·Lavoro, Abruzzo mai così giù·

E’ il dato peggiore degli ultimi dieci anni: nel primo trimestre del 2017 l’occupazione ha registrato una flessione del 3,7 per cento, pari a 18 mila posti di lavoro in meno, con un aumento dei disoccupati dell’1,4 per cento. Un risultato che allarga la forbice tra l’Abruzzo e l’Italia, che accusa un aumento della disoccupazione pari allo 0,4 per cento.
Lo dice il rapporto Svimez 2016 sullo stato dello sviluppo del Mezzogiorno, che contiene due informazioni importanti: da un dato, la crescita del Sud si consolida e il Pil aumenta dell’1 per cento, dall’altro in questo quadro complessivamente positivo la maglia nera spetta all’Abruzzo  a guida Luciano D’Alfonso per i suoi dati negativi, che fanno registrare un forte calo dell’agricoltura e una contrazione della produzione industriale che scende del 2,2 per cento. Così, il prodotto interno lordo della regione, pur rimanendo a livelli più alti di tutto il Sud, è in diminuzione dello 0,2 per cento.

Per l’Abruzzo i dati negativi risentono certamente della contrazione della spesa pubblica, determinata, secondo la Uil, dalla fine della vecchia programmazione dei Fondi Strutturali 2007-2013 non compensata dall’avvio della nuova programmazione, dimostrando in questo modo quanto la spesa pubblica incida sulla crescita.
Analizzando la qualità del lavoro generato complessivamente al Sud, secondo Svimez, si evidenzia come le aziende abbiano scelto soprattutto assunzioni part-time, creando occupazione a bassa retribuzione che, nonostante la complessiva fase di ripresa, non hanno migliorato lo stato di emergenza sociale che nella nostra regione resta con il 20,8 per cento degli abruzzesi a rischio povertà.

“Questo quadro – commenta Michele Lombardo, segretario generale Uil Abruzzo – ci deve far riflettere su come la crescita sia fragile se non è sostenuta da un tessuto industriale solido, alimentato da politiche capaci di conservare e rinforzare la storica ossatura industriale regionale, attrarre nuovi progetti di investimento e sostenere l’imprenditorialità giovanile. È necessario invertire la rotta cercando di migliorare la competitività delle imprese abruzzesi, soprattutto delle piccole, che da sole assorbono il 52 per cento degli occupati, ma a causa delle loro dimensioni sono limitate nell’accesso alle politiche industriali nazionali. Questo ci porta a ribadire che l’Abruzzo deve migliorare la sua capacità progettuale e realizzativa degli interventi pubblici, innovando la macchina della pubblica amministrazione”.

ps: ma tutto questo sarà praticamente impossibile, visto che la Regione già sta pensando alle prossime elezioni. Con buona pace del lavoro e dell’occupazione.




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