Paese civile. Ma Jackie non si fa sopraffare, resiste ed ottiene ciò che vuole. Va via dalla Casa Bianca a malincuore, da quelle stanze da lei stessa riallestite e restaurate. Con la medesima cura meticolosa con cui si vestiva e si truccava. Il clima luttuoso è sottolineato dalle immagini dell’attentato, dagli spruzzi di sangue sul tailleur rosa e sulle calze, dalla descrizione dettagliata e reiterata di come lei gli tenne la testa nel tentativo estremo di salvarlo. Nel complesso, devo confessarvi, che non sono uscita dal cinema con una idea positiva di questo personaggio così analiticamente scandagliato: ho avuto l’impressione di una donna molto attaccata alla posizione conquistata, al privilegio di quella posizione. Arrabbiata per averla persa: dalla descrizione del film, quasi prevaleva questo sentimento rispetto al dolore della perdita dell’uomo amato. Ed era comunque una posizione “ancillare” rispetto a quest’ultimo. Magari da molte desiderata (sposare il presidente degli Stati Uniti, o almeno un uomo di successo e ricco e potente), ma non quello che vorrei per le mie simili. La mia riflessione dunque è che il regista tratteggia una donna del suo tempo, una donna degli anni sessanta, legata a quell’epoca ed ai miti le mode ed i modi di quell’epoca. Io non mi ci ritrovo. Punto.





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