·Le mani del presidente·

Si fa giustizia da solo, Luciano D’Alfonso. Ci sarebbero stati molti modi per fermare la protesta del movimento cinque stelle ieri in Consiglio regionale all’Aquila: chiamare gli uscieri e far sgomberare i banchi della giunta, oppure addirittura la forza pubblica come aveva minacciato il presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio. Oppure ancora chiedere a qualcuno dei fedeli consiglieri, quelli che a D’Alfonso firmano i comunicati stampa quando lui preferisce non esporsi, di entrare in aula per invitare i grillini a desistere. Epperò magari sono fedeli ma non fino a questo punto.

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Niente, lui ha sbarellato e in prima persona ha deciso di intervenire: i consiglieri cinquestelle avevano occupato i banchi della giunta e lui è piombato su di loro a gamba tesa. Prima ha sollevato Sara Marcozzi dalla poltrona su cui era seduta e poi l’ha violentemente e ripetutamente strattonata, senza che nessuno fiatasse, neppure dai banchi del centrodestra. Una donna, una consigliera, una oppositrice. Non si è fatto scrupolo di nulla, lui i signornò li tratta così e ne sa qualcosa anche qualche suo collaboratore e persino qualche consigliere e persino qualche assessore.

Il video lo trovate qui.

I cinquestelle poi hanno abbandonato l’aula. Uno spettacolo indegno, quello di ieri pomeriggio, un’esibizione poco decorosa di muscoli da parte del governatore. Nel perfetto stile dei compagni Boria, D’Alfonso ha poi detto a denti stretti: <Se ti vuoi sedere qui devi farti eleggere>.  In linea con D’Alfonso la sua controfigura Camillo D’Alessandro che viene ripreso in un video pittosto eloquente (che vedete qui)

Per ora Sara Marcozzi fa l’opposizione e vuole farla bene:

<Per il mio lavoro non ho bisogno né di strattonare né di querelare, come fa il presidente D’Alfonso>, dice la consigliera.

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E ora c’è il bilancio di mezzo, un bilancio secretato perchè la maggioranza non ha fornito ai consiglieri i capitoli che consentirebbero di capire come vengono spesi i soldi indicati nei macroaggregati. Una richiesta più volte espressa in commissione, ma senza effetto.

Subito dopo, D’Alfonso ha schierato un difensore d’ufficio, il solito Camillo D’Alessandro, che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. La dichiarazione è da manuale, anche se non la leggi te la immagini e poi scopri che ci hai preso: delirio, maleducazione istituzionale, violenza quella dei cinquestelle mica quella di D’Alfonso, insomma cercavano solo visibilità, loro, altro che opposizione, scrive il buon Camillo. Secondo D’Alessandro c’è una legge che dispone l’uniformità contabile e quindi non c’è obbligo di rendere pubblici i capitoli.

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<Ma perchè questa ostinazione a coprire i capitoli di bilancio, cosa hanno da nascondere ai cittadini – si chiede la Marcozzi – e poi quella legge non vieta assolutamente che i capitoli di bilancio vengano consegnati ai consiglieri. In Veneto, nel Lazio e in Friuli i capitoli di bilancio sono stati consegnati, e il Piemonte ha rinviato al prossimo anno l’applicazione della legge. Di che stiamo a parlare?>.

La loro era una manifestazione di dissenso pacifica, sottolinea Sara. Poi sono andati via. <Via perchè non possiamo discutere un bilancio senza sapere cosa c’è scritto>. Via perchè ieri è stato davvero toccato il fondo.




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