·Palazzo d’oro, D’Amario a processo con Cetrullo·

Quel capannone fu pagato un prezzo spropositato: andranno a processo l’ex manager della Asl di Pescara Claudio D’Amario, l’imprenditore Ermanio Cetrullo, vicino all’ex presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso al quale per un periodo ha fatto da autista, e due dipendenti della stessa Asl. Sono tutti accusati di truffa e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente nell’inchiesta sul palazzo d’oro acquistato nel 2012 a 900 mila euro e rivenduto due anni dopo alla Asl al triplo del prezzo. Il gup Elio Bongrazio ha accolto le richieste di rinvio a giudizio del pm Anna Rita Mantini per D’Amario, Cetrullo e gli altri due imputati, Vincenzo Lo Mele e Luigi Lauriola, il primo  dirigente e il secondo ingegnere dell’ufficio Gestione patrimonio della Asl. 

Claudio D’Amario

Secondo l’accusa, i soggetti danneggiati dall’operazione sarebbero la Asl di Pescara, costituitasi parte civile tramite l’avvocato Barbara D’Angelosante e la Regione Abruzzo, che invece non si è costituita parte civile. A giudizio del pm, il prezzo d’acquisto del palazzo da parte della Asl, di 2,8 milioni di euro,

“sarebbe stato sovrastimato di almeno 740 mila euro rispetto al reale valore di mercato”, procurando “un ingiusto vantaggio patrimoniale” all’imprenditore Cetrullo

D’Amario con Paolucci e la Chiavaroli

In pratica, sempre secondo l’accusa i quattro imputati

“turbavano, a seguito di preordinate collusioni, il procedimento amministrativo finalizzato all’individuazione e acquisizione in proprietà di locali da destinare prevalentemente ad attività amministrative, tecniche e di staff della Asl di Pescara”,

inducendo in errore la Asl di Pescara e la Regione Abruzzo. 

Fondamentali i tempi dell’operaizone: la delibera della Asl, che diede avvio alla procedura per la scelta dei locali, risale al 15 maggio 2014. Due ditte furono escluse dal primo avviso per mancanza dei requisiti. Si fece un secondo avviso il 21 luglio, con requisiti diversi e meno vincolanti, al quale rispose la Pmc Srl di Cetrullo, la cui offerta venne giudicata valida. Secondo l’accusa, la Asl  presentò una richiesta di stima dell’immobile di via Rigopiano, all’Agenzia delle Entrate già il 6 maggio del 2014, nove giorni prima dell’avvio della procedura iniziale. E quindi sarebbe stato predeterminato “il prezzo di acquisto del bene”.

D’Amario, che il 16 febbraio 2018, meno di un  mese prima della elezioni Politiche, è stato nominato direttore generale del Settore Prevenzione del Ministero della Salute dall’ex ministro Beatrice Lorenzin (che lo aveva conosciuto grazie a Federica Chiavaroli, all’epoca sottosegretaria),  si è sempre difeso sostenendo che l’operazione era mirata ad abbattere il costo degli affitti e a reperire gli uffici per le attività amministrative, tecniche e di staff. Ma per i magistrati non è così. La prima udienza è stata fissata al 3 ottobre prossimo.




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