·O pe’ la Majella·

E siccome è tempo di elezioni e di campagna elettorale, anche le nomine vengono tenute nel cassetto, per non rischiare un’esplosione di malcontento. E’ arrivata nei giorni a cavallo di Capodanno l’indicazione da parte del ministero del nome di Michele Ianniello come nuovo presidente del Parco della Majella, al posto di Franco Iezzi, ormai scaduto da qualche mese. Una nomina molto caldeggiata dalla sottosegretaria Federica Chiavaroli che ormai grazie anche alla candidatura nelle quote Pd, è sempre più pappa e ciccia col presidente della Regione Luciano D’Alfonso: Ianniello è il suo segretario, la sua ombra, e lei naturalmente, forte del suo incarico da sottosegretario, intende ricompensarlo così. Nessuna competenza, nessuna preparazione di carattere ambientale, ma vale la sponsorizzazione, anzi: basta la parola, la sua.

In questo caso però Dalfy la lettera del ministro l’ha lasciata nel cassetto, in attesa di tirarla fuori in tempi migliori. Anche perché quel posto era stato già promesso a troppe persone: dalla stessa Chiavaroli tempo fa a Fabio Spinosa Pingue, che dalla sua aveva il supporto di buona parte della Valle Peligna, e da Dalfy a Rocco Micucci, che da quando è stato defenestrato dalla Fira ormai depotenziata, è in attesa di una ricollocazione. Micucci, uomo di centrodestra poi invaghitosi di Renzi e quindi di D’Alfonso, ha capito che i colori politici in fondo non sono così rilevanti, né così diversi, se servono allo scopo, cioè ai rifornimenti di incarichi.
E così, per ora, e probabilmente per tutto il periodo della campagna elettorale, la nomina resterà nel freezer: la proposta del ministero dovrà avere il via libera della Regione, che ora non può permettersi scelte che se fanno contento uno (una, in questo caso), poi scontenta un altro, soprattutto se quest’altro (o questi altri) custodiscono un buon portafoglio di voti, al contrario della sottosegretaria che forse anche per questo motivo sta approfittando degli ultimi istanti di potere per piazzare i suoi collaboratori nei posti chiave.

Fabio Spinosa Pingue

E a quanto pare, sempre la Chiavaroli avrebbe messo il veto a una candidatura di Andrea Gerosolimo col centrosinistra: saremmo troppi, due di centrodestra, a candidarci con Dalfy, ha detto. E quindi resta a casa lui.
In queste ore anche il centrodestra, Forza Italia in testa, aspetta che Roma sciolga la prognosi sulle candidature in Abruzzo. Il primo scoglio è la ripartizione dei seggi tra le 4 forze in campo. Gli altri nodi sono il collegio di Pescara, conteso da Carlo Masci al capogruppo regionale Lorenzo Sospiri (che nel Pescarese controlla 12 sindaci e un vicesindaco, tanto per dirne una); quello di Teramo dove tra Gatti e Chiodi adesso si infila anche Brucchi (che a quanto pare nelle scuciture della legge ha trovato un modo per cadidarsi), ma anche Morra, Bellachioma e Sottanelli come quarta gamba. In fila, col resto di due, si preparano un nipote di Vespa, poi Antonella Di Nino perché una quota rosa ci serve sempre, mentre su Pescara ha messo il cappello Nazario Pagano. Il collegio di Avezzano se lo contendono tutti ma proprio tutti perché è l’unico vero collegio sicuro, blindatissimo; abbastanza scontata dovrebbe essere la candidatura di Fabrizio Di Stefano su Chieti-Sulmona, l’unico collegio per il quale non ci sono altri contendenti.

Raffaele Bonanni

Mentre la new entry dovrebbe essere Raffaele Bonanni, ex segretario della Cisl che dopo la sua partecipazione alla cena organizzata da Pagano per gli auguri di Natale, è accreditassimo per una candidatura. La sua andatura ondivaga, un po’ con D’Alfonso al convegno sulle città infinite, un po’ col centrodestra alle cene dove si mangia, adesso spera di ottenere un seggio parlamentare super-sicuro.

ps: ma alla fine, come spesso accade, non vinceranno i migliori. Anzi.




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