·Ospedale Covid, la prima grana·

Eccola pronta la prima grana per l’ospedale Covid di Pescara da 11 milioni di euro, un ospedale che verrà realizzato fuori tempo massimo, quando i ricoveri nelle terapie intensive sono fortunatamente in netta diminuzione. 

C’è una nota, inviata dalla Edilfrair Costruzioni generali spa alla Commissione di gara dell’Aric (Agenzia regionale di informatica e committenza) che contiene una domanda che rischia di rivelarsi molto imbarazzante e che getta un’ombra pesante su tutta la gara. 

Non è la prima arrivata la Edilfrair dell’ex presidente di Ance Abruzzo  Gianni Frattale, impresa con 100 dipendenti esperta nella realizzazione di ospedali (l’ultimo è quello di Sulmona) come il Fatebenefratelli, il Bambin Gesù di Santa Marinella, il Santo Stefano di Prato e tanti altri, e in questa gara si è classificata seconda, con una proposta di ribasso del 28,7 contro il 29,5 della vincitrice Omnia Servitia di Antonio Colasante

E la domanda che pone Frattale è, probabilmente, una domanda retorica, ma è il perno su cui si basano le gare con procedura d’urgenza, quello che serve a evitare la presentazione della documentazione anti-mafia: la Omnia Servitia era iscritta o no al momento dell’offerta, alla White list della prefettura di Pescara? 

Gianni Frattale

E’ un passaggio importante, visto che nella lettera di invito alla gara, l’Aric prevede l’esclusione in caso di mancanza. 

Una domanda legittima quindi, che Frattale rivolge all’Aric la prima volta con una nota del 16 aprile scorso, alla quale però non riceve risposta. Anzi, per tutta risposta riceve una richiesta di documentazione last minute che l’imprenditore aquilano definisce “illegittima e strumentale, con imposizione di un termine ad horas”, visto che viene prescritto di adempiere entro due ore. 

Ma bisogna andare con ordine. Da una verifica che ha fatto Maperò sul sito della prefettura di Pescara, la Omnia Servitia non è iscritta alla White list. Né risulta tra le società che hanno presentato domanda. Certo, potrebbe essere una dimenticanza della prefettura, un ritardo, magari la domanda c’è e non è stata ancora inserita. In ogni caso, fino a ieri sera, non c’era. Oppure la Omnia potrebbe non essere nella White list proprio per i trascorsi giudiziari di Colasante, in passato finito sotto inchiesta per gli appalti di lavanderia della Asl di Chieti. 

Ma va oltre, Frattale, che chiede all’Aric se sia vero che i rappresentanti di alcuni operatori economici che partecipavano alla gara, “abbiano assistito all’apertura delle offerte”. 

La Edilfrair per tutta risposta riceve due richieste dalla commissione: una per giustificare i costi della manodopera, alla quale viene risposto immediatamente; l’altra, il 17 aprile alle 19.49 (quando con smart working e restrizioni per Coronavirus gli uffici sono quasi sicuramente già chiusi) con cui gli vengono chieste ulteriori integrazioni “fissando il termine perentorio a pena di esclusione automatica, per le ore 22 dello stesso giorno, ossia entro due ore”.

Una richiesta insolita. Ma la Edilfrair adempie e alle 21.58 la documentazione richiesta arriva alla commissione. Ma ci tiene a spiegare, il costruttore aquilano che “l’assenza di un progetto definito posto a base di gara non avrebbe reso possibile una simile richiesta e che in condizioni di normalità la stazione appaltante in genere concede un termine non inferiore a 15 giorni”.

Insomma, secondo Frattale, “va rimarcata l’evidente illegittimità e strumentalità della richiesta, con imposizione di un termine ad horas”.

Il ricorso è dietro l’angolo: l’ospedale Covid di Pescara, nato male, rischia a questo punto di finire anche peggio.




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