·OpperBracco·

Come quelli che si svegliano dal coma ascoltando un disco o la voce del cantante preferito. Aprono gli occhi, ed è come se non fosse accaduto niente, come se fosse il giorno dopo: è accaduto al consigliere regionale Luciano Monticelli, negli ultimi tempi uno dei più assidui accompagnatori e ripetitori automatici del governatore Luciano D’Alfonso.

Luciano Monticelli

Luciano Monticelli

Tira in ballo un episodio accaduto in Consiglio un anno e due mesi fa, non ieri né l’altro ieri né un mese fa ma quattordici mesi fa, e interroga i presidenti D’Alfonso e Di Pangrazio sul caso Bracco, il consigliere cinquestelle passato armi e bagagli nella corte dalfonsiana e sbeffeggiato dai colleghi di partito che mentre Dalfy annunciava la nuova delega “alla cultura, all’estetica e alla creatività” che solo a sentirla si capisce la presa per i fondelli, sventolavano in aula pezzi da 50 euro.
Un episodio che fece scalpore, e che adesso guarda un po’ viene riproposto come il film vecchio che la Rai ti propina d’estate quando tutti i talk sono in vacanza: Monticelli (che è come dire D’Alfonso) chiede se non sia il caso,

“al fine di tutelare l’immagine della Regione, di valutare le condizioni per ulteriori approfondimenti in sede giudiziaria”.

Leandro Bracco

Leandro Bracco

Insomma, secondo Monticelli i pentastellati alludevano a una compravendita da parte di Dalfy e adesso alza la palla al governatore che non vede l’ora di denunciare un’altra volta i consiglieri cinquestelle. Un duetto di quelli concordati nei minimi dettagli. E addirittura Monticelli scomoda l’articolo 318 del codice penale e i sospetti di corruzione per una cosa che in Parlamento accade tutti i giorni:

“Il pubblico ufficiale che, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa è punito con la reclusione da uno a sei anni”. Opperbracco.

Allora: intanto è piuttosto anomalo che un consigliere di maggioranza usi lo strumento dell’interrogazione, in genere appannaggio dell’opposizione. Ma non è la prima volta che Dalfy ricorre, attraverso i suoi colonnelli (o anche caporali), alle finte interrogazioni, del genere: “Chiedetemi che ora è”, a scopo di minaccia o intimidazione (è successo anche a Maperò, in quell’occasione è stato D’Alessandro a chiedere a Dalfy di tutelare la sua immagine alla luce di quello che aveva letto sulla City).

I consiglieri cinquestelle

I consiglieri cinquestelle

Ma adesso, addirittura a distanza di un anno, è piuttosto insolito.
O Monticelli e la maggioranza tutta non hanno di meglio da fare, o Monticelli e la maggioranza hanno i riflessi piuttosto lenti, o Monticelli e la maggioranza non sanno più che pesci prendere, o è successo qualcos’altro che non conosciamo.

“E’ successo semplicemente che sono piuttosto arrabbiati, per due episodi accaduti negli ultimi giorni – spiega il capogruppo pentastellato Pietro Smargiassi – in primo luogo sono stati costretti a rimandare in commissione i doppi vitalizi e poi ieri è saltata la commissione congiunta perché non si è presentato il presidente Mario Olivieri. Non sono in grado di governare e non hanno più i numeri, ecco perché sono così nervosi”.

E poi, aggiunge Smargiassi, hanno la coda di paglia:

“Quei 50 euro li abbiamo sventolati a Bracco, perché passando con D’Alfonso avrebbe raddoppiato lo stipendio. Insomma, si era fatto bene i conti”.

Sia come sia, un fatto è certo: Luciano D’Alfonso non sopporta le voci contrarie, non sopporta l’opposizione, e chi non riesce a blandire finisce in tribunale. Ai tempi in cui faceva il sindaco, gli oppositori se li portava a cena. Adesso, a parte Gianni Chiodi andato in letargo, e alcuni azzurri che abbaiano alla luna, rimangono solo i Cinquestelle a metterglisi di traverso. Quindi, portiamoli in tribunale.

Monticelli con Guerini, Gerosolimo e Ginoble

Monticelli con Guerini, Gerosolimo e Ginoble

ps: Monticelli da un po’ appare assiduamente al fianco di D’Alfonso. E anche il segretario del Pd pescarese Moreno Di Pietrantonio, promosso consigliere ai grandi eventi. Non temete, sono due a cui deve lavare la faccia: il primo perchè è uomo del parlamentare Tommaso Ginoble, suo nemico per la pelle che l’anno scorso gli organizzò dalla spiaggia lo scherzetto che costrinse la giunta al rimpasto, e quindi tenta di portarselo dalla sua parte. E Di Pietrantonio è uno degli scontenti, che era in attesa di una poltrona da assessore al Comune di Pescara, poltrona che nessuno gli vuole dare e il governatore allora se lo porta un po’ a spasso.

Chiamiamole, se volete, gratificazioni.




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