·Partenza a Razzi·

Chiaro che abbiano cominciato a fibrillare tutti: non bastava l’abolizione del Senato, adesso ci si mette pure il listone Salvini-Berlusconi-Meloni. Meno poltrone per tutti, è chiaro, e dentro Forza Italia ci si comincia a guardare in cagnesco (non è che prima era meglio, però), anche se le elezioni politiche sono ancora lontane. E così alla fine è proprio Antonio Razzi ad inzupparci il pane, con una lettera scritta con tanto di carta intestata del Senato in cui rampogna i malpancisti e si assume il compito di grande saggio.

Antonio Razzi

Antonio Razzi

Una lettera che sembrerebbe scritta di pugno dal suo fake twittarolo, se non fosse stata inviata a tutti i giornali che diocomanda. Già dall’oggetto:

“Razzi: ciò che sta accadendo in Forza Italia era prevedibile, non occorre la palla di cristallo”. La palla, dice proprio così. E va avanti di questo passo.

Famosissimo, vanesio, autoironico: quasi quasi sulla poltrona da coordinatore regionale lui un pensierino ce lo sta facendo davvero. Non solo perché si parla certo più di lui che di Nazario Pagano (di cui in verità non si sente parlare per niente) ma anche perché va in giro per l’Abruzzo a fare campagna acquisti. Come la scorsa settimana a Lanciano: questa volta ci è andato senza navigatore, e pare abbia ritrovato facilmente il ristorante. Ad attenderlo, insieme a un gruppo di politici di destra e di centro, addirittura Tonino Di Marco, che non vuole essere chiamato né il Pesante né ex pugile. Quello insomma che due mesi fa, in occasione di una convention di Forza Italia, quando Razzi se ne uscì con l’infelicissima:

“Io Lanciano non so manco dove sta, ho dovuto mettere il navigatore”, quasi quasi gli saltava addosso.

Razzi e Tonino Di Marco

Razzi e Tonino Di Marco

E gli avrebbe volentieri spaccato la faccia se non lo avessero fermato prima. Ebbene, i due si sono fatti fotografare insieme, finalmente riappacificati. Con loro Errico D’Amico figlio e nipote d’arte di due sindaci (il padre Attilio e il nonno Errico) e anche lui candidato sindaco in quota Udc allargato, l’ex sindaco Filippo Paolini, Marino Ferretti della Sangritana, Angelo Dell’Appenino presidente degli abruzzesi in Lombardia, Marcello Basili ex presidente croce gialla, Fiorello Mastrocola di Fratelli d’Italia, e vari esponenti di destra che più a destra non si può. A guardarla da fuori, una specie di incoronazione per D’Errico. Con Razzi a fare non si capisce che.

Un'altra immagine della cena

Un’altra immagine della cena

Ma forse si capisce meglio cosa ci stava a fare, leggendo la lettera che ha scritto ieri. Palla di cristallo a parte, Razzi aggiunge che la riunione tra Salvini, Berlusconi e Meloni

<ha suscitato una ridda ingiustificata di malumori tra i parlamentari di Forza Italia>in pericolo di ricandidatura, e qui si concede la battuta: <Poi quando dicono che ognuno pensa ai c….sua mi prendono in giro>. E aggiunge: <Qui si è persa la bussola nel non badare al futuro del partito piuttosto che alle sorti personali di ciascun parlamentare>.

Gianni Chiodi con Gatti e Pagano

Gianni Chiodi con Gatti e Pagano

Fatto il sermoncino. In effetti, non ha torto: i posti al Parlamento saranno pochi, pochissimi. Se Salvini chiede il 65 per cento, vuol dire che Forza Italia dovrà dividersi il restante 35 con la Meloni. Molti, moltissimi dei nomi forti di oggi rischiano di restare a casa: per esempio quelli che non hanno voti o strutture  a sostegno, o non li hanno più. Gianni Chiodi, lo stesso Pagano, sono fortemente a rischio. L’unico che forse può salvarsi è proprio Paolo Gatti. (Senza contare alcuni ex An che stanno per saltare sul carro di Salvini). Lui, Razzi, li guarda dall’alto. Tanto che gli importa, in ogni caso è un brand.

ps: brand non è una parolaccia, eh.





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