·Maltauro, il no bocconiano·

C’è un altro no, un no che pesa, un “no” autorevole al project financing Maltauro: è quello della consulente incaricata dalla Asl di Chieti, Veronica Vecchi, docente di Public management presso Sda Bocconi, la scuola di management dell’università, esperta di Partnership pubblico privato. Eccola qui la consulenza consegnata alla Asl di Chieti: adesso sarà ancora più difficile per la Regione Abruzzo, a cui la Asl ha consegnato la documentazione richiesta  dal presidente Luciano D’Alfonso due giorni fa, firmare la dichiarazione di pubblico interesse.

Veronica Vecchi

 “La proposta così formulata risponde a un modello di PPP (partnership pubblico-privato) che ha mostrato una serie di criticità in fase di gestione a livello nazionale e internazionale, soprattutto in termini di rigidità e di scarsa sostenibilità. Fa quindi specie che il proponente non abbia cercato di interiorizzare queste evidenze nella proposta per rendere il progetto più sostenibile – scrive la Vecchi nelle conclusioni – Il contratto di PPP dovrebbe includere solo la realizzazione degli investimenti e la gestione dei servizi strettamente connessi alla parte edile. Esso dovrebbe essere remunerato a canone di disponibilità, solo parzialmente indicizzato all’inflazione (per la parte relativa alla componente di servizi di hard facility management)”.

Insomma, un progetto non sostenibile e con molte criticità. Inoltre, la durata dovrebbe essere decisamente più breve. E non va poi trascurata la situazione attuale di disavanzo strutturale della Asl, un buco di circa 40 milioni di euro, che imporrebbe di individuare soluzioni di partnership più snelle e innovative,

“che quindi consentano non solo di far fronte al fabbisogno di investimento ma anche di conseguire efficienze gestionali per contribuire, in parte, alla copertura del canone di disponibilità “.

Riunione per Maltauro

Insomma, un progetto da dimenticare.  Una perizia articolata, quella della consulente bocconiana, che presenta comparazioni con altre realtà europee e che analizza nei dettagli tutto il progetto, anche nella parte che prevede i servizi commerciali e la gestione dei parcheggi per gli utenti. Ma è la parte economica quella più interessante. Il project Maltauro non costerà 8,5 milioni di euro (tesi sostenuta all’inverosimile dalla Regione) ma la bellezza di 20 milioni come spesso hanno sottolineato le opposizioni. Non proprio bruscolini.

“Non deve creare illusioni il fatto che la gestione dei servizi generi un margine di circa 8,5 milioni di euro – scrive la Vecchi – Si tratta infatti di una extra marginalità calcolata sul valore dei servizi corrisposto ai subfornitori (e quindi allineato al costo di questi servizi sul mercato, già comprensivo di un margine industriale). Pertanto si può affermare che il “vero” canone di disponibilità ammonta a quasi 20 milioni di euro, oltre IVA e inflazione”.

E ancora: 6,5 milioni di euro per consulenze finanziarie e legali appaiono molto elevati, così come

“appaiono anche molto elevate le spese per la SPV (le società veicolo) sia in fase di costruzione che di gestione (nel piano economico-finanziario di operazioni analoghe, sono previsti costi di gestione in fase di costruzione pari a circa 550.000 e pari a 450.000 in fase di costruzione, contro, 
rispettivamente, 1.060.000 e 785.000 nella proposta per l’ospedale di Chieti)”.

D’Alfonso e Paolucci

Cifre a sproposito, che confermano tutti i dubbi sollevati dalla Asl di Chieti e giustificano la cautela e le richieste di integrazioni. Rilievi vengono fatti anche rispetto alla durata del contratto, che appare eccessivamente lunga.

“Infatti, il finanziamento bancario viene rimborsato al ventesimo anno, quello subordinato, come scritto sopra al ventunesimo anno, mentre il contratto ha una durata di 30 anni, quindi con un cosiddetto “tail period” di 10 anni”.

Secondo la consulente sarebbe invece sufficiente una durata di circa 22/23 anni.

“Essa, comporterebbe, un leggero aumento del canone di disponibilità, ma sarebbe certamente più coerente e meno impattante sui bilanci dell’Asl”.

Non è per niente opportuno poi affidare all’impresa la gestione di tutti i servizi, vanno bene la manutenzione edile e impiantistica e il servizio di gestione energetica ma i servizi di pulizia delle sale operatorie proprio no. E ciò che aveva evidenziato il rup Filippo Manci viene ribadito anche qui:

“Il fatto di inserire nel contratto molti servizi non sanitari rende lo stesso inflessibile ai cambiamenti delle esigenze dell’azienda nel tempo, visto che l’azienda dovrà garantire il pagamento del 90% del valore di ogni servizio non sanitario indipendentemente alle esigenze della stessa”.

Paolucci e Flacco

Ma ci sono anche altre incongruenze. L’equilibrio economico-finanziario, si dice nel progetto Maltauro, è assicurato dal Prezzo.

“Nel contratto medesimo il Prezzo non esiste, ed è facoltà dell’Azienda Sanitaria erogare un contributo a fondo perduto nel caso in cui avesse la disponibilità di risorse finanziarie da destinare a spese di investimento”, conclude la prof.

Casomai, sarebbe molto più opportuno ricorrere a forme di Parterariati light, contratti più semplici e gestibili. Quindi, rischi tutti a carico della Asl e vantaggi solo per l’impresa. La conclusione non lascia spazio a scorciatoie: è un no secco.
ps: e adesso la domanda è una sola: come farà la Regione ad accollarsi la responsabilità di approvare il progetto? A meno che non voglia di nuovo ripassare la palla alla Asl. Che a questo punto non sembra per niente disposta a riprendersela.




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