·Mazzette, figli e amici·

Incarichi affidati ad personam, senza rispettare criteri di trasparenza e imparzialità: accadeva anche questo negli appalti del Mibact sul dopo terremoto finiti nell’inchiesta dell’Aquila che ha portato agli arresti domiciliari dieci persone.
Sì, funzionava così. E ieri la polizia giudiziaria è tornata negli uffici del Mibact per una nuova perquisizione. Durante la prima perquisizione sono stati trovati soldi in contanti nei comodini di due degli indagati: 15 mila euro in tutto, che loro hanno giustificato sostenendo che servivano per le spese personali. Ma per i magistrati sono tangenti belle e buone,

Soldi, incarichi, perizie di variante. Nell’ordinanza di custodia cautelare c’è un’intercettazione che racconta come andassero effettivamente le cose.
A giugno dello scorso anno un esposto anonimo fa scattare un’inchiesta ministeriale diretta dalla dirigente Mariantonietta Leone del Mibact di Roma. Lei incalza telefonicamente Berardino Di Vincenzo in qualità di segretario regionale, contestandogli gli incarichi e mostrandogli “come gli stessi apparivano affidamenti clientelari” e poi gli chiede quale fosse stata la procedura seguita per l’assegnazione:

“Ha fatto, ha interpellato più persone, ha confrontato più preventivi, cioè io tutto questo non ce l’ho negli incarichi quindi io non posso dire che criteri lei abbia seguito, cioè mi sembra un rapporto diretto tra me e lei…ma lei ha richiesto solo un preventivo? cioè perchè solo a questa persona?”

Nella seconda telefonata Di Vincenzo cerca di scoprire se la sua interlocutrice stesse indagando su di lui: “Io le chiedevo, ma lei sta indagando su di me? Ho capito, quelle…”,  aggiungendo che in qualità di segretario supplente lui aveva soltanto vistato gli incarichi per la trasmissione, non avendoli mai affidati di persona, scaricando così la responsabilità sui vari rup.
Come agivano insomma, nell’affidamento degli incarichi? Ecco cosa risponde Di Vincenzo alla Leone:

“Con una rotazione degli incarichi. Il rup ne sceglie prima…tendenzialmente siccome lavoriamo nella regione, a livello regionale, si tende a scegliere chi su quel luogo ha già prodotto degli studi che ci sono stati segnalati dai comuni, dai parroci, dalle curie”. Spesso figli, parenti, amici.

Berardino Di Vincenzo

Incarichi e soprattutto perizie di variante false, redatte al solo scopo di recuperare il ribasso. Funzionava così. E accadeva che i funzionari mettessero a disposizione la loro funzione per la sostituzione di documenti necessari per la gara pubblica.
Dalle intercettazioni ambientali emerge con chiarezza che Lionello Piccinini, funzionario dell’ufficio Gare e appalti del segretariato regionale del Mibact e Berardino Di Vincenzo, al fine di aggiudicare la gara per i lavori della Torre Medicea di Santo Stefano di Sessanio a Giampiero Fracassa,

“ricevevano da quest’ultimo la somma di 20 mila euro ciascuno”.

In quel caso, si legge nell’ordinanza, pochi giorni prima dell’apertura delle buste, Lionello Piccinini si incontra a bordo della propria auto con Giampiero Fracassa. Dall’intercettazione si evince che Fracassa “avesse con sé i documenti firmati da sostituire con quelli già presenti nella busta depositata presso il segretariato”.
E poi la consegna dei soldi. Ecco l’intercettazione.

Fracassa: andiamocene qua sotto
Piccinini: eh si faccio il giro con la macchina
Fracassa: aspetta è meglio così che non ci sta nessuno davanti…aspe’ asp…il bracciolo si può aprì…senti qua sono 20 meno 10
Piccinini: eh no
Fracassa: 20 e 20
Piccinini: eh no ci stanno quelli di Dino
Fracassa: quelli glieli ho dati
Piccinini: gliel’hai dati? sta a posto.

Il teatro dell’Aquila

Un’impresa a carattere familiare, quella messa in piedi da Di Vincenzo, secondo il gip Gargarella: il ruolo del capofamiglia è stato indispensabile ai parenti “per ottenere incarichi per la ricostruzione” ma anche ai collaboratori del suo studio. Il figlio Giancarlo è risultato ben inserito nel sistema

“e non ha mostrato remore a mistificare la realtà (si pensi anche alla retrodatazione dei verbali di sopralluogo inerenti la sicurezza del cantiere per i lavori di consolidamento della Chiesa di San Pietro Apostolo in Rovere, dove figura come responsabile della sicurezza in fase esecutiva) al fine di ottenerne introiti personali”.

Un’altra indagata, Alessandra Del Cane figlia di Aldino Del Cane (per la quale è stato disposto il divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale) intimo amico di Piccinini, nominata supporto al Rup per i lavori del teatro comunale, viene definita “un ariete da utilizzare per sfondare una parete”. Secondo il gip,

“il rapporto di amicizia e l’inesperienza della Del Cane sono indice sintomatico dei rapporti corrotti e viziati dall’interesse personale”.

ps: Un intreccio di favori e di illegalità che cresce all’ombra della ricostruzione. Dalla Regione  Di Vincenzo, una volta andato in pensione, ottiene un incarico di consulenza gratuito che gli consente di continuare a controllare le gare: lo dice lui stesso alla moglie, in un’altra delle intercettazioni che hanno permesso di alzare il velo sugli appalti del post-terremoto.





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