·Pd, Partito D’Alfonso·

Poi, nella notte un po’ di cose sono cambiate. Anzi, all’alba di questa mattina come in ogni conclave che si rispetti, qualcuno entrato papa è uscito cardinale. E non c’entrano gli orlandiani che se ne sono andati dalla direzione Pd sbattendo la porta. C’entrano le pressioni di un altro alleato renziano come Michele Emiliano e qualche defezione. Così al posto di Borrelli che non ha accettato la candidatura, dopo un lungo tira e molla andato avanti tutta la notte, è entrato al collegio uninominale di Vasto (Camera) Gianfranco Basterebbe presidente della Sasi e storico amico di Giovanni Legnini.

Ma, aspetto ancora più clamoroso, al secondo posto al Senato subito dopo Luciano D’Alfonso, al posto di Anna Marcozzi, è stata inserita Cristiana Canosa con un colpo di mano di Emiliano (come anticipato da Mapero’). Quindi, in posizione di eleggibilità: basti pensare che se D’Alfonso rinunciasse al seggio, come ha minacciato se non dovesse fare il ministro, entrerà in Senato la storica segretaria di Camillo D’Alessandro, ex addetta stampa del sindaco di Francavilla Antonio Luciani e dello stesso Basterebbe alla Sasi, staffista di D’Alfonso, e soprattutto addetta stampa dell’ex presidente della Provincia di Chieti Tommaso Colletti. Che la rese famosa in tutta Italia per la gaffe che fece il giro dei giornali e che venne attribuita al presidente grazie al depliant promozionale dei Centri per l’impiego in cui venne usata la citazione “Il lavoro rende liberi”. Cioè quella frase che evoca i peggiori fantasmi della nostra storia recente, il nazismo e lo sterminio degli ebrei, e quell’”Arbeit macht frei” che campeggia con agghiacciante ironia in cima ai cancelli di Auschwitz fu usato da Canosa & Colletti per pubblicizzare il depliant. Lui Coletti, nel comunicato, lo spiegò così: “Non ricordo dove lessi questa frase, ma fu una di quelle citazioni che ti fulminano all’istante perché raccontano un’’immensa verità”. Ma forse è solo un caso che oggi, proprio oggi nel giorno della memoria, l’esperta di comunicazione di tanti illustri esponenti del Pd riceva la sua più grande gratificazione.

In corner è cambiato anche il nome della paracadutata da Roma: al posto della Serracchiani è approdata Alessia Morani, parlamentare Pd delle Marche.
Uscite anche le candidature del Centro destra, che troverete in fondo al post: confermato a quanto pare il siluramento dell’ex governatore Gianni Chiodi, al suo posto a Teramo Gaetano Quagliariello. Tra i due litiganti a Pescara, Lorenzo Sospiri e Carlo Masci, vince come anticipato da Mapero’, Alessandra Petri.

 

 

Vince su tutta la linea il presidentissimo. Lo schema di Luciano D’Alfonso, complice un partito appiattito e inesistente, è stato approvato dalla direzione nazionale del Pd. I suoi uomini e le sue donne. Il patto con L’Aquila. L’umiliazione per il nemico giurato Tommaso Ginoble. I cavalli senatori (o deputati).

D’Alessandro e D’Alfonso

Dalfy può, ha potere di vita e di morte sul partito romano, e un giorno si capirà il perché. E al Pd terremotato che fino a tarda sera andava ancora a caccia di un seggio per candidare Maria Elena Boschi, va benissimo che un governatore si candidi lasciando la Regione a poco più di metà percorso, va benissimo che lo faccia portandosi dietro un consigliere regionale solo perché suo fedelissimo, e va benissimo che si candidi in un collegio blindato. Senza neppure il coraggio di cimentarsi in un collegio uninominale.
Un figurone, se si pensa che ieri proprio ieri il vice presidente della Camera Roberto Giachetti in una lettera al segretario Pd Matteo Renzi pubblicata sulla sua pagina Facebook ha annunciato:

“Rinuncio al plurinominale, rinuncio al paracadute. Ti chiedo di lasciarmi libero di giocarmela senza paracadute, senza reti di protezione, senza garanzie”.

E invece no, Dalfy no. Candida se stesso e chi vuole, facendosi beffe dei documenti delle segreterie del partito e delle volontà dei territori. Vola a Roma col paracadute e lo pretende anche per il fedele Camillo, perché poi di questi tempi a misurarsi sugli uninominali c’è il rischio di fare una gran brutta figura. Solo tre seggi sicuri, il suo, quello di Camillo e l’altro per la Pezzopane.

Tommaso Ginoble

E’ l’unico governatore che tenta il grande salto, un salto che ha il sapore di una fuga perché l’altro presidente di Regione Debora Serracchiani (tra l’altro candidata in Abruzzo) è ormai alla scadenza del mandato.
Sarà candidato Luciano D’Alfonso e lascerà la Regione in mano a Giovanni Lolli, che fino a oggi ha lavorato all’ombra di Dalfy: salvo il patto con la trimurti aquilana Lolli-Cialente-Pezzopane, grazie alle candidature di Pezzopane e dell’ex sindaco Massimo Cialente (e infatti gli ex Ds sono candidati solo qui) neppure presi in considerazione Michele Fina e Americo Di Benedetto che pure avevano decine e decine di firme a sostegno del loro progetto di rilancio del territorio e del partito. Il sistema D’Alfonso, che si regge su una serie di giovani (come il segretario Pd) usati come paravento e il patto di non interferenza e di non belligeranza con gli aquilani, renderà possibile l’abbandono della nave che affonda, con ben 5 consiglieri e un assessore regionale candidati. Certo, il presidentissimo continua a dire che se non farà il ministro tornerà qui in Abruzzo a fare il presidente di Regione, e che anzi tenterà il bis, parlando come parlano i padroni del vapore e non certo i presidenti, o il presidente di Regione di una maggioranza di centrosinistra.

Cialente e D’Alfonso

Nello schema dalfonsiano, approvato dal Pd romano, salta alla fine la candidatura al collegio uninominale di Pescara della parlamentare uscente Vittoria D’Incecco, che aveva chiesto per sé il secondo posto al proporzionale dopo D’Alessandro, che le è stato negato, e così ha rifiutato lei il collegio uninominale di Pescara. Al suo posto la sempre presente Antonella Allegrino buona per tutte le occasioni. Dopo il rifiuto della D’Incecco erano circolati anche i nomi dell’assessore pescarese Paola Marchegiani e della giornalista Rai Daniela Senepa. Le altre donne candidate sono Lorenza Panei presidente dell’Aciam, la società dei rifiuti marsicana e Roberta Marulli, ex sindaco di Palmoli.
A Teramo silurato Ginoble, pronto invece a salire sul carro il capogruppo Pd alla Regione Sandro Mariani. Ma ecco, qui di seguito, tutti i nomi. Al collegio uninominale di Vasto candidato il sindaco di Atessa Giulio Borrelli, che però ha rinunciato.

Camera Uninominale

collegio Pescara:Antonella Allegrino

Collegio Chieti: Antonio Castricone

Collegio Teramo: Sandro Mariani

Collegio L’Aquila : Lorenza Panei

Collegio Vasto: Gianfranco Basterebbe

Proporzionale Camera

Collegio Pescara Chieti:

1.Camillo D’Alessandro
2.Alessia Morani 
3.Alessandro Marzoli
4.Roberta Marulli

Collegio L’Aquila Teramo

1.Stefania Pezzopane
2.Dino Pepe
3.Lorenza Panei
4.Luciano Monticelli

Uninominale Senato

Collegio Pescara Chieti: Federica Chiavaroli

Collegio L’Aquila Teramo: Massimo Cialente

Proporzionale Senato Abruzzo

1.Luciano D’Alfonso
2. Cristiana Canosa 
3.Gianluca Fusilli
4.Marusca Miscia

Dagli altri fronti il parlamentare Gianni Melilla ha rifiutato la candidatura di bandiera al Senato con Liberi e uguali: al suo posto correrà il coordinatore regionale Fabio Ranieri.

Le candidature del Centrodestra

Camera

MAGGIORITARIO

L’Aquila-Marsica-Alto Sangro: Andrea Ruggieri (Forza Italia) o Nazzareno Carusi (Forza Italia)
Teramo: Rosy Di Nicola (Lega)
Pescara: Alessandra Petri (Fratelli d’Italia)
Chieti-Sulmona: Fabrizio Di Stefano (Forza Italia)
Lanciano-Vasto: Enrico Di Giuseppantonio (Noi con l’Italia)

PROPORZIONALE

L’Aquila-Teramo: Gaetano Quagliariello (Noi con l’Italia)
Chieti-Pescara: Nazario Pagano (Forza Italia)

Senato

MAGGIORITARIO

L’Aquila-Teramo: Andrea Ruggieri (Forza Italia) o Nazzareno Carusi (Forza Italia)
Chieti-Pescara: Tiziana Magnacca (Forza Italia)

PROPORZIONALE

Abruzzo: Paola Pelino (Forza Italia)

 




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