·Ospedale Covid, mistero risolto·

Il braccio di ferro tra la Omnia Servitia e la Edilfrair per l’ospedale Covid di Pescara da 11 milioni di euro, finisce qui. Ieri la prefettura di Pescara ha chiarito che la Omnia Servitia è regolarmente iscritta alla White list dal luglio 2019 (sotto il nome di un suo dirigente) quindi quasi un anno fa, nonostante non appaia nell’elenco pubblicato sul sito, né tra le società richiedenti l’iscrizione. Un disguido inspiegabile, un mistero che dovrà essere chiarito e che ha generato lo scambio di lettere e di richieste di chiarimenti tra la Edilfrair e l’Aric, l’Agenzia di informatica e committenza regionale. 

Fino a ieri mattina erano però andate avanti le schermaglie. Le invettive e le  parole pesanti usate dal presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio nella conferenza stampa di mercoledì pomeriggio e la lettera-diffida dell’imprenditore Antonio Colasante, non avevano intimorito Gianni Frattale della Edilfrair, che ha minacciato il ricorso al Tar.

E in una nuova lettera inviata all’Aric, Frattale era tornato a sollecitare chiarimenti:

“La società Omnia, aggiudicataria dell’appalto ha ritenuto di dovere, a propria volta, comunicare pubblicamente che sarebbe iscritta alla White list della Prefettura di Pescara e che ciò sarebbe di agevole riscontro stante la pubblicità di tale iscrizione”,

scrive la Edilfrair.

Non è vero, secondo Frattale:

“Solo per scrupolo – si legge nella lettera – avendolo fatto ovviamente prima di inviare la predetta nota, la sottoscritta società ha proceduto, nuovamente, a verificare dagli atti pubblici della prefettura di Pescara se la Omnia fosse o meno iscritta alla White list”.

Un’affermazione che non trova conferma, visto che “la Omnia non risulta iscritta”, come avrebbe dovuto verificare la stessa Aric, aggiunge l’imprenditore aquilano.

Gianni Frattale

E non sarebbe stato un aspetto di poco conto visto che nella lettera di invito è prescritta l’iscrizione alla White list della prefettura, “pena l’esclusione”.

Frattale aggiungeva che,

“come di solare evidenza, la Omnia confonde l’iscrizione all’anagrafe antimafia con l’iscrizione alla White list: ma come ben noto a chiunque, si tratta di due albi pubblici diversi, due iscrizioni e istituti diversi, con diverse finalità, di competenza di enti diversi, con modalità e presupposti di iscrizione diversi, ecc”.

E in effetti, la Banca dati nazionale antimafia, pubblicata sul sito del Ministero dell’Interno, esibita da Marsilio nella conferenza stampa, è ispirata alla legge 159 del 2011, che è la legge antimafia mentre la White list della prefettura, basata sulla legge 190 del 2012, è la cosiddetta legge Severino sull’anti-corruzione: due leggi diverse, due presupposti diversi. 

Quindi si arrivava alla diffida bella e buona:

“La sottoscritta, riservandosi ogni azione di replica a quanto affermato dalla società Omnia, confermata la carenza di questo fondamentale requisito soggettivo per la gara in oggetto, espressamente richiesto nella lettera di invito, con la presenta invita e diffida la stazione appaltante ad adottare entro e oltre giorni due dalla ricezione della presente, i conseguenti e indifferibili provvedimenti”. E in ogni caso, “perdurando il silenzio di codesta stazione appaltante, scaduto il termine di cui sopra, la scrivente sarà costretta suo malgrado a procedere giudizialmente, senza indugio, per la tutela dei propri interessi”.

Ma a questo punto, dopo la nota della prefettura, il caso è risolto. I lavori possono andare avanti.

Prima della parola fine, però una riflessione è d’obbligo: in conferenza stampa, il presidente della Regione Marco Marsilio ha sbandierato la pagina della Bdna, la banca dati antimafia del Ministero dell’Interno, aggiungendo che sarebbe bastato “andare a vedere qui”, rivolto ai giornalisti peraltro immancabilmente minacciati di querele. Peccato che non fosse quello il documento richiesto.




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