·Patto alla Grillo per il Pd·

Manca la multa per il danno di immagine, ma per il resto è un codice di comportamento vero e proprio. Si è ispirato a Beppe Grillo il presidente della Provincia di Pescara che ha fatto firmare a tutti i candidati del centrosinistra, lista “Provincia in Comune con Di Marco presidente” una “dichiarazione di corresponsabilità per il buon governo della Provincia di Pescara” (il documento lo vedete nella foto qui sotto).

Il documento con le firme

Anzi, alcuni articoli sembrano scritti col copia-incolla del codice grillino diffuso in occasione delle elezioni amministrative di Roma 2016, quelle nelle quali si metteva nero su bianco che chiunque avesse procurato un danno di immagine al Movimento, avrebbe dovuto sborsare 150 mila euro (regola mutuata dalle Europee, in cui la multa per la verità era di 250 mila euro).
Onore, vincolo di fedeltà (al posto del vincolo di mandato) e via di questo passo: manco al matrimonio un documento di questa portata.
E così Di Marco fino a sabato sera ha girato per la Provincia a caccia delle ultime firme. Che sono arrivate tutte, a eccezione di una delle candidate di Donato Di Matteo, Annalisa Pal0zzo, che si è rifiutata di sottoscriverlo.

Antonio Di Marco

Riservato ai candidati, quindi.

“In caso di elezione assumiamo con onore l’impegno a sostenere con lealtà e costanza le linee di mandato del presidente, col fine di rendere sempre fruttuosa, nell’interesse generale dei cittadini, l’azione di governo, in particolare facendo in modo che siano approvate le delibere in attuazione delle citate linee e delle iniziative strategiche che saranno sottoposte al Consiglio e rimettendoci al criterio fondamentale di seguire l’indirizzo maggioritario stabilito dal gruppo consiliare”.

Insomma, guai a chi disobbedisce. Un solo punto, al posto dei dieci vergati da Casaleggio buonanima, che però vincolano i candidati a un comportamento da soldatini. Insomma, gli eletti non avranno alcun potere decisionale e dovranno tassativamente rispettare le regole imposte dal presidente. E votare, votare, senza porsi troppe domande. Nessuna sanzione, per carità, e ci mancherebbe pure: ma chi firma non potrà ribellarsi. Tutti dovranno seguire “l’indirizzo maggioritario”, stabilito dal gruppo consiliare. Approvando le delibere: tutti sull’attenti, sennò guai.

C’è chi dice che a ispirarlo sia stato l’onnipresente Dalfy, sull’onda delle cattivissime esperienze fatte alla Regione, c’è chi dice che basta Di Marco, d’altronde molto dalfonsizzato di suo e nella necessità di fare un “serrare le fila” anticipato vista la presenza di tanti eletti in quote ostili. Ma nonostante la fedeltà, pare che il presidente della Provincia si sia beccato una telefonata di fuoco da Dalfy, che lo ha rimproverato di non essersi speso abbastanza per fare eleggere il suo candidato Giorgio De Luca, sindaco di Manoppello. Su De Luca e su Mario Semproni di Penne Dalfy e la sottosegretaria Federica Chiavaroli avevano puntato tutte le loro carte, stretto un accordo che è naufragato proprio col risultato clamoroso delle Provinciali di Pescara: il centrosinistra ha perso un seggio a vantaggio del centrodestra, i due candidati sostenuti da D’Alfonso e dalla sottosegretaria sono stati silurati e il sindaco di Montesilvano Francesco Maragno, abbandonato sull’altare dalla Chiavaroli, alla fine è risultato il più votato con 7722 voti.

D’Alfonso e Di Marco

Una sconfitta politica pesante, per il duo Chiavaroli-D’Alfonso ma anche per lo stesso D’Alfonso: sui sette candidati del centrosinistra, due sono in quota Castricone, due in quota Di Matteo, uno eletto grazie a Marinella Sclocco (Franco Galli) e alla fine lo stesso Piernicola Teodoro sembra non abbia potuto contare su molti voti di provenienza esterna, tanto che il patto stretto per il Comune (quando fu defenestrata la figlia di Gianni) adesso rischia di naufragare.
ps1: Però l’importante è ubbidire. L’impegno i candidati lo hanno assunto “con onore”.
ps2: ma quella firma non fa loro onore per niente. I consiglieri gli interessi dei cittadini li fanno esercitando i poteri di indirizzo e controllo. Altro che obbedendo.




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