·Per mano·

Pioveva ed era sabato, a pochi giorni dal Natale. La mezzanotte passata da quindici minuti. A Roma, dalle parti di Ponte Milvio, una zona piena di locali e punti di ritrovo. Dove la mezzanotte arriva in un attimo e sembra quasi che sia pomeriggio.

Gaia e Camilla hanno salutato gli amici, dopo avere cenato e passato insieme la serata. 

Bisognava tornare a casa. Le mamme e i papà cominciavano a chiedersi perché non fossero ancora tornate.

“Dove sei?”. “Quando arrivi?”. “A quest’ora si torna?”. Messaggi e dialoghi che conosciamo tutti. Per un ruolo o per l’altro. In certi casi per un ruolo e poi per l’altro.

Gaia e Camilla hanno scavalcato il guardrail, si sono prese per mano e hanno cominciato a correre. 

In un tratto di strada non regolato dal semaforo. E nemmeno dalle strisce. Con il buio. 

Una corsa durata pochi istanti.

E’ piombata una macchina, guidata da Pietro, ragazzo ventenne, e loro sono state travolte. 

Nemmeno il tempo di un urlo, chissà se di un pensiero. Uccise. 

A sedici anni. 

Pochi istanti per passare dal “Mamma adesso arrivo”, scritto con un messaggio sul cellulare o anche solo pensato, al nulla. Al nero assoluto. 

Ora c’è solo la disperazione di chi non le ha più. 

“Cosa vuoi per Natale?”, la domanda di quei giorni, rimasta sospesa. Forse infilata in un pacchetto che non verrà scartato mai.

Sì, certo, l’alcol, e non si fa. A 20 anni, poi, si deve fare meno ancora che a 30 o 50. Chissà perché, poi. Lo stato di ebrezza incide sulla capacità di guida in maniera diversa a seconda dell’età? O forse perché a 20 anni lo stato di ebrezza è connaturato e non servono additivi? E poi la droga. Pesante o leggera che fosse. Non si fa. E non si fa nemmeno di attraversare la strada in quel modo, certo. L’ordinanza del GIP lo scrive: “Imprudenza”. Da una parte e dall’altra. Da una parte più grave che dall’altra, si legge sempre nell’ordinanza. 

Le perizie. I testimoni. I rilievi. Le ricostruzioni. La responsabilità, il prevedibile non previsto, il nesso eziologico. Questioni penose che dovranno essere affrontate. Per forza. 

E però la verità qui è una sola. Ed è quella che sconvolge tutti. Che Gaia e Camilla potevano essere chiunque dei nostri figli o chiunque di noi. Alle 10 di sera come alle tre di notte. Ora, ieri o domani. E pure Pietro, sì. Togli una canna e aggiungi un bicchiere. O anche due. Chiunque di noi poteva trovarsi lì. Ora, ieri, o domani. E sarebbe successo lo stesso, sì.

Perché si perde il senno, a volte. Per una sfida, una sensazione, una presunzione. 

E però la verità qui è una sola. 

Che Gaia e Camilla non ci sono più.

Pochi, maledetti istanti. 

Quante cose, santo cielo,  potevano succedere per evitare che si trovassero lì in quel momento. Un ripensamento, un saluto in più o in meno, un andiamo prima o andiamo dopo. E se avessero visto. Se lui avesse visto. Non si sono visti, invece.

Era notte, certo. Era buio e pioveva. L’alcol. Non erano sulle strisce. Era mezzanotte e un quarto. A quell’ora si torna a casa. Di corsa. Perché è tardi e bisogna sbrigarsi. Più tempo hai davanti a te e più ti devi sbrigare. Chissà perché.  

Gaia e Camilla hanno scavalcato il guardrail, si sono prese per mano e hanno cominciato a correre. 

“Cosa volete per Natale?”.

Un pacchetto che non verrà scartato mai. O forse tutti i giorni. 

Per il poco che posso, questo è per loro.




Articoli correlati

  • La foto di spalle23 Dicembre 2017 La foto di spalle Un bambino, i suoi genitori, una diagnosi, un post ed una foto. Sono gli elementi di questa storia di Natale, uscita dal cono d’ombra di migliaia di altre, simili, vicende perché, in […]
  • La casa al mare30 Giugno 2018 La casa al mare Ogni volta che riapro la casa al mare, a inizio stagione, c'è qualcosa che non va. A volte è l'acqua, a volte la luce, a volte entrambe. Altre volte, invece, ci sono sia l’una che l’altra, […]
  • A Roma si spara9 Febbraio 2019 A Roma si spara A Roma si spara. Di notte. * * * Hai diciannove anni, sei stato a una festa di compleanno insieme ai tuoi amici e alla tua ragazza. Però non ti va di tornare a casa. “Che […]
  • Quello che ci siamo persi9 Dicembre 2017 Quello che ci siamo persi Dopo avere tirato giù l’albero, il presepe e gli addobbi di Natale, sto per chiudere le ante del soppalco; prima di farlo, osservo lo spazio momentaneamente lasciato libero dagli […]