·L’incarico a doppio effetto·

In fondo la Regione Abruzzo ha un cuore grande così. E chi l’avrebbe mai detto. Invece no, invece il 7 giugno scorso la giunta ha assegnato l’incarico di Rgd a Carlo Massacesi, proprio a quel dirigente al quale dovrà rimborsare un sacco di soldi, come stabilito dal giudice del lavoro due mesi fa. Massacesi aveva impugnato la nomina di Vincenzo Rivera a direttore di dipartimento della Presidenza e dei rapporti con l’Europa: no, non aveva i requisiti, la Regione Abruzzo non poteva nominarlo e quindi ha assunto un “comportamento non corretto”, ha stabilito il giudice. Per questo è stata condannata a risarcire Massacesi col 60 per cento delle differenze retributive per tre anni. Adesso, con questo incarico, trova il modo  di spuntargli l’arma del ricorso. 

Il presidente Luciano D’Alfonso

Così il 7 giugno pensa di assegnargli l’incarico di Rpd, responsabile dei dati personali, previsto dal regolamento del Parlamento europeo. L’incarico per la verità inizialmente era stato assegnato a Fabrizio Bernardini che però ha fatto presente di essere incompatibile, intanto perché riveste un ruolo di vertice, poi perché dirige un dipartimento che ha responsabilità in ambito finanziario, economico e di gestione e selezione delle risorse umane. Insomma, un’altra nomina illegittima. E allora, quale migliore occasione: ecco pronto l’incarico per Massacesi, che ora si troverà nell’imbarazzo di barcamenarsi tra un ruolo di responsabilità e la causa contro la Regione. Insomma, un bel conflitto.

Il timbro sull’incarico la giunta lo mette il 7 giugno scorso, e nello stesso tempo al dirigente in causa organizza un ufficio ad hoc, assegnandogli l’avvocato Maria Elena Di Cesare.

E chissà se a questo punto la causa si fermerà. Tutto era cominciato quando Massacesi ha impugnato la selezione indetta dalla Regione a gennaio dello scorso anno per individuare il nuovo direttore del dipartimento della presidenza e ai rapporti con l’Europa al posto di Giovanni Savini che se ne era andato sbattendo la porta: il bando è aperto ai dirigenti regionali e agli esterni con particolari requisiti. La scelta viene poi fatta dalla giunta, su proposta del presidente della Regione Luciano D’Alfonso. Partecipano alcuni dirigenti regionali tra i quali, appunto, Massacesi. Che nonostante i titoli viene scaricato: al suo posto Dalfy nomina Vincenzo Rivera. E’ il primo passo di una carriera sfolgorante che lo porterà a diventare direttore generale al posto di Cristina Gerardis. Peccato però che Rivera non abbia i requisiti: non ha mai svolto funzioni dirigenziali  e soprattutto non ha esperienza “pluriennale”. Lui, infatti, nella giunta Del Turco ha svolto soltanto il ruolo di coordinatore della segreteria, altro che dirigente. Un incarico politico e nulla più. Ma il duchino aquilano, a dispetto di tutto e di tutti, ottiene il massimo del punteggio. Massacesi a quel punto va dal giudice al quale chiede di accertare il “non corretto comportamento della Regione” e lamenta di aver perso così benefici professionali e patrimoniali. Il giudice gli dà ragione e la Regione, difesa dall’avvocato Buscemi dell’avvocatura dello Stato, è costretta a battere in ritirata. Fino a quando non si inventa l’incarico nuovo di zecca.

ps: diavolo di una Regione.

 




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