·Le puttane & la polemica·

La pubblicità deve colpire, deve far discutere. Ma quella ideata dal Comune di Montesilvano è un pugno nello stomaco, dove il gioco di parole a tutti i costi finisce per demolire l’intento e lo spirito della stessa campagna di comunicazione.

E’ un coro di indignazione, quello che si leva dalle donne, ma non solo dalle donne. Dalle femministe, ma non solo dalle femministe. Alla fine concordano tutti, anche le associazioni di volontariato, anche la Caritas, o la Comunità Papa Giovanni XXIII: quella pubblicità è vergognosa e offensiva.

Nasce così, per combattere lo sfruttamento della prostituzione, per aiutare le ragazze costrette sulla strada: ma un messaggio diretto soprattutto ai clienti delle prostitute finisce per diventare un insulto alla dignità di quelle donne:

“Non mandare a puttane la tua vita, non mandare a puttane la tua dignità, non mandare a puttane la tua famiglia, non mandare a puttane la salute”.

Non è piaciuto per niente alla comunicatrice Assunta Altieri, per esempio, che ha scritto al sindaco, che le ha risposto, e ai protagonisti del convegno di lancio della campagna di comunicazione.

Ecco come Assunta racconta questa incredibile storia: 

Il 9 marzo scorso, il sindaco di Montesilvano, Francesco Maragno, ha organizzato un convegno per lanciare un’iniziativa di contrasto alla tratta delle donne e allo sfruttamento della prostituzione. Il convegno è stato aperto da don Marco Pagniello, vicario episcopale per la Carità, direttore Caritas diocesana, con le seguenti parole: «Compassione, perdono, ascolto, hanno ancora un senso? Penso di sì».

Al convegno sono intervenuti, inoltre, la psicologa Martina Taricco della Comunità Papa Giovanni XXIII che ha raccontato la tristissima storia di Vittoria (ex prostituta) alla quale, per aver tentato di ribellarsi ai suoi sfruttatori, è stata ammazzata la figlia di 4 anni e Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano che, citando papa Francesco (fa sempre un certo effetto!), ha posto l’accento sulle colpe dei clienti delle prostitute. E, naturalmente, il sindaco Francesco Maragno che ha sottolineato come «sia arrivato il momento di fare tutto il possibile per aiutare queste donne a uscire dall’oscurità e renderle partecipi di un sistema sociale adeguato ai tempi che viviamo».

Nel corso del convegno è stata lanciata la campagna di contrasto alla prostituzione del Comune di Montesilvano, voluta dal sindaco Maragno:

NON MANDARE A PUTTANE LA TUA VITA – NON MANDARE A PUTTANE LA TUA DIGNITÀ – NON MANDARE A PUTTANE LA TUA FAMIGLIA – NON MANDARE A PUTTANE LA SALUTE.


Assunta Altieri

Non bisogna essere pubblicitari per comprendere che nel messaggio voluto dal sindaco Maragno c’è qualcosa che stride, qualcosa che disturba, qualcosa che offende… E infatti, il 10 marzo, appena pubblicato il post sulla pagina FB del Comune, sono stati in molti i cittadini e, soprattutto, le cittadine che hanno espresso indignazione e disgusto per la campagna.

Se a questo sdegno e a questo comune “senso di sbagliato” unisci le skill professionali, il madornale errore di comunicazione salta immediatamente all’occhio: il messaggio è assolutamente dicotomico rispetto alle intenzioni dichiarate dal sindaco.

Perciò il mio primo commento sui social, l’11 marzo, è stato indirizzato all’ignoto copywriter che ha elaborato la copy strategy della campagna. 

Il comune di Montesilvano ha recentemente lanciato la campagna di contrasto alla prostituzione. Peccato che il messaggio dica altro. Perché, caro collega copy, la tua head non è “simpatica e spiritosa” come credi. È oscena e stravolge del tutto il messaggio di tutela delle povere ragazze costrette in strada le cui storie avete raccontato nel convegno di lancio. La tua head le etichetta (e cosa c’è di nuovo?) come puttane e non come vittime. La tua head parla di famiglia, di dignità, di salute e di vita, ma si rivolge ai “poveri utenti”. E le puttane restano puttane.

Mentre il post si diffondeva su Facebook, ho chiesto al sindaco Maragno, con un messaggio WhatsApp come cavolo gli fosse venuto in mente di fare una comunicazione di quel tipo, completamente sbagliata rispetto ai contenuti dichiarati. Mi ha risposto che volevano “fare scalpore”.

A questo punto ho scritto al sindaco una lettera, cercando di spiegare, con il cuore in mano e senza tecnicismi, il madornale errore in cui era/erano incappati. O non è un errore?

Caro sindaco,

come Le ho già comunicato in privato e come ho reso pubblico attraverso i social, La invito a un’attenta riflessione sulla campagna di comunicazione che ha recentemente lanciato. Una comunicazione completamente errata che offende, in primis, le intenzioni e gli obiettivi da Lei stesso dichiarati in quanto, come si dice in gergo, è completamente “fuori brief”.

Nell’evento di lancio del 9 marzo sono state spese parole di elevato spessore empatico e di sensibilizzazione verso donne sfruttate, abusate, costrette, annientate. Si è parlato di contrasto alla prostituzione, alla tratta, allo sfruttamento. Tutto condivisibile se non fosse che la comunicazione da lei approvata dice esattamente il contrario, accoltella alle spalle le stesse donne le cui tristi storie sono state raccontate rendendole vittime oltre che degli sfruttatori anche di una comunicazione che le colpevolizza, le ri-relega nel ruolo di puttane che rovinano la vita, la famiglia, la salute e la dignità dei “poveri utenti” colpevoli, in fondo, solo di non sapere!

A questo proposito le riporto la testimonianza diretta che una di queste donne ha reso, l’8 marzo, nel corso della celebrazione della Giornata internazionale della Donna (Quirinale):

«Questi uomini che voi chiamate clienti hanno la necessità di appropriarsi di cose. Così anch’io sono diventata una cosa da comprare, come quando si va dal macellaio». 

«Non capirò mai come una persona che si definisce uomo possa non avere pietà di una ragazza che sanguina, che piange e che soffre».

Se voleva “fare scalpore” sappia che c’è riuscito, ma decidendo di calpestare la dignità di persone che non hanno nessuna possibilità di difendersi, ultime anche rispetto agli ultimi. Persone che andrebbero aiutate, sottratte dal letame in cui, invece, questa comunicazione ancora una volta le colloca. E di questo può rendersi conto semplicemente leggendo i fortunatamente pochi commenti a favore che si basano su stereotipi e luoghi comuni che Lei sostiene di voler contrastare: “molte lo fanno per scelta; comprano appartamenti e vestiti di lusso; se volessero uscirne ne uscirebbero” et similia.

Le poche persone che dichiarano di apprezzare la campagna, inoltre, riportano la loro insofferenza nel vedere le strade e la pineta popolate da lucciole. 

Basta un po’ di onestà intellettuale, che personalmente Le riconosco, per spiegare a questa gente che non sarà un manifesto volgare e concettualmente errato a risolvere il problema, né a sensibilizzare, né a contrastare un fenomeno che si basa su crimini abominevoli.

Sin qui siamo di fronte a un madornale errore di comunicazione. Non dovrebbe succedere, ma non è la prima volta. Basterebbe un responsabile ed intelligente passo indietro. Basterebbe ritirare la campagna.

Decidere di andare avanti con la campagna e addirittura difenderla induce a ritenere che essa sia, secondo Lei, corretta. Quindi corrispondente al brief fornito all’agenzia di comunicazione che l’ha elaborata. Ma allora si rimettono in discussione gli obiettivi dell’iniziativa.

In tutta risposta il sindaco ha ritenuto di andare avanti con la campagna e, ribattendo alla presa di posizione dell’ArcyGay Chieti ha liquidato il tutto con una semplice indignazione di fronte a certi modi di dire. Ha anche sostenuto che, in fondo, “mandare a puttane” altro non significa che “mandare a rotoli”. E naturalmente tutto infarcito dall’accorata dichiarazione che Stefania, la donna che ha commosso Mattarella e tutto il Paese con la sua testimonianza al Quirinale nel corso della celebrazione della Giornata Internazionale della Donna, si prostituiva qui a Montesilvano. Vero peraltro, ma che c’entra?

Insomma, per il nostro sindaco le parole non contano. Zoccola, Puttana, Troia o Donna o Persona è la stessa cosa. 

Il sindaco Maragno

Dichiarare di voler aiutare queste persone e contestualmente continuare a chiamarle puttane (che, peraltro, deturpano il decoro urbano) è la stessa cosa? Chi acquista servizi dalle prostitute è un porco che alimenta il mercato della mercificazione delle donne. Questo andava detto. Perché non è la stessa cosa strizzargli l’occhio e metterlo, amorevolmente, in guardia per la sua salute, la sua vita, la sua dignità e la sua famiglia. D’altro canto: quelle mica possono ribattere. Quelle, in fondo, sono solo puttane!





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