·Menomale che c’è la Norvegia·

#CosaDiràLaGente (Regia: Iram Haq. Con: Maria Mozhdah, Adil Hussain, Ekavali Khanna, Rohit Saraf, Ali Arfan, Sheeba Chaddha, Lalit Parimoo, Nokokure Dahl, Isak Lie Harr. GENERE: Drammatico)

Il titolo di questo film non è un granché, mi ero anche chiesta se fosse una delle libere interpretazioni in italiano di più efficaci espressioni in lingua originale. Invece no: è la traduzione testuale di “what will peaple say”, perché è davvero centrale nella storia molto autobiografica raccontata dalla regista norvegese (di origini pachistane) Iram Haq il tema del conformismo: il terrore del giudizio negativo della comunità, che consegue alla violazione delle sue regole secolari. Le vite dei protagonisti sono profondamente condizionate dal macigno dell’occhio dei vicini, che polverizza ogni libertà e prescinde dal fatto di trovarsi in nord Europa a migliaia di chilometri dalle tradizioni del paese di origine. Nisha è un’adolescente a Oslo: le piace vivere, ballare, giocare a basket sotto la neve, studiare matematica. Le piace divertirsi con gli amici, si innamora e disamora in ventiquattr’ore, è perfettamente integrata in quel mondo, dove i biondi, i neri, i rossi si distinguono solo per colore, sono cittadini dello stesso, civilissimo, luogo. Quando torna a casa però trova il mondo ultratradizionale del Pakistan da cui proviene la sua famiglia: dominato da dettami sessuofobi, imposizioni medioevali, violenze assurde. Tutto ciò dietro un’apparenza di normalità, persino di affetto e di calore, condizionati però al rispetto di quelle regole totalmente anacronistiche e fuori luogo nella gelida capitale norvegese. La regista racconta se stessa, perché anche lei ha subito la “deportazione” nel paese di origine, dal padre padrone e dalla madre passiva e remissiva nel subire l’allontanamento della figlia, solo perché non accetta di dovere sposare o fidanzarsi con un uomo non scelto da lei ma dai genitori. Fa male questo film, vi farà soffrire, perché è drammaticamente vero ciò che vedrete. Le scene girate in Pakistan sono forti, impietose, un pesante atto di accusa che farà arrabbiare moltissimo, secondo me, le “autorità” di quel paese asiatico dove i diritti delle donne, evidentemente, sono ancora al palo. Quella che emerge da una storia che sembra essere senza speranza è l’energia di Nisha: è indomita, non si piega di fronte ad alcuna sopraffazione, è comunque più forte lei. Non rinuncia alla vita, anche in situazioni in cui molte lo avrebbero fatto, oppure avrebbero scelto di cedere. Di accettare gli schemi di un’esistenza sempre uguale da secoli, il matrimonio combinato e il sacrificio di essere l’ombra degli uomini, padroni e dominatori. Infatti, il finale è davvero splendido, vi restituirà la forza che per più di un’ora avrete sentito scivolare via, amerete la Norvegia ed i suoi efficienti servizi sociali, vi verrà voglia, come è successo a me, di sapere qualcosa di più della ideatrice di questa storia di sofferenza, riscatto e libertà. Merita 4 ciak il film, per la sincerità ed il coraggio, ed anche per l’ottima prova degli attori (il padre aveva lo stesso ruolo di genitore del protagonista de La vita di Pi).





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