·Liceo blindato, la Digos a scuola·

E chi l’avrebbe mai detto che scoppiasse qui, proprio qui la rivolta delle rivolte, con tanto di assemblee occupazioni, braccio di ferro con la preside e risposte a muso duro, qui nel liceo dei bravi ragazzi? Finisce con lo sgombero forzato la protesta di ieri, interviene la Digos che tornerà oggi per accompagnarli in classe, finisce così la mobilitazione degli studenti del Liceo classico di Pescara, con uno scontro a distanza tra i ragazzi e la preside Donatella D’Amico, è lei che chiama la polizia quando la situazione sta per sfuggirle di mano, è lei che chiede l’intervento delle forze dell’ordine per il rientro in aula: oggi alle 8 del mattino le porte dello storico liceo saranno presidiate dalla polizia che dovrà garantire la sicurezza dei ragazzi, così ha spiegato la preside.

“Un clima di totale repressione”, denuncia il collettivo studentesco, che va giù duro: “purtroppo la democrazia nel nostro Paese è fortemente sotto attacco. Ma la repressione non ci fermerà”.

L'assemblea di ieri

L’assemblea di ieri

Si è consumato tutto molto in fretta: ieri, dopo il successo del corteo del 17 novembre con 4 mila studenti, i ragazzi del Classico, reduci da una trattativa intensissima ma insoddisfacente sull’autogestione con la preside, decidono che è arrivato il momento di passare alle vie di fatto. Lei la preside, sostiene che tre giorni di autogestione siano troppi e che semmai saranno i docenti che di volta in volta potranno autorizzarla.  Ai ragazzi non sta bene. Ce l’hanno con la Regione, chiedono una nuova legge sul diritto allo studio e maggiori fondi per le scuole, che di questi tempi non sono poi richieste così sballate. E pensano bene di scrivere un documento da presentare alla Regione Abruzzo: così ieri in 400 abbandonano le aule e si riuniscono nel cortile esterno, solo in 200 restano a lezione. Durante i lavori, raccontano, arriva la Digos chiamata dalla preside che alla fine, senza neppure il tempo di arrivare a una mediazione, li chiude fuori. I ragazzi si spostano a Villa de Riseis ma nel pomeriggio di ieri arriva la nota della dirigente che li accusa di aver causato danni alla scuola e di aver occupato abusivamente la palestra e il cortile.

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Non ci stanno: il cortile e la palestra appartengono alla scuola e quindi anche a loro, citano una sentenza della Cassazione, si ribellano. E’ vero, confessano, abbiamo prelevato tappetini e materassini, “ammettiamo l’errore e restituiamo tutto” ma nessun danno.
Eppure la nota della dirigente è durissima e accusa gli studenti di “scarsa civiltà”. E la stessa preside che chiama la polizia, nella nota diramata ieri sera, e forse nell’intento di delegittimare la protesta, scavalca a sinistra gli studenti scrivendo che altri sono i motivi che meriterebbero attenzione, e cioè “la sicurezza degli edifici scolastici; risorse pubbliche destinate alle scuole private; contratto scuola sottoscritto per compensi irrisori; riforma Renzi poco rispondente alla realtà quotidiana della scuola”. Poi però non resiste e chiede man forte.

ps1: Il ricorso alla Digos evoca altri tempi e ben altre mobilitazioni.
ps2: insomma una normalissima assemblea sia pure non autorizzata che viene fatta sgomberare dalla polizia manco fossimo nel Sessantotto. Un’esagerazione.




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