·L’Ispettore e l’agente ausiliario·

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Da quando gli avevano affidato quel giovane agente ausiliario, l’Ispettore Luciano Venditto andava più volentieri al lavoro. I due condividevano la piccola stanza nella quale si occupavano delle pratiche del personale.
L’Agente ausiliario era lì per svolgere il servizio militare, mentre Venditto, il cui nome veniva sistematicamente storpiato in “Venditti”, era un ispettore di carriera che non godeva di grande considerazione tra i colleghi. Arroccato nel suo ufficio personale, refrattario a qualunque servizio operativo, re degli straordinari conteggiati ma chissà se effettuati realmente, Venditto aveva, tuttavia, un apprezzabile spessore umano, ed anche, si rese conto il giovane agente nel corso dei mesi, una certa astuzia burocratica. L’ispettore sosteneva, ad esempio, che in Polizia non bisognava mai farsi vedere troppo pronti e sveglii, per non rischiare di essere “buttati” nei servizi operativi, e consigliava di non dire mai ciò che si pensa realmente, soprattutto di politica. Nella mente del giovane agente, ogni tanto, si affacciava il dubbio che il suo mostrarsi un po’ tocco potesse essere una messa in scena, l’astuto disegno di una mente raffinata. Circolava la leggenda, del resto, che l’ispettore fosse stato, in precedenza, un poliziotto super operativo, che addirittura avesse svolto servizio in certi nuclei speciali, sino a quando, a seguito di un incidente occorso durante un’operazione di polizia, era rimasto gravemente ferito, nel corpo e nella mente.
Venditto aveva due figli: uno pre-adolescente, dall’atteggiamento indolente e un po’ lunatico, che lo chiamava per nome, anziché “papà”; l’altro, invece, ancora bambino, ma, a detta del padre, un mezzo genio. Il mezzo genio aveva ripreso tutto dalla mamma, diceva l’Ispettore con un tono, al tempo stesso, orgoglioso e dimesso.
Tutti e due i figli erano malati di calcio, tifosissimi della Roma ed era per amore loro che Venditto, da juventino, si era trasformato in un fervente lupacchiotto. La vera passione di Venditto, altrimenti detto Venditti, era però la Pianese, squadra del suo paese di origine, Piancastagnaio, che militava nella serie D. Un paio di volte, di domenica, andarono tutti insieme, l’ispettore, i suoi due figli ed il giovane agente, a vedere le partita della Pianese. Domeniche assurde, con partenza da Roma alle nove di mattina e ritorno che era oramai sera.
Nel tempo in cui lavorarono insieme, si affezionarono l’uno all’altro. Trascorso un biennio, quando l’agente lasciò la Polizia per seguire altri percorsi lavorativi, le loro strade si separarono.
Due decenni dopo, in una sera qualunque, l’ex agente si imbatté, su un giornale sportivo, in un articolo di tattica calcistica che gli parve particolarmente brillante. Incuriosito, badò al nome dell’autore: Romano Venditto. Non ci volle molto a collegare il nome al ricordo dell’Ispettore e ad ipotizzare che questo Romano fosse proprio suo figlio. Tutto tornava, dal nome, all’anno di nascita, al fatto che, sebbene scrivesse di calcio con tanta competenza, nel suo profilo si definiva un economista. L’Ispettore, in effetti, una delle ultime volte in cui si era sentito con l’ex agente, aveva raccontato, con giusto orgoglio per entrambi, che il figlio “sfaticato” era diventato un serio ed apprezzato poliziotto, e l’altro, il mezzo genio, laureatosi con lode in economia e commercio, era per l’appunto “un economista”.
Questo Romano era dunque il figlio genialoide di Venditto, quello che a suo dire aveva ripreso tutto dalla mamma, perciò era intelligente, mentre lui, Luciano Venditto, altrimenti detto Venditti, non lo era mica tanto.
“Chissà com’è diventato Romano”, si chiese l’ex agente. L’ultimo ricordo che ne aveva era di un bambino occhialuto e paffutello Armato di google, si mise quindi a cercare delle foto in rete ed infine le trovò. Gli apparve così l’immagine di un trentenne smilzo, con la barba, dall’aria colta e sorniona, che rivelava una chiarissima somiglianza: era identico al padre.





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