·E Mazzocca piano piano·

Solo due righe, relatore l’assessore Donato Di Matteo, in mezzo ad altre due delibere all’ordine del giorno della giunta regionale d’Abruzzo. Potrebbe passare inosservato, se non fosse che.

Donato Dii Matteo con Luciano D'Alfonso

Donato Dii Matteo con Luciano D’Alfonso

“Nuovo Piano Regolatore di Caramanico Terme: presa d’atto dell’atto ricognitivo d’intesa tra Ente Parco della Maiella e Comune del 24.09.2014”. Una presa d’atto che in termini di legge significa poco e niente. Infilata in tutta fretta all’ordine del giorno della Giunta di ieri pomeriggio a Pescara, ma in lista d’attesa da parecchi mesi. Due le anomalie grosse come una casa nascoste in queste righe: intanto l’intesa sul Piano del Parco e’ di competenza del Consiglio regionale, così almeno sostengono i direttori regionali, e invece ora va all’esame della giunta; e poi sul nuovo piano regolatore di Caramanico c’è un’inchiesta aperta dalla procura della repubblica di Sulmona e anche un indagato ufficiale che, guarda un po’, e’ il sottosegretario all’Ambiente Mario Mazzocca, all’epoca ancora sindaco.

Semplici coincidenze? Forse no. 

Questa è un’operazione preparata da tempo e con molta cura. E dentro ci sono finiti due assessori, un lungo braccio di ferro e la rissa per alcune contropartite. La storia comincia col nuovo prg di Caramanico. Approvato con Mazzocca sindaco. Un piano  regolatore generale che consente di urbanizzare il doppio delle aree verdi rispetto al precedente; di incrementare l’edificabilità del 70 per cento ma, soprattutto, di cambiare le destinazioni d’uso dei terreni moltiplicandone il valore. E tutto questo in un paese che ricade in un’area protetta come il Parco nazionale della Majella. Uno strumento di urbanizzazione che a maggio scorso si è trasformato in un grosso boomerang per l’ex sindaco di Caramanico Terme e attuale sottosegretario regionale all’ambiente Mazzocca finito sotto inchiesta con l’accusa di concorso in abuso d’ufficio nello stesso giorno in cui il suo nome veniva collegato al caso Soget di Pescara.

Mario Mazzocca

Mario Mazzocca

I fatti contestati fanno riferimento al periodo in cui Mazzocca era sindaco del centro termale e presidente della comunità del Parco nazionale della Maiella. Accuse pesanti che ruotano attorno al nuovo Prg, la cui adozione avrebbe consentito l’urbanizzazione di nuove superfici, pari a circa il 100 per cento in più rispetto al piano già esistente, con un incremento di quasi un milione di metri quadrati e la possibilità di poter edificare oltre 700 mila metri cubi rispetto all’esistente (questo riporta il quotidiano Il Centro). Ma la contestazione più evidente sarebbe contenuta nella delibera numero 53 del luglio 2013, che prevede un aumento di edificabilità su un appezzamento di proprietà della moglie che, da terreno inizialmente destinato a servizi pubblici, spazi commerciali o attività culturali è diventato ricettivo, residenziale e commerciale.

Prima dell’inchiesta succedono molte cose: Ente parco, Comune di Caramanico e Regione firmano due protocolli d’intesa, salta un dirigente regionale, un altro prende l’interim. Che significa? In pratica la prima intesa tra comune, Parco e Regione non viene recepita dal Parco, e non ce n’è traccia nella carta di zonazione. Come se non fosse mai stata firmata. Il Tar, a cui fa ricorso Caramanico, chiede che la definitiva perimetrazione delle zone D ricadenti nel territorio comunale venga “demandata a una successiva intesa sul Prg in formazione, in cui la richiesta comunale doveva essere meglio specificata”. Ma non fa i conti, il Tar, con lo scarica-responsabilità che si scatena tra i tre enti.

Una veduta di Caramanico

Una veduta di Caramanico

Adesso la presa d’atto, molto informale. Che dovrebbe servire a sanare la procedura e a riconoscere, una volta per tutte e nonostante l’inchiesta, che la nuova perimetrazione è quella giusta. Quella che, secondo la procura, promuove anche i terreni della moglie di Mazzocca. 





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