·Mattioli, che pastrocchio·

Se ne infischia. La lettera del ministro della Salute Beatrice Lorenzin con il no alla nomina di Mauro Mattioli a direttore generale dell’istituto zooprofilattico, per Luciano D’Alfonso conta come il due di picche (Maperò ieri vi ha mostrato la lettera, il post lo potete leggere qui). Per tutta risposta, pochissime ore dopo il parere del ministro, il presidente della Regione Abruzzo conferma la nomina dell’ex rettore di Teramo alla guida dell’Istituto. Lo fa con un nuovo decreto, pubblicato ieri sul suo profilo Facebook che però può essere smentito dalla lettura dei verbali. E Maperò ve li mostrerà.

Mauro Mattioli con Luciano D'Amico

Mauro Mattioli con Luciano D’Amico

Due pagine fitte per dire che il ministro sbaglia e che lui va avanti. D’Alfonso scrive <di non poter condividere le osservazioni> della Lorenzin <perché si basano sull’erroneo presupposto della presunta non presenza del nominativo di Mattioli nell’elenco degli idonei>. Ribadisce che la nomina è stata fatta <nel pieno rispetto della normativa> e che nel quarto verbale redatto alla fine della riunione dell’11 dicembre, con l’indicazione degli idonei e dei non idonei, <Mattioli trova posizione a sé tra gli idonei in quanto osservato, con riferimento ai requisiti, da uno dei cinque componenti>. Pertanto, conclude D’Alfonso, il requisito della <comprovata esperienza è stato valutato positivamente dalla commissione>. E giù il timbro per la conferma.

Beatrice Lorenzin

Beatrice Lorenzin

Ma così non è. La lettura del verbale smentisce il decreto di conferma: il nome di Mattioli non è inserito nell’elenco. E la storia è davvero un gran pastrocchio. Intanto, in commissione c’è il professor Mastrocola, preside di Agraria a Teramo, un collega di Mattioli, che però si dimette dopo la prima riunione, forse immaginando che qualcuno potesse far rilevare il conflitto di interessi. La commissione è costretta ad occuparsi subito, dalla primissima riunione di ottobre, della candidatura di Mauro Mattioli, ex rettore dell’ateneo teramano, e lo fa chiedendo un parere sul suo curriculum all’avvocatura regionale. La commissione (segretaria Barbara Morganti) vuole sapere se l’esperienza maturata con la carica di rettore, di presidente di fondazione e di direttore generale dell’ateneo in cui sono comprese anche le facoltà di Agraria e di Veterinaria, possano rientrare <nell’ambito della sanità pubblica veterinaria nazionale e internazionale e della sicurezza degli alimenti>. Insomma, si cerca di capire se Mattioli ha i requisiti per fare il direttore generale. Ma è alla fine che scoppia il caso. Quando, arrivato il parere favorevole dell’Avvocatura, la commissione si spacca. Un membro della commissione, il dottor Bonichi, contesta il giudizio dell’Avvocatura e mostra invece il punto di vista dell’Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari:

<Lo svolgimento dell’incarico di direttore generale di un ateneo, anche nel caso in cui annoveri tra le sue facoltà quelle di Agraria e Veterinaria -sostiene l’Agenas -non attesta affatto il possesso del requisito della “comprovata esperienza nell’ambito della sanità pubblica veterinaria nazionale e internazionale” richiesto dalla norma regionale>.

D'Alfonso e Mattioli

D’Alfonso e Mattioli

La Commissione sospende la seduta. Quando riprende, alle 14 dell’11 dicembre, prepara la lista degli idonei e dei non idonei: il nome di Mattioli non c’è (qui sotto le tabelle).

a

b

All’ex rettore vengono dedicate alcune righe alla fine del verbale: la commissione si spacca, in quattro aderiscono alla tesi dell’Avvocatura ma uno, Bonichi, lascia e chiede che la sua dichiarazione venga verbalizzata perchè, sostiene, il curriculum di Mattioli non è idoneo. Annuncia che invierà i verbali al ministero della Salute e alle autorità competenti. E si rifiuta di firmare. Scoppia il caso. Che puntuale, finisce sul tavolo della Lorenzin. Ed è proprio il ministero che conferma i dubbi di Bonichi e la tesi dell’Agenas: Mattioli non ha i requisiti, non può considerarsi idoneo per quella carica. E in effetti, il nome dell’ex rettore non era stato inserito nella lista: né tra gli idonei né tra i non idonei.

Nonostante tutto D’Alfonso conferma Mattioli. Uno schiaffo alla commissione e al ministro.




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