·Sciopèn, cotto e scippato·

Dalla cabina di regia ai fornelli: Luciano Odorisio diventa chef, ristoratore, una curva a gomito nell’evoluzione della sua bellissima carriera. Succede, nell’era dei Cracco e dei Masterchef. Ed è quello che hanno pensato i suoi concittadini ma non solo loro, quando hanno visto comparire la targa “Sciopèn ristorante” sopra il portoncino di via Porta Pescara, proprio a due passi dalla casa del grande regista teatino, lì a Chieti proprio nella sua Chieti.

E invece no, invece è una storia che molto probabilmente finirà a carte bollate, tra parenti addirittura.

Luciano Odorisio, sta per aprire un ristorante?

“Non so nulla”

Un ristorante che si chiama come il suo film, quello del Leone d’oro, la sua creatura più preziosa.

“Accidenti! Nessuno mi ha detto niente”

Essù, non faccia il reticente.

“Bè, insomma…ma come gli sarà venuto in mente, visto che sono molto conosciuto per quel film, anche all’estero, e quel marchio è mio, regolarmente registrato alla Siae, e sono miei i diritti di utilizzazione. Per la verità miei e della Rai, al 50 per cento.”

Quindi?

“Quindi se copi il nome stai lucrando sul successo altrui, su quel nome. Non mi sembra sia possibile, chissà magari c’è un’altra ragione. Sì, l’affetto, ecco la ragione vera. L’hanno fatto per affetto. Non ho dubbi. Sono quasi commosso.”

Sta dicendo che il ristorante Sciopèn che aprirà a Chieti non è roba sua e si tutelerà legalmente?

“Ho detto questo? No no, non so. Certo bisognerà capire meglio, non so, sono un pò in imbarazzo, oltre che commosso, non per me, per loro, che però dubito siano commossi. Ma possibile che non c’era un altro modo per manifestarmi il loro affetto parentale? La loro stima?”.

L’inaugurazione è fissata per il 28 novembre, almeno l’hanno invitata?

“Sì, solo oggi pomeriggio, una telefonatina veloce della madre dei futuri ristoratori. Come al solito molto carina ed affettuosa. Però è strano che parenti così cari non mi abbiano detto nulla, che non abbiano neppure usato la carineria di interpellarmi, di chiedermi chessò “che ne dici se usiamo il nome del tuo film?” Non l’hanno fatto, forse volevano farmi una sorpresa, anzi per dirla come mi ha detto Fausta oggi al telefono “una meravigliosa sorpresa”. Forse c’è anche un altro motivo, riflettendoci, il motivo del cuore, conoscendoli, tre pezzi di pane, padre e figli, e io so che solo a sentire la mia voce gli sarebbe venuto un magone per l’affetto e così hanno evitato di chiamarmi loro direttamente delegando la moglie e madre per la lieta ambasciata. I parenti so’ piezz’ ‘e core, nun c’è gnente a fa!”.

L’iniziativa è di Paolo e Federico De Cesare insieme al loro amico Manuel Pantalone, così si legge su Facebook. “L’amore per la città lo si dimostra concretamente soprattutto cercando di far ripartire l’economia e il lavoro. Io nel mio piccolo con #Sciopen ci provo”, ha scritto Paolo

“Ci provano con un nome di mia invenzione, curiosa la vita, non crede? Comunque che bello poter contribuire anch’io a far ripartire l’economia di una città a me tanto cara.”

A sinistra i fratelli De Cesare, a destra Manuel De Marco

Quindi sono suoi parenti?

“Sono figli di mio cugino Angelo. Però ripensandoci, strano che facciano queste cose, e che neppure mi interpellino. Loro hanno una fervida fantasia, e vanno a briglia sciolta. E hanno fatto tutto a mia insaputa. Sono gli stessi che mi chiesero molto carinamente di diventare testimonial del teatro Marrucino, praticamente gratis. Sono comunque sicuro che l’abbiamo fatto per una dimostrazione d’affetto e di stima nei miei confronti.”.

In questo caso cosa ipotizza, la sottrazione del copyright?

“Li conosco: hanno una scatenata fantasia, forse ritengono che i diritti del mio film si estendano alla famiglia, in una specie di successione nepotistica. Insomma, sono degli artisti con l’arte degli altri (oppure per interposto cugino). Ma forse loro non lo sanno neppure che è uscito il film Sciopèn. E poi almeno lo avessero chiamato “Sciopèn restaurant”, in francese, lì a Porta Pescara, come sotto la Tour Eiffel, sai la gente, ci venivano in pellegrinaggio.”.

Magari ci saranno piatti ispirati ai suoi personaggi, come la Rossa di via Paradiso. Sarebbe una bella citazione.

“Massì, probabilmente le portate avranno i nomi dei miei personaggi. Non vorrei ripetermi ma confido nel loro affetto e nella loro stima. Uno dei piatti si chiamerà sicuramente Debborah, che cazz’ d’ nom’ Debborah!”.




Articoli correlati

  • Sciopèn, che feuilleton27 Novembre 2019 Sciopèn, che feuilleton Una battaglia legale in piena regola, e per di più tra parenti. Ora, mentre il regista Luciano Odorisio si è rivolto agli avvocati per difendere la sua creatura, il film Sciopèn, […]
  • Lo schiaffo di Sciopèn21 Novembre 2017 Lo schiaffo di Sciopèn Grazie, dieci volte grazie, e mille volte grazie. Ma la risposta è no. E’ arrivato con una lettera garbatissima e ironica, che però è una vera e propria presa per i fondelli, il no del […]
  • Sciopèn senza Flaiano10 Luglio 2018 Sciopèn senza Flaiano Domenica sera sul palco,  il presidente della giuria del Premio Flaiano, Masolino D’Amico, alla domanda del conduttore che gli chiedeva con quali criteri venissero selezionati i vincitori, […]
  • Falsa partenza per Di Stefano23 Settembre 2020 Falsa partenza per Di Stefano Non ce l’ha fatta a vincere al primo turno il candidato della Lega Fabrizio Di Stefano e il nuovo sindaco di Chieti uscirà dal ballottaggio del 4 ottobre prossimo: l’ex parlamentare di An […]