·Minuto più minuto meno·

L’informatica è inesorabile. Soprattutto per chi (come me, per esempio) è un ritardatario cronico. O meglio, un diversamente puntuale. Cresciuto con l’idea, certo balorda, però di esperienza, che la scadenza è relativa, che c’è sempre, o quasi, un margine di tolleranza.

“Forza che chiudo”.
“E dai, ammazza!”.
“Mi dispiace ma ho chiuso!”.
“Ma no, dai, stai ancora qui, che ti costa?”.
Finché c’è saracinesca mezza aperta, finché c’è impiegato dentro, finché c’è piede da infilare tra la porta e lo stipite, c’è speranza. In qualche modo riesci. Magari di sguincio, in scivolata, di spizzo, di contro balzo, in rovesciata. Però riesci.
Lo so: l’informatica ti dà molto più tempo, anche perché viene demolito il concetto di ufficio, di orario. Lo sportello non chiude più alle 12, alle 15, alle 20. Lo sportello informatico sta sempre aperto, anche di notte.
Però: ad un certo punto finisce pure il tempo informatico. Se una cosa va fatta, poniamo il caso, entro il 10 dicembre, puoi andare avanti senza la mannaia della saracinesca che si abbassa, certo, ma fino al limite del giorno che finisce. Cioè fino alle 23,59. Perché un minuto dopo, alle 00,00, non è più 10, ma 11 dicembre.
Ecco: devi fare una cosa che scade un certo giorno, hai pensato di prenderti un po’ di tempo in più e, invece di affrontare le file degli uffici, di farlo la sera, da casa. Ti compiaci delle immense possibilità dell’informatica.
Mentre ti compiaci, il tempo passa, inizia ad accelerare. All’improvviso è di nuovo poco.
Perché ti riduci sempre così? Con la scadenza che pulsa e tu in affanno? Non lo sai, però succede sempre. Anche ora. Ti sbrighi, acceleri, corri. Tutto al computer, tutto telematico, tutto digitale. Poi invii.
L’informatica è spietata: il tuo messaggio, quello che doveva partire entro le 23,59 di quel giorno, risulta partito alle 00,00, dunque il giorno dopo. Per un minuto, per un solo minuto, è partito tardi Inesorabilmente tardi. Inflessibilmente tardi.
Questa volta non c’è impiegato da impietosire, non c’è sguardo da incrociare, non c’è insistenza educata e un po’ sbruffona che alla fine ottiene. “Ma come, per un minuto?”. Non hai nessuno cui dirlo. Manca l’elemento umano.
E ora? Imprechi. Ti rammarichi. Ti flagelli.
Poi ti riprendi. Questa volta è andata male, pensi. Ci saranno altre occasioni, pianifichi.
Infine capisci. Capisci perché stai sempre in affanno, sempre al limite della scadenza, dell’orario.
Ti succede perché sei, come tutti, in perenne lotta contro il tempo. La vita stessa è una lotta contro il tempo. Ogni volta che riesci a fare una cosa prima della scadenza, ti sembra di avere vinto. Come nel calcio. E nel calcio, si sa, le vittorie più belle sono quelle con un gol in rovesciata. Magari all’ultimo minuto.




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