·Nun moro io·

Toti

Nun moro io”, che vuol dire “io non muoio”,  è la frase incisa sotto la statua che a Porta Pia raffigura Enrico Toti, un eroico bersagliere romano, arruolatosi come volontario quando già aveva perso una gamba per un incidente sul lavoro. Narra la leggenda che nel 1916, durante la prima guerra mondiale, nel corso dei combattimenti per la presa di Gorizia, raggiunto una prima e poi una seconda volta, prima di essere colpito dal proiettile fatale e persa ogni altra arma, lanciò la grucciaverso il nemico, pronunciando la fatidica frase ora incisa sotto la sua statua: “Nunmoro io”, appunto..

DToti a Totti passano 100 anni ed una consonante. Che c’entrano un bersagliere eroe ed un calciatore? Nulla o forse tutto. Tutti conoscono Totti e pochi sanno di Toti, e messa così sembra quasi uno scioglilingua. Eppure, anche il capitano della Roma lotta contro e per qualcosa di grande. 

Era il 1993 quando esordì in serie AVasco Rossi cantava  “Gli spari sopra” e Francesco De Gregori “il bandito e il campione”. Presidente del consiglio erano Giuliano Amato e poi Carlo Azeglio Ciampi, quest’ultimo a capo di un governo del quale facevano parte, per la prima volta, tre ministri del PDS, ovvero del partito che da poco non era più PCIsubito dimissionari in polemica con la mancata autorizzazione a procedere nei confronti di Craxi. Sì, c’era ancora CraxiBerlusconi non era ancora sceso in campo ed il Milan vinceva il suo tredicesimo scudetto. 

Ognuno ha il proprio ricordo personale. Io, per esempio, frequentavo l’università, parcheggiavo davanti a Zazza, il marmista di una viuzza prossima a piazzale del Verano, sede dell’omonimo ed adiacente cimitero monumentale, e annaspavo sullaprocedura civile.

In questo contesto Totti fece la sua prima, ancora fugace apparizione su un campo di serie A, entrando ad un minuto dalla fine della partita Brescia  Roma, già sul risultato di 0-2.

Da allora, 23 anni di calciouna miriade di partite, qualche trofeo (storici lo scudetto con la Roma e la vittoria con la nazionale  nel campionato del mondo del 2006), ed una quantità smisurata di gol segnati, 303 gol, tutti con la maglia della Roma. Gli ultimi due gol mercoledì scorso. Si perché Totti, il capitano, come tutti sanno, a 39 anni gioca ancora. Cioè: quest’anno gioca poco, perché l’allenatore, anzi gli allenatori, Garcia e poi Spalletti, non lo ritengono più all’altezza. Il Presidente, l’americano Pallottaper parte sua, ha chiaramente detto che sì, vabbè, il campione e il mito, però adesso basta, deve pensare ad altro, soprattutto al modo migliore per salutare il calcio giocato, alla fine di questo campionato.

Totti

Lui non ci sta. Si sente ancora calciatore. Sì, a quasi 40 anni. Perché? A voi non capita mai che il destino, il contesto, l’anagrafe, il fisico, vi dicano che non siete più quelli di una volta? E non vi capita di incazzarvi? Beh, pure a lui capita, e come noi si incazza. Eccolo quindi sbuffare, lo sguardo torvo in panchina, poi a scaldarsi a bordo campo, anche trenta, quaranta minuti, senza entrare. Oppure a entrate per due, tre minuti. Così però si trattano gli esordienti, si lamenta,. “nel 1993 mi hanno fatto entrare al 44esimo ed ero contento, ma ora, diamine, davvero non servo più? Un crepuscolo triste.

Poi è successo che tre partite fa Spalletti lo ha fatto entrare nel secondo tempo, quando la Roma perdeva 1 a 0, ed è stato decisivo nel dare al compagno di squadra Salah la palla del pareggio.

La domenica dopo, a Bergamo, è entrato più tardi, al 33esimo del secondo tempo, ancora con la Roma in svantaggio, e questa volta è stato lui a segnareC’era di che festeggiare ed invece a fine partita è esplosa la tensione con l’allenatore. Urla, rinfacci, forse anche le mani addosso.  Una conferenza stampa acida dell’allenatore ha certificato uno stato di grande e a molti inspiegabile nervosismo.

Si arriva, così, a mercoledì scorso, quando  ancora la Roma sta perdendo in casa, per 2 a 1, con il Torino. Totti questa volta entra all’86esimo, ovvero a 4 minuti dalla fine, proprio come un esordiente, e come un esordiente, ma di quelli forti per davvero, fa due gol in due minuti e la Roma vince 3 a 2

E’ una goduria. Il riscatto del vecchio. Dell’inutile. Di quello che doveva pensare a come smettere, perché oramai non c’ha più fiato, c’ha 40 anni. Si, eh? Allora beccatevi questo, questo e quest’altro ancora. Ogni suo gol è una iniezione di energia, di fiducia, di forza. Per tutti noi. Perché lui in campo, a inventare e segnare, ci restituisce l’immagine allo specchio della nostra vita in questi 23 anni. E’ cambiata, certo. E’ anche un po’ passata. Ma, in fondo, nemmeno tanto. Se c’è ancora Totti in campo, io potrei stare ancora ad annaspare sulla procedura civile. Se chiudo gli occhi mi rivedo all’università, a parcheggiare da Zazza, tra marmi ed uffici cimiteriali, e, per certi versi, annaspo ancora sulla procedura civile. Se lo fate anche voi, magari domenica prossima, cogliendo una immagine di Totti in campo, provate a chiudere gli occhi, vedrete che non è cambiato nulla, dentro o intorno a voi. 

Ecco, in questo senso pure Totti combatte contro e per qualcosa di grande. In faccia al nemico, se preferite l’avversario, lancia il pallone invece della gruccia, ma se provate a seguire bene il labiale, tra i gesti studiati, baci mandati e parole urlate,  vedrete che pure lui, in realtà, sta dicendo la stessa cosa. Quello che da sempre l’uomo prova a dire al proprio destino: Nun moro io”. Qualche volta succede per davvero.

 




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