·L’intruso·

Camminavo per una via del centro e mi sono trovato a schivare un bel po’ di obiettivi. I turisti scattavano ed io cercavo di accelerare o rallentare il passo per non invadere la foto. 

“Mettetevi qui, anzi un po’ più in là…. cheese…”.

Vi siete mai chiesti in quante foto siete comparsi senza volere? Senza il volere vostro, voglio dire, e, ancor meno, di chi scattava la foto. Ospiti indesiderati, magari pure maledetti: “Guarda questo, proprio ora doveva passare?”. Intrusi.

Ne ho anche io di foto con degli intrusi. A Santorini, per esempio. Assistevamo, con mia moglie, allo spettacolo del tramonto sul mare, in scena tutte le sere, particolarmente suggestivo dalle stradine del paese di Oia. Uno spettacolo muto, cui si assisteva in un silenzio che si può definire religioso o laico a seconda delle riflessioni che una visione del genere, nel rapporto tra il particolare e il tutto, tra l’infinitesimale e l’immenso, suscita nel cuore di chi ha la fortuna di contemplarlo. Il silenzio era tale che, ogni tanto, si poteva udire il live fruscio dello scatto di una foto. Niente squilli di cellulare. Esistevano già, ma non erano così diffusi. E, soprattutto, non funzionavano all’estero. 

Alcune di queste foto, nel raccogliere la testimonianza di quel magico momento, colgono, oltre a mia moglie e a me, molte altre persone. Non era nostra intenzione, anche se tutti quegli uomini e quelle donne, giovani e anziani, in silenzio, tra i muretti bianchi di quel piccolo paese, erano uno spettacolo nello spettacolo. 

Ora sono con noi. Nelle nostre foto. 

Chissà quante volte è successo a me. Comparsa di uno spettacolo che aveva altri protagonisti. Se fosse possibile raccogliere tutte queste foto, potremmo ricostruire la nostra vita da una prospettiva diversa. Quella di chi non era interessato a noi. 

Il viaggio in Inghilterra, quello della maturità, le gite del ginnasio e del liceo, i weekend quando ti pareva, prendi e parti, oppure raccogli e resta.
Di tutto questo c’è una testimonianza sconosciuta, sparsa per il mondo, di cui non abbiamo nessun controllo. Racconta, se ci pensate bene, la possibilità di una seconda vita. Partendo da qui, dalla nostra vita conosciuta, racconta tutti i viaggi che non abbiamo fatto, i posti che non abbiamo visto, le persone che non abbiamo conosciuto. Ospiti involontari di uno scatto che voleva riprendere altro e invece ha ripreso noi.
Ricordate quel viaggio lì? Quando vi eravate divertiti un sacco, poi siete tornati a casa e ogni tanto ci avete ripensato con nostalgia? Beh una parte di voi è tornata, è vero, ma un’altra ha continuato a viaggiare. Nascosti nel buio di un rullino fotografico ancora da sviluppare, tra i byte di una scheda di memoria ancora da scaricare, siete arrivati a Melbourne o a Johannesburg, a Oslo o a Washington. 

Non lo sapevate ma avete girato il mondo, conosciuto un sacco di persone, abitato mille case diverse. 

 “Mettetevi qui, anzi un po’ più in là…. cheese…”. La prossima volta che sentirete queste parole, iniziate a preparare i bagagli. State per partire.




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