·Lo sterco del diavolo·

#IoSonoTempesta (Regia: Daniele Luchetti. Con: Marco Giallini, Elio Germano, Eleonora Danco, Jo Sung, Francesco Gheghi, Carlo Bigini, Marcello Fonte, Franco Boccuccia, Paola Da Grava, Federica Santoro, Luciano Curreli. Genere: Commedia, Drammatico)

Due grandi attori (Giallini e Germano) si fanno condurre da Luchetti in una storia che oscilla tra l’iperrealismo e la parabola, raccontata con toni eccessivi e per la verità in gran parte espressiva proprio (e solo) grazie a loro. Giallini è un super milionario che ha costruito la sua fortuna, costantemente, sull’inganno, l’imbroglio, l’elusione. Coadiuvato da schiere di avvocati e consulenti, riesce allegramente a violare le leggi dello Stato ed a prendersi gioco del Fisco, maneggiando con il denaro come fosse quello del Monopoli. È riuscito ad accumulare una tale ricchezza materiale che può permettersi di comprare tutto, persone incluse. Partendo da sotto zero, da un padre che lo insultava ed umiliava, che entrava ed usciva dal carcere, Numa Tempesta ha trovato nei soldi il modo per riscattarsi, con la soddisfazione di accumularli senza fatica, giochi di prestigio con le banche e palazzine costruite nel deserto. La scena di Giallini che fa l’idromassaggio in una vasca con la cromoterapia, in cima a un grattacielo, con vista cupolone, fotografa il suo status e fa ben comprendere lo stupore, la rabbia e l’incredulità con cui accoglie la notizia che devierà il corso dei suoi giorni: deve scontare una vecchia condanna penale per frode ormai divenuta definitiva e per evitargli il carcere i suoi legali si sono accordati per un anno di servizi sociali (c’è chi ha visto in questo una citazione della vicenda di Berlusconi, accompagnato ad assistere i vecchietti dell’ospizio in limousine). La vita di Numa si intreccia a quel punto con quella di un gruppo di poveracci veri, barboni, disoccupati, diseredati di ogni genere, che frequentano un centro di accoglienza e assistenza. Qui il milionario ha il compito di distribuire il cibo, pulire i sanitari, aiutare a fare la doccia, parlare, creare empatia con gli assistiti. Vi immaginate? Quanto di più lontano dalle abitudini di Tempesta. Lì, in quel magma di disperazione, sotto gli occhi severi dell’assistente sociale (una fanatica della sofferenza e della vita grama) incontra Bruno, lo sfortunato ragazzo padre interpretato da Germano. Il film racconta come Numa riesca a conquistare quel territorio che pure gli è così estraneo. Ci dice che due biglietti da 50 euro sono più convincenti di qualunque mano tesa. Altro che empatia. Una storia che descrive senza tanti fronzoli e buonismi le miserie umane e che ci dice che nulla è più invidiato della condizione del ricco. Cosa si è disposti a fare per uscire dal tunnel della povertà? In realtà di limiti non ce ne sono, tanta e tale è la voglia di svoltare, di non doversi più mettere in fila per una brodaglia. Di potresti permettere le bollicine e la carne di manzo di kobe. L’idea è buona, ottimi gli attori, Giallini capace di essere insieme divertente e disperato. Germano un perfetto interprete del neorealismo italiano. Quasi letterario. Quello che non mi è piaciuto e che non ho compreso è il finale, la china dell’ultimo quarto della storia, che porta ad un esito che forse ha voluto rappresentare un contrappasso ma che nemmeno in questa ottica sono riuscita a “perdonare”: è come se Luchetti avesse smorzato i toni e voluto insegnare qualcosa. Ma non c’era spazio per una morale nell’esistenza di Tempesta, sarebbe stato più naturale che uno col nome del secondo re di Roma (dopo Romolo) vincesse e basta, anche coi suoi metodi discutibili. Da sapere: le scene che sarebbero ambientate in Ucraina sono in realtà girate in Abruzzo, Gran Sasso d’Italia. Una cornice di incredibile e cruda bellezza, impossibile da capire senza i titoli di coda. La mia valutazione è di 3 ciak 🎬 🎬🎬 per l’iter discendente della storia. 5 agli attori. Ma era quasi scontato.





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