·Marsilio & Verì, bocciati i regali alle cliniche·

Tanti i litigi, tante le divisioni che alla fine il centrodestra non l’ha presentata: la nuova rete ospedaliera targata Marsilio & Verì è rimasta nel cassetto, ostaggio di una maggioranza che ha litigato a più non posso per strappare questo o quel vantaggio. Lo dice chiaro e tondo il documento del Tavolo di monitoraggio del 30 luglio scorso, a pagina 61. Una bocciatura in piena regola della sanità abruzzese, dalla a alla zeta. Non si salva nulla,  la giunta di centrodestra dovrà cancellare tutto quello che ha fatto, soprattutto le delibere che riguardano le cliniche: un regalo alla sanità privata, quelle delibere approvate a giugno scorso, tutti correttivi che danno ai privati la possibilità di fare di testa propria. Con una Regione che deroga alla propria funzione programmatoria. Parole del ministero.   

Marsilio & Verì

La Rete ospedaliera? Non esiste

La prima censura è la rete ospedaliera: il Tavolo, “nel rilevare il ritardo con cui la regione sta procedendo alla definizione del piano di programmazione regionale, sollecitano l’invio del documento unico di riorganizzazione della rete ospedaliera, della emergenza-urgenza e reti tempo-dipendenti da sottoporre a valutazione preventiva dei tavoli preposti”.

Ma non finisce qua: il documento dovrà essere corredato delle valutazioni dell’impatto economico e di risorse professionali. Insomma: la famosa rete ospedaliera firmata dalla Verì (e anticipata da Mapero’, leggete qui e qui), non è stata mai presentata. 

Regali ai privati/1 (Oscillabilità)

L’aspetto più macroscopico si trova invece a pagina 67: qui il ministero boccia senza se e senza ma la delibera n.348, quella in cui Marsilio & c. hanno stabilito che il tetto annuale di spesa dei privati “è frazionato in mensilità, con una oscillabilità non superiore al 20 per cento del tetto mensile, anche con riferimento all’utilizzo flessibile dei posti letto accreditati per disciplina, a condizione che ciò non comporti l’erosione anticipata del tetto massimo annuale assegnato”.

Qui vale la pena fare un passo indietro. Questa trovata della giunta di centrodestra venne anticipata da Maperò il 21 giugno scorso (potete leggere il post qui): insomma, Marsilio stabilisce che il tetto annuale di spesa possa avere un’oscillabilità pari al 20 per cento, mentre quello fissato dalla giunta precedente a guida D’Alfonso & Paolucci non poteva superare il 10 per cento. Non solo: Il Consiglio di Stato, ma prima ancora il Tar, aveva blindato il decreto 64 che regolava i protocolli di appropriatezza per il pagamento dei budget alle cliniche (e che stabiliva, in pratica, che i privati non potessero ricoverare pazienti per discipline diverse rispetto a quelle accreditate). Ma la Regione non si è allineata e anzi, qualche giorno dopo la sentenza, l’ha bellamente aggirata cancellando dai contratti il potere di controllo da parte delle Asl e cioè la regola, sancita dal decreto, che imponeva alle cliniche di comunicare alle Asl il numero dei pazienti ricoverati e dimessi. Più assist di così. 

Regali ai privati/ 2 (Abolizione dei controlli)

Ma vediamo cosa è accaduto: nella vecchia stesura, (per intenderci, quella della ex giunta D’Alfonso–Paolucci) i contratti prevedevano che le cliniche dovessero comunicare alle Asl di appartenenza l’impegnativa dei pazienti, poi il numero dei ricoverati “suddivisi in relazione alle singole discipline e ai relativi posti letto accreditati e ai relativi posti letto”, il numero dei ricoveri diurni e ordinari; il numero dei pazienti dimessi. Insomma tutti quei dati che servono alle Asl per monitorare il flusso dei pazienti di ogni clinica per poi pagare correttamente ogni prestazione. Questo passaggio è stato cancellato dal nuovo contratto predisposto da Marsilio & c con la delibera numero 348 del 18 giugno scorso: le cliniche non sono più tenute a fornire i dati sul numero dei ricoveri (anche questo fu anticipato da Maperò, leggete qui) e non devono fornire nessuna motivazione specifica, anzi potranno fare di testa propria e aumentarsi il fatturato senza troppe spiegazioni.

Ora però, dopo la censura del Tavolo di monitoraggio, saranno costretti a fare marcia indietro: ora le Asl dovranno tornare a ricevere i dati dalle cliniche e ad autorizzare le prestazioni.

Alla fine di questo ambaradan, col quale Marsilio ha tentato di aumentare i margini di discrezionalità delle cliniche private, il tavolo ha chiesto “l’eliminazione dell’oscillabilità mensile del limite previsto dal tetto”. 

Niente regali ai privati, quindi.

Regali ai privati/3 (Flessibilità dei posti letto)

E ancora, sulla destinazione dei singoli posti letto, così come ha stabilito la sentenza del Consiglio di Stato, il Tavolo stabilisce che “non è possibile variare la destinazione del singolo posto letto rispetto alla patologia per la quale esso è stato accreditato. La flessibilità del sistema della destinazione dei posti letto nelle strutture accreditate è un’esigenza di medio-lungo periodo, ancorata ai tempi della pianificazione e delle sue revisioni, sicché, senza una formale riconsiderazione del numero o della distribuzione dei posti letto, resta ferma, nell’ambito di ciascun area funzionale omogenea (a caso), la loro ripartizione/ quantificazione per singole discipline accreditate”.

Un altro sonoro schiaffone. Ma c’è una spiegazione alla “flessibilità” che il ministero fa alla giunta di centrodestra: “la stessa esigenza di flessibilità non può invece intendersi come facoltà della struttura privata di operare in deroga al numero di posti letto assegnati alle singole discipline, secondo uno schema variabile e non predefinito, rimesso alla sua piena discrezione, e quindi di assai difficile previsione e controllo da parte della regione”.

 Ma il Ministero va oltre, e dice che “avallare il libero interscambio dei posti letto vorrebbe dire vanificare il fine della programmazione dei ricoveri e consentire alla struttura accreditata di prescindere dalle prestazioni ed alle attività concordate con l’Asl”.

Regali ai privati/4 (Assenza di governance)

Insomma, ricorda il ministero che è la Regione che deve programmare la propria produzione sulla base dei fabbisogni di salute, prevedendo ex ante la programmazione dei ricoveri, e non lasciare alla struttura privata la facoltà di operare in deroga”. Anche questa parte, relativa alla flessibilità, il ministero vuole che venga cancellata, come previsto dal Consiglio di Stato. E sottolinea, il ministero, che la Regione, con gli atti approvati, “sta derogando alla propria funzione programmatoria e di controllo. Tavolo e Comitato evidenziano la gravità di tale circostanza”. Insomma, in riferimento ai rapporti con gli imprenditori della sanità privata, il ministero “continua a rilevare il permanere di carenze nella governance”.

Regali ai privati/5 (Note di credito)

E poi tutto il resto: il Tavolo ricorda alla Regione di procedere alla revoca dell’accreditamento “in caso di mancata emissione delle note di credito nei confronti degli erogatori privati accreditati inadempienti”.

Spesa farmaceutica

Aggiunge che la spesa farmaceutica ha superato di gran lunga il tetto di spesa.

Il disavanzo

Per quello che riguarda i conti, la Regione non avrà la premialità per il 2017 e per il 2019, emerge un risultato di esercizio negativo per 5,8 milioni di euro che porterebbe a un disavanzo di circa 23 milioni di euro. Qui il Tavolo invita la Regione ad “adottare tutte le misure necessarie per far fronte al disavanzo che si sta prospettando sull’anno 2019”.

Il punto nascita di Sulmona

Anche sul punto nascita di Sulmona, il Tavolo mette in mora la Regione che ha presentato la richiesta di deroga alla chiusura “oltre la data di scadenza”. Ma guarda un po’.

ps: Una fotografia impietosa, durissima, della gestione della sanità da parte di Marsilio & Verì che nei sei mesi di governo hanno fatto due regaloni alle cliniche private (nel silenzio assordante delle opposizioni), sia per l’ospedalità che per la riabilitazione, che D’Alfonso & Paolucci al confronto erano due dilettanti.




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