·Le parole di Springsteen sull’Osservatore Romano·

Oggi no, oggi Maperò non si occupa di Abruzzo. Non è possibile, c’è qualcosa di più urgente. 

C’è un’immagine che ha fatto il giro del web, che ha commosso e indignato il mondo intero. Un’immagine che l’Osservatore romano, organo della Santa Sede diretto da Andrea Monda, ha pubblicato con un commento che non è un commento ma il testo di Bruce Springsteen “Matamoros Banks”, una canzone del 2005.

La foto è quella del papà e della sua bambina morti annegati nel Rio Grande mentre tentavano di superare il confine tra Messico e Stati Uniti, legati da una maglietta: Oscar Alberto Martinez di 25 anni, e sua figlia Angie Valeria, di due. Una foto che racchiude tutto e tutti i morti nei fiumi e nel mare, quelli degli Usa e quelli del Mediterraneo, mentre coltivavano la speranza di una vita migliore. I loro morti e i nostri morti.

L’Osservatore, nella rubrica “Lettere dal direttore” ha scelto di commentarla col testo di Sprinsteen, titolandola “Una storia già raccontata”. The Boss ha spesso raccontato nelle sue canzoni la poetica dei fiumi e dei migranti. E quando uscì questa canzone, nel 2005, disse:

“Ogni anno molti muoiono attraversando deserti, montagne e fiumi nei pressi del nostro confine meridionale, mentre sono in cerca di una vita migliore. In questa canzone seguo un viaggio a ritroso [dalla morte alla vita, da nord a sud] quello di un corpo sul fondo del fiume, un cadavere che era stato un uomo in cammino nel deserto verso le rive de Rio Grande.

Una scelta di forte impatto, che ci invita a non girare la testa dall’altra parte, e a ricordarci, e a ricordare ai cristiani, a quelli che vanno in chiesa a pregare le parole del Papa, che vengono citate nel pezzo di spalla dell’Osservatore:

“Non c’è posto per l’egoismo nell’anima di un cristiano: se il tuo cuore è egoista vuol dire che non sei cristiano ma uno che cerca soltanto il profitto personale”. 

Ma dobbiamo ricordarcelo tutti, di Rio Grande e della Sea Watch e di tutti i morti, uomini donne bambini, davanti alle nostre coste.

ps: Che bella pagina, quella dell’Osservatore Romano.




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