·Oscar e Angie·

Avrei voluto scrivere d’altro. Quella foto, però, mi tormenta. Da dieci giorni. 

Oscar e Angie. Angie, come la protagonista della canzone dei Rolling Stones. Padre e figlia. 25 anni lui, 2 anni lei. Annegati nel Rio Grande, nel tentativo di raggiungere gli Stati Uniti. La foto di loro due, restituiti dal fiume, di schiena, ancora abbracciati, toglie il fiato. Si ferma nel cuore e negli occhi. Non ti lascia più.

Volevano arrivare negli Stati Uniti. Per vivere meglio. Per vivere, innanzi tutto. Insieme alla madre della bambina, Tania, che è sopravvissuta. Rimasta al di qua del fiume e del confine, dove poi sono tornati anche loro. 

Ora sono un’immagine struggente. Lei infilata nella maglietta di lui, il braccio intorno al collo. “Vieni con me Amore mio, non avere paura”. “Sì papà, in braccio a te andrei dovunque”. 

Le scarpine, i pantaloncini rossi, un pezzo di stoffa azzurra un po’ più in là – potrebbe essere il vestito di un bambolotto – raccontano di una normalità che ci riconnette al mondo che conosciamo: il gioco, la favola prima di andare a dormire, la copertina, buona notte. 

Oscar e Angie. Angie, come la protagonista della canzone dei Rolling Stones. 

Che mondo è quello in cui una famiglia, con una bambina di due anni, si mette in viaggio per attraversare un fiume pericoloso, dove è più facile essere travolti che riuscire a raggiungere l’altra sponda? 

Che mondo è quello in cui, notizie di queste ore, un’altra bambina di due anni è sfuggita dalle mani della madre, presa dalle correnti dello stesso fiume che divide dal sogno di una vita migliore. Di una vita, innanzi tutto.

Non è il nostro mondo. 

Non dovrebbe esserlo di nessuno, però.

E invece succede lì, nel Rio Grande.

E succede qui, nel Mediterraneo.

Mare nostrum.

Alle porte di casa nostra.

Io proprio non lo so.

Le Ong e e gli scafisti, i muri e i barconi, i ricchi e i pezzenti, i disperati, gli sfruttati e gli sfruttatori.

Non so di chi sia la colpa. 

So che non deve essere così.

Oscar e Angie. Angie, come la protagonista della canzone dei Rolling Stones. 

Non deve essere questo il mondo.

Di nessuno.

Perché l’unico, davvero l’unico mondo possibile è quello in cui il padre dice: “Vieni con me Amore mio, non avere paura”; la figlia risponde: “Sì papà, in braccio a te andrei dovunque”. E poi ci arrivano sul serio. Vivi.




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