·Mannoia a spese nostre·

Chi ha sbagliato non pagherà, non di tasca propria. Neppure questa volta. E il concerto di Fiorella Mannoia, voluto a tutti i costi dal Comune di Pescara e inserito a viva forza tra i progetti europei dell’estate scorsa, toccherà pagarlo ai cittadini, con i debiti fuori bilancio.

Fiorella Mannoia

Non si poteva fare, e lo sapevano. O avrebbero dovuto saperlo. Lo insegnano ai corsi in Europrogettazione:

“I costi per gli interventi degli artisti non sono in nessun caso eleggibili”.

E c’erano stati anche esempi eclatanti, che avrebbero dovuto indurre il Comune all prudenza: come quello di Napoli del 2015, quando furono dirottati sul concerto di Elton John 750 mila euro del fondo di sviluppo per la cultura.
Non sono servite le rocambolesche piroette comunali, che hanno prima spostato il concerto e poi lo hanno associato furbescamente a un programma di salvataggio delle tartarughe. La mail con la notizia, già ampiamente annunciata, è arrivata due giorni fa: il Progress Report dell’importo di 172.293,95 euro è ammissibile solo per € 95.824,15 mentre le spese non certificate riguardano: 57.145,00 euro riferite alla Fattura della Elite Agency e altri 19.324,80 euro della ditta Mastergrafica per la pubblicità. Insomma, non c’è trippa per gatti e soprattutto restano sul groppone del Comune i 57 mila euro del concerto della Mannoia più quelli della pubblicità dell’evento.

Il Tarta-day

La responsabile della Project Tecnichal assistance del Comune, Rosalia Montefusco, nella mail inviata a sindaco e dirigenti, elabora una giustificazione, secondo la quale le spese dei beneficiari italiani del programma Ipa Adriatic della Regione sono soggette alla convalida dell’ufficio di controllo di primo livello, responsabile della verifica di legittimità e regolarità delle spese. E aggiunge che secondo lei, l’Ufficio di controllo di primo livello non risulta motivato “adeguatamente”, perchè non vengono indicate le norme violate.
Eppure Paola Di Salvatore, l’autorità di gestione del programma Ipa Adriatic (programma di cooperazione transfrontaliero) col quale il Comune pretendeva di finanziare la Mannoia, in una lettera del 14 luglio 2016, alla vigilia della notte bianca di Pescara, lo aveva messo nero su bianco, dopo che Andrea Mairate della commissione europea le aveva fatto sapere che non si potevano finanziare concerti con i fondi Ue. La Di Salvatore, costretta al dietrofront, scriveva quindi un anno fa al Comune che

“according to the tecnical sources of the Programme, the costs related to the artist’s presence and performance cannot be reimbursed by the Programme as they are not eligible”.

 Paola Di Salvatore

Insomma: quel concerto non poteva essere finanziato dall’Europa perchè non sono spese eleggibili, cioè non hanno i requisiti necessari.
E inutili furono le piroette che fecero dopo che Maperò sollevò il caso. Quando il concerto venne inserito nell’evento “Coast-day” (insomma, prima due chiacchiere con le tartarughe e poi la Mannoia), il Comune scrisse all’autorità di gestione sostenendo che il programma prevedeva

“l’esibizione di un’ artista di livello nazionale con l’obiettivo di coinvolgere e sensibilizzare il grande pubblico sull’importanza della tutela della biodiversità dell’ambiente marino e costiero. I destinatari del progetto Adriatic più – continuava il Comune – e nel caso specifico, dell’evento in questione, che avrà un rilievo a livello nazionale ed internazionale, sono infatti non solo i rappresentanti del mondo scientifico e istituzionale, ma anche e soprattutto il pubblico in generale”.

ps: ma l’Europa, chiaramente, non ha abboccato. E anche questa volta, toccherà a Pantalone.





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