·Maxi gettoni per i medici del Covid·

Prima l’uovo e poi la gallina. Ed è un uovo d’oro quello che uscirà dal nuovo ospedale Covid di Pescara, messo in cantiere dalla Regione Abruzzo prima ancora di sapere chi ci sarebbe andato a lavorare. 

Zero medici e nessuna possibilità di concorsi. Non solo: finora, il personale in carico all’area Covid del vecchio ospedale di Pescara, quella che ha accolto finora i malati acuti, “è sottodimensionata rispetto ai volumi assistenziali sostenuti, e ha già lavorato in regime di straordinario, con frequenti turni di 12 ore, e sospendendo ferie, recuperi e congedi di studio”, così si legge nello schema di convenzione. E se al vecchio ospedale se ne aggiunge uno nuovo, naturalmente il problema rischia di esplodere.

Così la caccia a medici e infermieri ha partorito una maxi convenzione con i professionisti della medicina territoriale e cioè guardie mediche, Usca, medici di famiglia e persino giovani professionisti in formazione: sotto la regia dei colleghi ospedalieri che faranno doppi turni nell’ospedale Covid (cioè lavoreranno alla fine del loro primo turno al Santo Spirito), ci sarà un team di camici bianchi che in ospedale non ci hanno ancora mai lavorato, per gestire i pazienti sub-acuti. 

Una gallina dalle uova d’oro: secondo lo schema di accordo allegato al primo verbale di incontro non ancora approvato ma al vaglio dei sindacati, la posta in palio per la medicina territoriale ci sono circa 54 mila euro al mese di onorari, assicurazione e oneri previdenziali a parte; ai medici di famiglia con un numero di assistiti fino a 1000 sarà riconosciuto un incentivo di 400 euro mensili a fronte di quattro ore in più di ambulatorio a settimana; ai medici che hanno un numero di assistiti superiore a 1000, sarà riconosciuto un incentivo invece di 600 euro, a fronte di sei ore in più di ambulatorio a settimana: gettoni che serviranno a remunerare quei medici che resteranno in ambulatorio per il pre-triage.

Insomma, per la gestione dei malati di Covid, la Regione pensa a una vera continuità assistenziale realizzando un’integrazione tra ospedale e territorio. Occorrono 60 posti, viene sottolineato nello schema di accordo, da aggiungere alle risorse esistenti. Ed ecco la task force di emergenza con i medici del territorio: un primo nucleo nei prossimi tre mesi lavorerà nel nuovo ospedale Covid per almeno 18 ore settimanali; un secondo nucleo di medici fornirà un turno di lavoro di 6 ore a settimana per tutto il periodo di attività della task force. Tutti i medici che parteciperanno saranno retribuiti in regime di libera professione, con tariffa oraria di 75 euro.

“Nei reparti riservati ai pazienti stabili in attesa di essere dimessi, i medici del territorio garantiranno – si legge nell’accordo – coadiuvati da colleghi ospedalieri, l’assistenza nelle ore diurne (8-20) con turnazioni di 6 ore. L’attività  di assistenza, coordinata da un responsabile clinico e un responsabile organizzativo, sarà garantita con la presenza di 2 unità mediche del territorio con un giusto mix  tra medici di diversa esperienza lavorativa”.

Non ci saranno incompatibilità, precisa la convenzione, tra chi aderisce al progetto e l’attività svolta. “Per i medici del corso di formazione specifica in medicina generale  l’impegno orario  nel progetto sarà equiparato ad attività di formazione”. 

Invece, ai circa 60 medici esterni previsti per far funzionare il primo blocco dell’ospedale, sarà riconosciuto un compenso di 75 euro l’ora e affiancheranno infettivologi, internisti, pneumologi e 15 rianimatori.

Insomma, questo è il prezzo che la Asl pescarese pagherà per far funzionare il nuovo ospedale Covid. Uno schema che non vede d’accordo le sigle sindacali. Succede, se nasce prima l’uovo della gallina. 




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