·Le coccole oscillanti·

Alla coccola non si comanda: se il ministero dice una cosa, la Regione Abruzzo fa esattamente l’opposto, a costo di rimetterci il collo (e pure la reputazione).  Succede con l’assistenza riabilitativa extraospedaliera, budget di quasi 65 milioni di euro. In questo settore nel biennio 2013-2015, quindi a cavallo tra l’era Chiodi e l’era D’Alfonso, era stata stabilita la riduzione della spesa per 12 milioni di euro, da determinare riconvertendo i posti letto in forme di assistenza alternative. Che non è ancora stato fatto.

D'Alfonso e Paolucci

D’Alfonso e Paolucci

E invece niente: il tavolo di monitoraggio romano, che deve decidere sull’uscita dal commissariamento della sanità, ha dovuto constatare che il budget

“è invariato rispetto al 2014 e non recepisce la riduzione pari a 12 milioni di euro prevista nel programma operativo 2013-2015”.

Così, ancora una volta, la Regione si fa beffe del ministero, pur di lasciare intatto il gruzzolo dei privati. Una decisione molto in linea con la riforma sanitaria approvata quest’anno, nel capitolo che si occupa del riordino della rete residenziale e semi residenziale della salute mentale: in questo caso il commissario alla sanità Luciano D’Alfonso, nell’ambito della forbice tariffaria prevista per i privati, ha scelto “il valore massimo”. Sì, proprio così: il valore massimo.

Il presidente dell'Aiop Pierangeli

Il presidente dell’Aiop Pierangeli

Se la legge stabilisce il taglio dei posti letto anche per le strutture psico-riabilitative extraospedaliere, che da 4 ogni diecimila abitanti ora passeranno a uno aumentabile a due (anche se l’Abruzzo non è riuscito ad adeguarsi completamente e si attesterà al 2,6), la conseguenza diretta e immediata sarebbe stata quella di ridimensionare il budget, adeguandolo al nuovo fabbisogno. Invece no: la Regione sceglie la tariffa massima rispetto a un numero minore di posti letto per poter lasciare invariato l’obolo alle cliniche private.
Ma non è tutto, non ancora. C’è un altro aspetto rispetto al quale la Regione fa spallucce, ignorando le prescrizioni del Tavolo di monitoraggio romano. E riguarda le “oscillazioni” della produzione accordate ai privati.

cliniche

In pratica, agli “erogatori di prestazioni specialistiche ambulatoriali”, cioè i laboratori privati e le cliniche che offrono prestazioni ambulatoriali, D’Alfonso nel 2015 ha assegnato come tetto di spesa quasi 30 milioni di euro e soprattutto ha accordato la possibilità di una oscillazione mensile della produzione pari al 30 per cento, al posto del 10 che era previsto nel passato. Il ministero ha scritto chiaramente che

“l’ampliamento dell’oscillazione mensile è eccessivo in quanto delega all’erogatore la definizione dei volumi da produrre nel corso dell’anno rendendo possibile un esaurimento anticipato del budget”.

Un esaurimento anticipato del budget che comporta disagi innanzitutto per i pazienti (che magari si rivolgono a una struttura a metà mese o a metà anno e si sentono rispondere che l’esame lo dovranno fare a pagamento perchè hanno esaurito il budget) e poi per la stessa Regione che deve anticipare somme che potrebbe diluire nel corso dell’anno.

Gianni Chiodi: anche durante il suo governo si dovevano tagliare i budget

Gianni Chiodi: anche durante il suo governo si dovevano tagliare i budget

Niente, anche in questo caso le prescrizioni del ministero sono finite nel cestino: negli ultimi due decreti firmati da commissario alla Sanità per le prestazioni riabilitative e psico-riabilitative pochi giorni fa, Dalfy ha reintrodotto l’oscillazione della produzione. Lo ha fatto nel decreto 48 e nel decreto 49, stabilendo che il tetto di spesa sia frazionato “con una oscillabilità mensile non superiore al 30 per cento”. Di nuovo 30 per cento, di nuovo orecchie da mercante.

ps: chissà se la Regione vuole davvero uscire dal commissariamento, a conti fatti pare di no.




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