·Mondo virtuale e mondo reale·

Per me continua ad essere una magia. Che io stia qui, a scrivere un testo al mio pc, poi decida di spedirlo a qualcuno e, dopo pochi secondi e pochi clic, quello stesso testo sia a disposizione della persona cui volevo inviarlo, in qualunque parte del mondo si trovi.

Mi sono sempre a rapportato alla tecnologia con un senso di magico stupore.

Ero all’asilo, oggi si direbbe scuola dell’infanzia, ed una suora, perché andavo dalle suore, portò nella nostra aula dalle piastrelle verdi un apparecchio miracoloso, con due grossi rulli di plastica che tiravano un nastro di colore grigio. La suora spinse un tasto rosso e ci fece parlare. Poi, con un altro tasto, nero, riavvolse i nastri, e con un terzo tasto, non saprei più dire di quale colore, forse giallo, ci fece riascoltare ciò che avevamo detto. Dentro quei nastri c’era la nostra voce. Le esatte parole che avevamo pronunciato. C’eravamo noi.

Più o meno in questi termini raccontai a mio fratello, appena tornato a casa, la meravigliosa esperienza di quel primordiale registratore vocale. Credo che pure allora usai l’aggettivo “magico”. In effetti mi sembrava, e per la verità mi sembra ancora, una magia.

Divenuto adulto, mi hanno spiegato come funziona l’incisione, su nastro o su vinile. Ed anche la sua versione digitale. Nel mondo analogico, accade che una pietra, spinta dalla onde sonore, incide un materiale, e un’altra pietra, ripercorrendo quell’incisione, ne riproduce il suono originario. Nel mondo digitale, invece, tutto viene convertito in sequenze binarie di numeri, che, combinate in vario modo, riproducono ciò che scriviamo, filmiamo, ascoltiamo. Queste stesse sequenze, assemblate in pacchetti di dati, più precisamente di “bit”, viaggiano poi su reti che non vediamo, ma ci sono, da qualche parte. Nell’aria o forse sottoterra, virtuali o fisiche, adesso non saprei dire. Me l’hanno spiegato e mi sembrava pure di averlo capito. Invece mi sa che non l’avevo capito bene. Di sicuro continua a rimanere un mistero. Anzi, una magia, con la quale mi misuro quotidianamente.

Scrivo testi, documenti, e-mail, che poi, in pochi secondi ed in pochi clic, spedisco al destinatario, ovunque si trovi. E’ una dimensione “virtuale”, certo, però poi il destinatario legge realmente ciò che ho scritto. Il mondo virtuale e quello reale si iniziano a confondere. I piani si complicano ulteriormente nel momento in cui mi rendo conto che non solo le nostre emozioni, pure noi stessi siamo identificati da una serie di numeri e di lettere. Sono i nostri numeri di telefono, i nostri indirizzi e-mail

Nei giorni scorsi, ho passato in rassegna la rubrica del mio telefono. Lo devo cambiare e, per qualche strano limite tecnologico, il trasferimento dei numeri e dei dati annidati da anni sulla mia vecchia scheda non può essere effettuata in blocco. Davanti a me sono passati numeri ed indirizzi associati a persone che non so più nemmeno chi siano. E poi numeri ed indirizzi di persone che non ci sono più. Alcune mi mancano molto.

Ad un certo punto, mi è sembrato che, mantenendo i riferimenti virtuali delle persone che non ci sono più, avrei potuto evitare che se ne andassero definitivamente. Allora li ho mantenuti tutti. E’ vero che non sono più qui, però in qualche altro luogo si trovano.

Mondo virtuale e mondo reale.

Uno di questi giorni, ho pensato, accendo il pc, scrivo qualcosa e poi lo spedisco a chi mi manca molto. Lo spedisco al suo indirizzo e-mail. Sì, faccio così. Scrivo quello che vorrei comunicare, quello che ci dicevamo sempre, oppure quello che non ho detto mai, e poi lo spedisco. Al suo indirizzo e-mail. Da qualche parte arriverà. In pochi secondi e pochi clic. Non saprei indicare la strada, ma sarà esattamente lì dove ora si trova quella persona.

 




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