·Morire da soli·

Non mi sono mai annoiata, a casa. Sono un Toro e adoravo e adoro le rare domeniche in cui non lavoravo e potevo restare sola, sdraiata sul divano e un libro da leggere. E guardavo stupefatta quelli con la sindrome della domenica pomeriggio, poveri loro. Adesso mi annoio, però, e sono angosciata: fuori, stamattina, mi sembrava di essere la protagonista di un film, o di un sogno, di quelli che facevo da bambina, io da sola in un paesaggio lunare e nessuno intorno, atmosfera rarefatta, silenzio, paura, e quei pochi in strada con guanti e mascherine.

Poi però penso ad altre solitudini, a quelle del Coronavirus. Penso a ciò che ha raccontato un medico rianimatore, Carlo Serini. Lo sapete, vero, che se uno di voi, di noi, si ammala, deve stare in isolamento. Oppure andare in ospedale, sempre in isolamento. Nessun parente potrà andare a trovarlo, stringergli una mano, fargli una carezza. Sapete quanto può essere atroce ritrovarsi soli quando si sta male, tanto male? Non poter vedere un volto amico, non potere dare un bacio? 

Al massimo una telefonata, una videochiamata.

La solitudine dei malati da Coronavirus, ha raccontato il dottor Serini (da un post di Ettore Ferrini).

“Faccio il rianimatore da anni, ma ora è diverso. Stanotte mi sono avvicinato a un anziano. Gli avevamo messo il casco per la respirazione. Lui si guardava intorno spaurito. Mi sono chinato e lui ha sussurrato Ma allora è vero? Sono grave? Ho incrociato quel suo sguardo da cane bastonato e ho capito che stavolta non avevo risposte”.

La dottoressa Francesca Cortellaro:

“Sai qual è la sensazione più drammatica? Vedere i pazienti morire da soli, ascoltarli mentre t’implorano di salutare figli e nipotini. I pazienti Covid-19 entrano soli, nessun parente lì può assistere e quando stanno per andarsene lo intuiscono. Sono lucidi, non vanno in narcolessia. È come se stessero annegando, ma con tutto il tempo di capirlo. L’ultimo è stato stanotte. Lei era una nonnina, voleva vedere la nipote. Ho tirato fuori il telefonino e gliel’ho chiamata in video. Si sono salutate. Poco dopo se n’è andata. Ormai ho un lungo elenco di video-chiamate. La chiamo lista dell’addio. Spero ci diano dei mini iPad, ne basterebbero tre o quattro, per non farli morire da soli”.

Quelli che muoiono non sono numeri. Siamo noi.

E allora penso a quanto sia bello potersi annoiare sul divano di casa. 

State a casa, per favore. 




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