·Marsilio e le missioni d’oro·

Ecco, finalmente un taglio, una sforbiciata, un risparmio di soldi pubblici. Era stato spacciato così il provvedimento approvato lunedì scorso in giunta regionale, sembrava davvero un’inversione di rotta, un cambio di passo del centrodestra alla guida della Regione Abruzzo. Che magari, dopo i due sub commissari all’Aric e dopo gli aumenti degli stipendi dei manager, sembrava avesse messo giudizio. E invece no, invece è stato solo un incredibile abbaglio.

Ritiro delle carte di credito agli assessori e adeguamento dei rimborsi a quelli dei dirigenti regionali, scrive la giunta a guida Marco Marsilio nel comunicato altisonante qualche minuto dopo l’approvazione in giunta. Una mossa a effetto, visto che le carte di credito evocano ancora i fatti che fecero finire sotto inchiesta l’ex governatore Gianni Chiodi e tutta la ex giunta di centrodestra per i rimborsi degli alberghi a cinque stelle. 

“Approvate nuove disposizioni in materia di missioni, sia in Italia sia all’estero, svolte dal Presidente, dal Sottosegretario alla Presidenza della giunta e dagli assessori – si legge nel comunicato – Ci si adegua di fatto al trattamento già in essere per i dirigenti regionali, con esclusione delle spese di vitto non previste per i rappresentanti della giunta. Con questa delibera si conferma la rinuncia alle carte di credito. I componenti delle giunta anticiperanno le spese di tasca propria presentando successiva richiesta di rimborso nel tetto previsto da un budget annuale”.

Bello, bellissimo? No, niente affatto. 

Bisogna tornare indietro per scoprire che le carte di credito erano state già abolite dalla giunta D’Alfonso, sembrerà strano ma è proprio così, con la delibera 281 del 2015 con cui si stabilì “la rinuncia alla carta di credito prevista in dotazione al presidente e agli assessori”, per le missioni istituzionali. In pratica rimase in dotazione al direttore generale un’unica carta di credito che poteva  provvedere essere assegnata all’assessore in missione istituzionale all’estero previa autorizzazione con delibera di giunta. Ma, aspetto più importante, D’Alfonso stabilì che per le missioni istituzionali in Italia le spese fossero a carico dei singoli assessori e del presidente. E solo in caso di missioni all’estero si sarebbe potuto chiedere il rimborso, ma solo per le spese di viaggio e di alloggio. In sostanza, pranzi e cene sarebbero rimasti a carico dell’assessore. E questo perché l’assessore prende, oltre all’indennità di funzione e all’indennità di carica, anche un rimborso forfettario per i trasporti di 4.500 euro se risiede oltre i 100 chilometri di distanza dall’Aquila e 4.100 euro fino a 100 chilometri (cioè se uno è dell’Aquila, prende lo stesso 4.100 euro di rimborso forfettario per i trasporti). Un’assurdità se si considera che ognuno di loro ha a disposizione un’auto blu, l’autista, benzina gratis e il telepass. Insomma, è lo scomodo che viene pagato con questo incredibile rimborso forfettario. Quindi, all’epoca di D’Alfonso, si pensò che presidente e assessori già avevano di che pagarsi le missioni in territorio nazionale in modo più che sufficiente.

Marsilio ha cambiato tutto. In peggio: la giunta spendi e spandi ha così cancellato le carte di credito (che erano state già abolite da Dalfy) e ha introdotto le nuove regole. Regole che stabiliscono l’equiparazione del trattamento dei rimborsi a quello dei dirigenti, e ha aggiunto alle spese di trasporto anche il noleggio di auto se il treno non è comodo, per dire. E, udite udite, ha stabilito che le spese relative alle missioni di presidente, sottosegretario e assessori non debbano essere autorizzate dalla giunta regionale (della serie: partono quando glielo detta il cuore), poi il servizio Ragioneria “provvederà al rimborso delle spese sostenute, previa esibizione della relativa richiesta e della documentazione giustificativa”.

ps: Quindi, tanto per riassumere: con Dalfy gli assessori pagavano le missioni di tasca propria, con Marsilio le pagheremo noi. 




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