·L’inutile forcing di Dalfy·

C’era tanta fretta il 29 dicembre dello scorso anno intorno al tavolo della Regione per chiudere presto, il più presto possibile, sul progetto Maltauro. Poco più di un mese fa, e nonostante fossero già abbastanza chiari i problemi del gruppo di Vicenza, il presidente Luciano D’Alfonso spinge sull’acceleratore. Adesso, a distanza di trenta giorni, il rup (responsabile unico del procedimento) della Asl di Chieti Filippo Manci scrive la parola fine: escluso per sempre dal project financing per la realizzazione del nuovo mega ospedale di Chieti il gruppo Maltauro, come ha anticipato Maperò nel post di ieri.

Il dg Flacco con Paolucci

Alla riunione quel 29 dicembre ci sono tutti, D’Alfonso, Paolucci, Muraglia, il direttore generale della Asl di Chieti Flacco, esponenti dell’Avvocatura regionale e persino Leombroni, presidente dell’Arap. Più tardi e a sorpresa D’Alfonso introduce i rappresentanti di Maltauro e il presidente della Commissione di vigilanza Mauro Febbo: a sorpresa, perchè i rappresentanti della Asl non erano stati informati.
Novanta giorni di tempo per dare l’ok al progetto: si discute, in quella riunione, se i tre mesi decorrano da luglio, quando Maltauro presenta il primo progetto o da novembre, quando apporta la modifica con l’adeguamento alle nuove norme sugli appalti.
In quella riunione salta fuori anche il fatto che l’impresa non è in regola con le contribuzioni fiscali, in pratica non ha pagato una cartella esattoriale dell’agenzia delle entrate di Vicenza. Però aveva dichiarato di non aver commesso violazioni gravi rispetto agli obblighi per il pagamento delle tasse e delle imposte.

Mauro Febbo

Ed è a quel punto che D’Alfonso

“invita a scavalcare questo aspetto – così come si legge nel verbale della riunione – che non preclude alla pubblica amministrazione di andare avanti ed esorta ad un obbligo di correttezza reciproca perchè esiste un ordinamento che stabilisce doveri ed una condotta di totale neutralità e tecnicità e non di facilitazioni”.

Rassicura tutti, Dalfy, annunciando

“che andrà anche a parlare alla procura e all’Anac per avere il loro punto di vista e lo stesso invita a fare all’impresa per una memoria integrativa”.

Insomma, nonostante la palese violazione di legge, il governatore pensa che sia tutto risolvibile. Anzi, si legge sempre sul verbale, prende in mano il telefono e chiama direttamente il vice presidente dell’Anac Merloni e poi il giudice civile Sergio Casarella, in servizio presso il distretto giudiziario delle Marche, per chiedere lumi sul termine dei 90 giorni. A Merloni nel corso della telefonata approfitta per dire che presto organizzerà un convegno a Pescara al quale intende invitarlo come relatore. Non ottiene risposte certe e anzi Merloni lo invita a mettere per iscritto il quesito.

Invece, nel giro di poco, la situazione precipita. Il rup Manci chiede un parere all’ufficio legale che non lascia spazio a dubbi: Stefano Spadano il 19 gennaio mette nero su bianco che secondo lui,

“la proposta di finanza di progetto presentata il 19 luglio 2016 non possa essere accolta in quanto contrastante con le previsioni di legge”.

Tra l’altro Spadano mette in evidenza la contraddizione tra il project financing con il progetto di un Hub di secondo livello organizzato “secondo logiche di connessione funzionale al presidio ospedaliero di Pescara”, contenuto nel nuovo piano sanitario. Una contraddizione più volte messa in luce anche dai tecnici della Asl e dal presidente della Commissione di vigilanza Mauro Febbo che ieri sul tema ha tenuto una conferenza stampa. Insomma, una bocciatura piena: Spadano rileva prima di tutto che la proposta Maltauro all’atto della presentazione, “risultava carente di regolare cauzione a garanzia dell’offerta” e anche di documentazione idrogeologica e sismica e poi che una “regolarizzazione postuma” avrebbe finito per consentire all’impresa di “non preoccuparsi dell’esistenza a proprio carico di una irregolarità contributiva o fiscale”. E l’avrebbe messa in una posizione di ingiusto vantaggio.
Quanto basta. Il rup, pochi giorni dopo, scrive la parola fine. Adesso Maltauro ha due possibilità: impugnare la decisione di Manci o presentare un progetto da capo.
ps: Ma quel che è certo è che i tempi, le procedure, le irregolarità, dilaterebbero i tempi a dismisura. Invece la Asl ha fretta di mettere in sicurezza l’ospedale con le norme anti-sismiche: e ieri già si è messa al lavoro. La Regione e il suo presidente si dovranno mettere il cuore in pace: il project financing, inutile e costoso, soprattutto con una Asl che in bilancio ha un buco di 40 milioni di buco, è definitivamente tramontato.




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