·Mafia e criminalità, ecco l’isola infelice·

Ci sono fatti noti e fatti che nessuno conosceva. C’è soprattutto un’isola felice che non è mai stata felice, e però ce l’hanno fatto credere. L’Abruzzo e Sulmona sono stati i protagonisti di un convegno sulle infiltrazioni mafiose che ha visto protagonisti l’ex procuratore antimafia Franco Roberti, il giornalista del Corriere Giuseppe Guastella e Teresa Nannarone, avvocato e animatrice del dibattito.

Nannarone ha snocciolato cifre ed episodi partendo dalle due relazioni della Direzione nazionale antimafia del 1997 e del 2007, per finire ai fatti di cronaca che hanno visto protagonista proprio Sulmona, non tutti noti all’opinione pubblica, come l’arresto nel 2015 del camorrista Mallardo che al cimitero di Sulmona aveva fissato la sua sede di incontri malavitosi. Sì, al cimitero di Sulmona. O ancora, quelli più noti e mai conosciuti, dell’incendio del Morrone, di quello dei mezzi del Cogesa, delle mafie dei pascoli, dei traffici di droga, del gioco d’azzardo, dei rifiuti. Tutte attività di cui la malavita organizzata si nutre e che in Abruzzo registrano preoccupanti livelli.

Tanto che, dice l’ultimo report della Dna del 2018, la ‘Ndrangheta ha in Abruzzo una presenza stanziale, la camorra è molto attiva, la criminalità pugliese gestisce i patrimoni, la slava e l’albanes i traffici di droga e quella nigeriana la tratta delle schiave-prostitute. I numeri dicono che in Abruzzo ci sono 243 immobili e 245 società sotto sequestro per mafia. E tra queste ci sono esempi anche a Sulmona e nell’Alto Sangro, dove la presenza del supercarcere favorisce lo stanziamento di famiglie malavitose.

Immobili con relative pertinenze (box, autorimesse posto auto), terreni e aziende agricole, alcune strutture ricettive, attività commerciali e immobiliari, rappresentano solo alcune delle tipologie di beni sottratti alle mafie in Abruzzo, concentrati, seguendo un ordine quantitativo decrescente, nelle province di Chieti, Pescara, Teramo e L’Aquila.

Teresa Nannarone

Più nel dettaglio, ha illustrato Teresa Nannarone, le ultime risultanze investigative attestano la presenza di soggetti riconducibili alla cosca Morabito-Palamara-Bruzzanti di Africo (Reggio Calabria) e del gruppo Ferrazzo di Mesoraca, quindi ‘Ndrangheta.

Sul territorio confluiscono anche ingenti quantitativi di stupefacenti, importati dalla Campania e rivenduti, prevalentemente, in provincia di Pescara, nelle numerose località turistiche che si affacciano sulla costa, e nel Teramano. “Al riguardo si richiama l’operazione “Sta senz pensier” – ha detto Nannarone – conclusa dai Carabinieri nel mese di marzo, che ha riguardato un traffico di droga gestito da un’organizzazione composta da soggetti teramani e napoletani. 

Le basi operative della consorteria erano nei comuni di Alba Adriatica e Martinsicuro. Il sodalizio curava ogni dettaglio: dall’importazione della droga dal quartiere napoletano di Secondigliano, con ripetuti viaggi su auto di piccola cilindrata, alla suddivisione delle dosi, fino alla vendita e al recupero dei crediti attraverso pestaggi e danneggiamenti. Il flusso continuo degli arrivi consentiva di soddisfare le richieste provenienti dal mercato teramano e marchigiano, fino alla periferia di Ancona. 

Gli illeciti riconducibili a emanazioni di gruppi camorristici sono essenzialmente collegati al riciclaggio, all’infiltrazione negli appalti e allo spaccio di sostanze stupefacenti, attraverso “manodopera” locale. Per quanto concerne le organizzazioni pugliesi, continuano ad essere prevalenti le attività predatorie e, anche in questo caso, lo spaccio di stupefacenti. 

Franco Roberti

“Passare dalla convivenza alla connivenza è facile – ha spiegato in vece Roberti – perché oggi le mafie proliferano sulla corruzione e gli affari, usando il braccio armato solo marginalmente. Un territorio come quello dell’Abruzzo interno è molto vulnerabile, per contiguità geografica con la Campania e la Puglia e per la povertà che spesso fa vedere nelle mafie una via breve alla soluzione dei problemi economici”.

 “La legalità costa, non basta fare le leggi, bisogna farle funzionare” – ha spiegato Roberti che ha portato l’esempio delle 200 nuove unità di personale disposte per l’Agenzia nazionale dei beni confiscati, di cui anni dopo non si vede l’assunzione. L’ex Procuratore nazionale Antimafia ha elencato quattro caratteristiche che distinguono le mafie dalle altre organizzazioni criminali: la tendenza ad avere rapporti con la politica, la mimeticità, la territorialità e il perseguimento delle estorsioni come metodo di controllo e rafforzamento. A una domanda sui rischi di infiltrazione connessi alla ricostruzione, come nel caso dell’Aquila, Roberti ha sottolineato il rafforzamento di strumenti che hanno permesso una maggiore prevenzione rispetto a vicende come quella dell’Irpinia:

“Abbiamo a disposizione una maggiore conoscenza, l’incrocio di dati forniti dalle direzioni distrettuali antimafia” consente di segnalare i soggetti e le imprese “a rischio” nel settore degli appalti.

Un convegno importante, interessante, che ha visto la clamorosa assenza di esponenti del Comune. Eppure si parlava di territori, di Sulmona, di rischi e di pericoli. Non solo denunce, ma anche proposte, tante proposte. 

Il segretario regionale del Pd Michele Fina ha annunciato l’apertura di un Forum regionale antimafia. E come primo strumento di lotta e sensibilizzazione Nannarone ha invocato la trasparenza e la pubblicità di dati e informazioni come i fornitori di beni agli enti a cominciare dai Comuni e la lista delle società e delle imprese che hanno sede nel territorio. 

L’idea che è venuta fuori è quella di un protocollo d’intesa che gli enti locali, dai Comuni alla Regione, dovrebbero adottare. Un documento di trasparenza amministrativa, basato sulla pubblicazione di nomi e visure camerali delle società che hanno a che fare con la pubblica amministrazione, i beni venduti e affittati, nel pubblico, ma anche nel privato, specie se si tratta di capannoni industriali e artigianali. Lì dove le mafie comprano, lavano soldi e nascondono rifiuti. E Roberti si è impegnato a convincere la Regione Abruzzo ad adottare il protocollo, anche perché è una delle poche Regioni a non averlo.

ps: una sfida non facile. Vedremo.




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