·Parco delle Rose, a giudizio D’Alfonso e altri·

Falso ideologico per l’ex presidente della Regione Abruzzo e ora senatore Pd Luciano D’Alfonso, in concorso con altri quattro assessori di centrosinistra (Donato Di Matteo, Silvio Paolucci, Dino Pepe e Marinella Sclocco), col capo di gabinetto e segretario della presidenza Fabrizio Bernardini e il segretario particolare dell’ex governatore Claudio Ruffini: sono stati tutti  rinviati a giudizio dal gup di Pescara Gianluca Sarandrea per falso ideologico per i lavori di riqualificazione del parco Villa delle Rose di Lanciano. L’udienza è stata fissata l’8 giugno prossimo.

Secondo l’accusa gli imputati, nel corso della giunta regionale del 3 giugno 2016, in piena campagna elettorale per le amministrative, approvarono la delibera di indirizzo per la riqualificazione e realizzazione del parco pubblico Villa delle Rose di Lanciano, attestando la presenza del presidente che invece, secondo la procura, non c’era. E tutto, sostiene sempre la procura nel capo di imputazione, in base a un “accordo telefonico intercorso tra D’Alfonso e Ruffini la cui azione era consapevolmente diretta al medesimo fine della falsa attestazione”.

Il gup, che ha disposto il rinvio a giudizio, ha accolto le eccezioni della difesa di D’Alfonso, decretando l’inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche nelle quali lui e Ruffini prendevano accordi per organizzare la giunta, perché provenienti da un’altra inchiesta della procura dell’Aquila. 

Insomma, secondo l’accusa, gli ex assessori di centrosinistra attestarono falsamente che D’Alfonso era presente in giunta (altrimenti non ci sarebbe stato il numero legale), mentre si trovava altrove. Avvenne tutto due giorni prima delle consultazioni amministrative di Lanciano.

Ma è interessante cosa sostiene la procura nel capo di imputazione:

“Il D’Alfonso è utilizzatore di almeno tre utenze cellulari….con l’intento di sviare possibili intercettazioni, è solito utilizzare lo stratagemma di impiegare utenze cellulari dei propri accompagnatori, alcuni dei quali appaiono deputati essenzialmente alla funzione descritta. In altre circostanze il D’Alfonso ha utilizzato anche utenze di estemporanei accompagnatori, perlopiù dipendenti della regione Abruzzo”.

Luciano D’Alfonso

Ma dice di più la procura: “Le indagini hanno permesso di acquisire elementi tali da far ritenere fondato il sospetto che il D’Alfonso possa deliberatamente lasciare talune delle proprie utenze cellulari in luogo diverso da quello ove realtà egli si trova. Ne è riprova la rituale abitudine di Ruffini, all’occorrenza, di inoltrare un SMS ad ognuno dei tre numeri sopra citati in modo da essere certo di raggiungerlo”.

Al tempo stesso, aggiunge il pm, “è stato accertato l’uso di persone di staff sia per chiamare (con il rituale che prevede il soggetto esordire con l’interlocutore di turno con “ti passo il presidente”), sia per essere rintracciato da chi ha evidentemente il privilegio di poterlo sempre raggiungere”.

E così, secondo la procura, accadde quel famoso giorno: adottando il metodo di far chiamare Ruffini dal proprio accompagnatore del momento, “nel caso in questione Andrea Marconi, addetto allo staff del presidente, e farselo passare, dà disposizioni di convocare una giunta straordinaria per il pomeriggio e di far predisporre una delibera “per le politiche di Lanciano… Mi serve da morire”.

La procura fa verifiche, incrocia i dati delle celle dei vari telefonini, sia di quello dell’ex governatore che del suo accompagnatore, controlla l’agenda dello stesso D’Alfonso, la cronaca della sua giornata su Facebook e sui media, e arriva alla conclusione che quel pomeriggio loro non raggiunsero mai gli uffici di viale Bovio per partecipare alla riunione di giunta. E ci sono alcune intercettazioni che secondo la procura lo dimostrerebbero (ma non sono state ammesse).

D’Alfonso: “Dimmi Clà!”

Ruffini: 3 assessori sono lì tra 10 minuti massimo

D’A: E allora tu fai quello che devi fare, dopodiché capito? Fai quello che devi fare

R: va bene, quindi stai arrivando, ho capito

D’A: Eh (sì) ciao

R: Ok, ciao.

La procura spiega che è “molto difficile rendere il tono della conversazione, fondamentale per comprenderla appieno: “Marconi è assolutamente sorpreso che sia necessaria la presenza del D’Alfonso, come se fosse impossibile raggiungere la sede della giunta nei 10 minuti indicati dal Ruffini. Al tempo stesso, D’Alfonso sottende altro messaggio con il “fai quello che devi fare” che Ruffini coglie e che traduce in “stai arrivando”. Il quesito è: se fosse stato vero (l’imminente arrivo in Viale Bovio) quale motivo avrebbe avuto il D’Alfonso nel non dirlo in prima persona e palesemente?”

Insomma, altre intercettazioni con Fabrizio Bernardini (“procedi come sai fare bene tu”, gli dice Ruffini), l’invito dello stesso Ruffini perché il segretario della presidenza legga WhatsApp, fanno ritenere alla procura che “D’Alfonso non presiederà la giunta ma che dovrà essere dato conto della sua presenza”.

Non solo: un’altra telefonata svela che in effetti, nonostante gli accorgimenti e le attenzioni che prestano i protagonisti alle intercettazioni, D’Alfonso e Ruffini scivolano su un particolare, quello della presenza di Ruffini in Regione. Ruffini in realtà se n’è andato, se D’Alfonso fosse stato realmente in viale Bovio se ne sarebbe accorto. E invece: 

D’Alfonso: Ma se passo ti trovo o non c’è bisogno?

R: No no…sono andat/ No, sta a posto

D’A: Un abbraccio

Ruffini: ok

D’Alfonso: Complimenti, sono molto soddisfatto, ciao.

Ruffini: a posto, ciao.

Claudio Ruffini

Insomma, spiega la procura che qui “D’Alfonso è convinto che Ruffini sia in ufficio Viale Bovio e, inavvertitamente, Ruffini stesso sta quasi per confessare di essere andato già via ma poi si riprende. Se ci fosse stato, D’Alfonso alla Regione, si sarebbe accorto dell’assenza del suo segretario e non gli avrebbe chiesto “se passo ti trovo?”.

Più tardi un’altra funzionaria della Regione chiama Ruffini e dice: “Claudio, scusami se ti disturbo, ma il presidente qua non è venuto per niente”, subito ripresa da Ruffini che la ammonisce: “…è venuto, non lo hai visto tu non lo hai visto tu”. Ma poi in serata Ruffini accusa un “calo di attenzione”, come scrive la procura e risponde  a Franco Gerardini che gli chiede se il decreto sia stato protocollato con un “no, il decreto lo firma domani perché non è venuto oggi…”.

Fabrizio Bernardini

D’Alfonso durante il suo interrogatorio in procura si è giustificato dicendo che alla riunione di giunta c’era ma che si era fermato solo pochi minuti. Per la procura però dall’esame delle celle dei telefonini non si evince: gli spostamenti non sono compatibili con viale Bovio e durante la riunione di giunta sono stati localizzati a Collecorvino, molto lontani da Pescara.




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