·Micucci va dove soffia il vento·

Un politico per tutte le stagioni. Ha girato tutto l’arco costituzionale, saltellato da destra a sinistra, spremuto ogni politico da quale potesse ottenere qualcosa, ottenuto incarichi a dispetto dei santi (e non è una battuta), riuscendo a far innamorare di sé da Fabrizio Di Stefano a Luciano D’Alfonso per finire con Maurizio Lupi e Federica Chiavaroli. Sempre e opportunamente sulla cresta dell’onda. E così, visto che il vento in poppa adesso ce l’ha Fratelli d’Italia, almeno qui in Abruzzo dove eserciterà l’opzione della scelta del candidato presidente di Regione, ecco che Rocco Micucci, sindaco di Rapino ed ex presidente della Fira, salta sul carro del quasi-vincitore. Dopo aver fatto di tutto, adesso ha deciso che sarà candidato al consiglio regionale col partito di Giorgia Meloni che lo ha accolto a braccia aperte. 

Rocco Micucci

Via, cancellati in un colpo solo i selfie con Matteo Renzi, gli abbracci con Luciano D’Alfonso e Silvio Paolucci, le biciclettate con Federica Chiavaroli e Maurizio Lupi. Con una tempestività fulminante, Rocco torna a destra e che destra.

“Chiudo un percorso più di vita che politico, se guardo alla politica penso al fatto che a Rapino Fratelli d’Italia è risultato essere il primo partito il 4 marzo scorso e una ragione c’è, in una visione personale invece c’è da dire che in questo partito ho amici con cui ho condiviso fasi importanti della mia vita”.

Insomma, un’operazione nostalgia che guarda un po’, si compie ora e sempre quando c’è il vento in poppa. Furbo, Rocco Micucci.

La conferenza stampa di presentazione

La sua carriera la comincia in quota centrodestra, ed è grazie a Chiodi e a Fabrizio Di Stefano che diventa presidente della Fira. Ma poi come spesso accade, di lui si innamora Luciano D’Alfonso, che a settembre 2015, scaduto il cda Fira, si premura di confezionare apposta per lui la figura del segretario generale. 

Incarico nuovo di zecca: potere, poltrona, funzioni e super stipendio assicurati per altri cinque anni. La nomina serve per assicurare continuità tra la vecchia e la nuova governance, si giustifica il presidente della Regione costretto a fare una modifica allo Statuto per potergli garantire la poltrona. Ma scoppia un putiferio: si ribella addirittura il segretario del Pd Marco Rapino, che nell’era dalfonsiana non aveva mai fatto sentire la sua voce. Senza effetto. Ma poi  Dalfy rassicura tutti: tempo qualche mese, Micucci sarebbe tornato a casa. E invece proprio per niente. Micucci rimane lì finché il nuovo presidente Alessandro Felizzi non dice basta.

Luciano D’Alfonso

La sua poltrona improvvisamente diventa una sediolina: il nuovo cda della Fira costringe Dalfy al dietro front e a firmare una lettera  di poche righe con cui Micucci viene riportato nei ranghi. Da quel giorno si limiterà all’ordinaria amministrazione e agli affari in corso. A Micucci infatti in prima battuta D’Alfonso aveva lasciato una serie di importantissime funzioni, prerogativa di un presidente vero e proprio, con delega bancaria, poteri con firma singola. Insomma, tutto il cucuzzaro. Più un compenso di 24 mila euro netti e i rimborsi per le spese. Ora tutta un’altra storia: l’auto a noleggio gli era stata già tagliata con le norme anti-sperpero e a malapena quindi gli lasciano uno strapuntino. Uno strappo che Dalfy fa per non urtare la sensibilità del nuovo presidente, il suo commercialista Alessandro Felizzi, costretto a convivere con una controfigura.

Micucci con Lolli

Quindi a quel punto urgeva una poltrona di consolazione. Detto fatto: Micucci viene messo in sella al Ciapi (Centro interaziendale per l’addestramento professionale nell’Industria). La delibera prevedeva il conferimento all’ex presidente Fira dell’incarico di amministratore straordinario, col nome di Micucci scritto a matita. Purtroppo per lui va tutto storto: i due assessori ribelli Andrea Gerosolimo e Donato Di Matteo la bloccano sul nascere. E Dalfy viene costretto a rimetterla nel cassetto. Il Ciapi faceva al caso suo, che importa che poi il centro stesse collassando, con un debito da 5 milioni di euro e i dipendenti senza stipendio. Gli stipendi che contano sono altri.

Micucci con Renzi

E allora bisogna pensarne un’altra: così l’assessore all’Agricoltura della giunta D’Alfonso, Dino Pepe annuncia la revoca della messa in liquidazione del Crab. E’ il mese di luglio del 2017: Micucci viene nominato amministratore unico. Insomma, con Dalfy due cuori e vari incarichi. E fu talmente riconoscente, il sindaco di Rapino che durante la cerimonia per la firma del masterplan, avvicinò il premier Matteo Renzi durante la sua visita all’Aquila, strappandogli un colloquio privatissimo di alcuni minuti e un selfie (che per la verità l’ex premier non negava a nessuno) finito sulla home page del Consiglio dei ministri. 

Micucci in bici con la Chiavaroli

ps 1: poi, poi, poi ci furono la Chiavaroli e Maurizio Lupi e un periodo di calma (molto apparente): il tempo di capire dove soffiava il vento. 

ps2: adesso si candida con Fratelli d’Italia, restando bene in sella agli incarichi che gli ha fatto avere Dalfy. Della serie: vediamo prima come va a finire.




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