·Melina su Zappacosta·

Doveva arrivare in giunta fuorisacco ieri pomeriggio. Poi il presidente della Regione Luciano D’Alfonso ci ha ripensato: la delibera di reintegro per Giancarlo Zappacosta, il direttore signorno, è rimasta nel cassetto. Non se ne parlerà fino a maggio, perché nel frattempo niente più giunte. Ammesso che quella delibera l’abbia fatta preparare perché voleva davvero reintegrare Zappacosta oppure soltanto per prendere tempo.

Giancarlo Zappacosta

Giancarlo Zappacosta

Fatto sta che a distanza di due settimane la Regione non ha ancora dato seguito all’ordinanza del giudice Massimo De Cesare: il direttore scomodo è tornato al lavoro ma di fatto, per la Regione, è un abusivo. Le delibere del settore Cultura vengono ancora firmati dal direttore generale Cristina Gerardis alla quale era stato affidato l’interim dopo la defenestrazione del titolare.

Ed è ormai sicuro che Zappacosta avvierà un’azione legale contro il governatore. Si profilano due strade: la denuncia per abuso o il ricorso al giudice del lavoro (lo stesso che ha accolto il ricorso del direttore regionale) per chiedere l’esecuzione dell’ordinanza di reintegro attraverso un commissario ad actum. Oppure tutte e due le cose contemporaneamente.

D’Alfonso dal canto suo sembra infischiarsene: non solo ha dato l’incarico a Fabrizio Bernardini di azzerare tutti i dipartimenti, per poi procedere attraverso i bandi alla scelta di nuovi direttori più compiacenti. Un’operazione che gli darebbe la possibilità di disfarsi di un po’ di personaggi scomodi, nonostante il rischio di ricorsi e di pagare i danni alla Corte dei Conti (i direttori hanno incarichi di tre anni e in caso di rimozione hanno comunque diritto allo stipendio). Senza contare la paralisi burocratica e amministrativa.

Luciano D'Alfonso

Luciano D’Alfonso

Ma sembra intenzionato anche a impugnare l’ordinanza di reintegro di Zappacosta nonostante il parere contrario dell’Avvocatura dello Stato, arrivato qualche giorno fa.

Insomma, una guerra di nervi, una prova muscolare che sta logorando l’intera categoria dei dirigenti regionali. Dietro queste scelte c’è solo dispetto e ostinazione, e neppure gli assessori riescono o vogliono metterci becco. Il bene della Regione e dei cittadini, a loro gli fa un baffo.




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