·Lavoro, promesse e bugie·

E quanti erano? Magari non un milione, quelle cifre lì hanno già il copyright di Berlusconi. Erano quarantamila, e sputaci sopra, i posti di lavoro promessi da Luciano D’Alfonso nel giorno del suo insediamento due anni fa. Una cifra che poi, passa un anno passa l’altro, si è via via ridimensionata, fino a scendere a 7 mila e rotti, e buttali via.

Luciano D'Alfonso e Camillo D'Alessandro

Luciano D’Alfonso e Camillo D’Alessandro

Ma manco questi: l’Istat smentisce tutte le promesse e le previsioni: non c’è Job act che tenga in Abruzzo che nel terzo trimestre del 2015 perde quattromila occupati e a dicembre conquista la maglia nera per le assunzioni Nello stesso periodo, è cresciuto anche il numero complessivo di disoccupati e inattivi, cioè persone che hanno smesso di cercare lavoro perché non ci credono più.

Insomma, l’Abruzzo precipita al penultimo posto della graduatoria nazionale Nel frattempo aumenta la forma più odiosa di lavoro precario, quello che si compra con i voucher. In Abruzzo, secondo l’Osservatorio Inps, sono stati venduti un milione di buoni lavoro del valore nominale di 10 euro, con un incremento dell’80,9 per cento rispetto all’anno precedente. Anche qui l’Abruzzo vanta un primato molto triste e maggiore della media nazionale (più 66% in Italia), e prima di noi solo Sicilia e Liguria.

La protesta delle operaie della Canali ieri a Pescara

La protesta delle operaie della Canali ieri a Pescara

E i prossimi mesi saranno anche peggio: le previsioni dicono che ci sarà un nuovo vertiginoso aumento del precariato. E la Cgil dell’Aquila è ancora più catastrofica: le cifre snocciolate in questi giorni ci raccontano che sono stati persi in tre anni sedicimila posti di lavoro. Più di cinquemila all’anno nel capoluogo della Regione, nonostante ci sia o ci dovrebbe essere il più grande cantiere d’Europa a causa dei lavori del post-terremoto.

Non si spiega, proprio no. Ma non è colpa dell’Istat o del Cresa o della Cgil che certo non mentono per fare dispetto a D’Alfonso. E’ colpa delle politiche di sostegno all’occupazione che mancano, è colpa di una Giunta regionale che nega l’evidenza e che si dedica a passerelle e autoreferenzialità. Perchè sostenere che l’Abruzzo è in ripresa, elargire entusiasmo e cifre magiche da tutti i pori, significa negare l’evidenza.

I lavoratori della Maiella-Morrone

I lavoratori della Maiella-Morrone

Un'altra immagine della protesta

Un’altra immagine della protesta

E l’evidenza era sotto le loro finestre, ieri mattina in viale Bovio a Pescara: c’erano i lavoratori della Maiella-Morrone, senza stipendio da mesi; e c’erano le operaie del pantalonificio Canali di Gissi che rischiano di perdere il posto di lavoro. Sotto gli striscioni e la disperazione. Sopra, ai piani alti, sorrisi a trentadue denti, cifre truccate e indifferenza.





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