·L’Aquila, risate & tangenti·

Ha messo in luce una modalità nuova di pagare le tangenti, l’inchiesta dell’Aquila che ha portato ieri dieci persone agli arresti domiciliari: non solo denaro in contanti, che pure c’è, in cambio di favori. Ma soprattutto incarichi, consulenze, spesso distribuiti a familiari, amici e figli. Lo scenario è quello della ricostruzione del post-terremoto, anche qui ci sono imprenditori che ridono, anche qui ci sono appuntamenti per dare e ricevere denaro, anche qui c’è un sistema di corruzione diffuso.

Il teatro dell’Aquila

“Si è così verificato de visu, scrive il gip Giuseppe Romano Gargarella nell’ordinanza di custodia cautelare – come possa mettersi a servizio dell’economia e per proprio tornaconto una funzione pubblica, dando sempre più consistenza ai comportamenti descritti nel codice penale negli articoli 318 e 319”, cioè la corruzione.

Dieci arresti e 35 indagati: la notizia si diffonde in un battibaleno ieri mattina all’alba e segna un salto di qualità nelle inchieste sul dopo terremoto dell’Aquila. Nella rete finiscono l’ex segretario generale del ministero dei Beni culturali d’Abruzzo Berardino Di Vincenzo, ora in pensione, e il figlio Giancarlo, tra i cinque che hanno ricevuto la misura cautelare del divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale. I due erano stati già indagati a febbraio scorso nell’inchiesta sugli appalti della Regione Abruzzo, in particolare per la ricostruzione di palazzo Centi. La nuova inchiesta che scuote la ricostruzione del capoluogo a oltre otto anni dal sisma coinvolge funzionari pubblici, professionisti e imprenditori e alcuni nomi eccellenti per i reati di concorso in corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, turbata libertà degli incanti, falso. Tra i 35 indagati anche  Gianluca Marcantonio, l’architetto nominato da Luciano D’Alfonso al Consiglio superiore dei lavori pubblici e già indagato nelle inchieste sugli appalti della Regione.

D’Alfonso con Marcantonio

Il “fil rouge” della gestione della cosa pubblica è caratterizzato da quello che un tempo veniva definito interesse privato in atti d’ufficio, spiega l’ordinanza: e qui gli attori principali sono i funzionari del Segretariato regionale del Mibact,

“che sfruttando il loro incarico hanno gestito come privata la ricostruzione della città dell’Aquila e delle zone del cratere, mettendo in piedi un’organizzazione e gestione degli affidamenti, delle procedure di variante in corso d’opera e dei rapporti con le imprese al solo unico scopo di trarne benefici diretti, sia in riferimento a dazioni di denaro ricevute in contanti che attraverso nomine, da parte delle ditte, di professionisti da loro indicati”.

Gare d’appalto con ribassi consistenti: tanto poi le ditte esecutrici, in accordo con i funzionari pubblici indagati, avrebbero avuto modo di recuperare i ribassi, durante lo svolgimento dei lavori, con le cosiddette perizie di variante riassegnate ad affidamento diretto o con procedure negoziate senza gara, oppure grazie a perizie di adeguamento dei prezzi, con un aumento talvolta anche elevato rispetto all’importo iniziale dei lavori a base d’asta.

“Se viene uno nuovo lo dobbiamo istruire…l’amm’amparare”,

dice a un certo punto Leonardo Santoro, geometra della ditta L’Internazionale a Leonello Piccinini, dipendente del Mibact e responsabile del procedimento per il restauro del teatro comunale.

Figura centrale dell’inchiesta è l’ex segretario generale del ministero dei Beni Culturali d’Abruzzo Berardino Di Vincenzo, (nominato dal presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, tra i ‘saggi’ che hanno seguito il dossier del Masterplan per il Sud con lavori pubblici programmati da 1,5 miliardi per 77 interventi) che come funzionario Mibact e Rup ha messo a disposizione delle ditte incaricate degli appalti di progettazione il figlio Giancarlo, ma anche la figlia Federica, nonostante risiedesse all’estero: avrebbe avuto anche lei il suo “tornaconto”, tanto che durante una telefonate le dice “poi tu ne troverai…insomma…i benefici ehehehe..va bene?”.

Berardino Di Vincenzo

Di Vincenzo una volta in pensione “grazie agli appoggi a livello regionale”, si legge nell’ordinanza,

“ha ricevuto un incarico no profit sia dal ministero che dal presidente della Regione quale consulente per i beni culturali e le programmazioni Cipe, incarico quest’ultimo che gli ha permesso di continuare a pilotare gli interventi da inserire in programmazione”.

E come Francesco Piscicelli che rideva al telefono dopo il terremoto dell’Aquila, anche qui c’è un imprenditore che ride: è Vito Giuseppe Giustino, di Altamura, presidente del cda della società L’Internazionale, che ride ascoltando le parole del suo geometra, Leonardo Santoro, che gli racconta ciò che ha detto a un dipendente del Mibact:

“Se ti posso essere utile, voi fate l’elenco, dovete fare uno screening dei beni sotto vostra tutela. Se vi serve qualcosa per i puntellamenti noi siamo a disposizione”.

Ed è qui che Giustino ride più volte. “RIDE”, scrive in maiuscolo il gip nell’ordinanza, a sottolinearne tutto il disvalore. Quindi incarichi e consulenze come tangenti. Ma anche soldi in contanti. Ci sono decine di intercettazioni in cui si sente il rumore dei soldi, e cioè Piccinini che apriva delle buste di carta e contava: “…due…tre…quattro….diciotto…venti…”. Erano una volta 5 mila euro un’altra 10 mila. Episodi intercettati che non entrano nell’inchiesta ma vengono descritte nell’ordinanza

“al fine di porre all’attenzione del lettore le modalità di gestione, da parte del funzionario, della struttura pubblica cui appartiene e delle modalità di affidamento dei lavori”.

C’è anche un passaggio, nell’ordinanza, in cui compare il nome del governatore. E’ quando Di Vincenzo invia due sms a D’Alfonso per caldeggiare “l’assegnazione dei fondi per il cantiere della Badia: “Il primo lotto dei lavori, come da impegno, della ditta, sono in ultimazione! Sono i soldi della Regione che non ci sono stati ancora trasferiti…saluti”. Dopo sei minuti D’Alfonso risponde che la comunicazione andava fatta al suo segretario Claudio Ruffini: “Comunica a Ruffini”. E ancora, quando Di Vincenzo sta per andare in pensione, lui rassicura tutti sui nomi dei successori e sul fatto che aveva già “fatto partecipe la Regione e il presidente della cosa, impegnandosi ad affiancare il futuro rup nell’iter per il recupero del ribasso..”. Poi di nuovo, parlando di Gianluca Marcantonio, che viene descritto nella conversazione con i Loiudice come

“un fido uomo del presidente della Regione, da poco entrato nella commissione tecnica del ministero dei Lavori pubblici per volontà dello stesso D’Alfonso (“sì, nel comitato tecnico del ministero dei lavori pubblici, è un ruolo importante…quello ce l’ha messo D’Alfonso perchè gli serve a D’Alfonso”) in quanto, si legge nell’ordinanza, avrebbe potuto facilitargli le decisioni sui pareri circa le grandi opere da realizzarsi in Abruzzo (“sì, una persona là dentro, che quello è un comitato che dà il parere obbligatorio sulle grandi opere, però non sulle piccole opere, quindi per facilitarsi il lavoro in Abruzzo sulle grande cose”).

C’è un altro passaggio chiave nelle carte, ed è quello in cui viene ricostruito l’affidamento dell’incarico gratuito a Di Vincenzo da parte della Regione: il 9 dicembre 2016 Ruffini, segretario di D’Alfonso, contatta Di Vincenzo per fissare un appuntamento e firmare il contratto.

“Va precisato che a tutt’oggi – si legge nell’ordinanza – non vi è traccia sul sito della Regione di incarichi gratuiti o meno, conferiti a Berardino Di Vincenzo”.

Il 16 dicembre viene invitato a partecipare a una riunione con Lolli e pertanto invia un sms a D’Alfonso dicendosi disponibile a mettere a disposizione le sue conoscenze.

“Orbene – scrive il gip – deve precisarsi che Di Vincenzo aveva tutto l’interesse a ricoprire un ruolo ufficiale nelle vicende legate alla ricostruzione anche dopo il pensionamento. A tale scopo ha potuto mettere a frutto i pregressi rapporti con la presidenza della Regione, intrattenuti in ragione del suo suolo di segretario ad interim della Sovrintendenza”.

Ma secondo il gip l’accettazione di una nomina o di un incarico della Regione “si pone in contrasto col codice etico del Ministero per i Beni culturali che rendeva Di Vincenzo incompatibile con tale incarico”.
Ma questa nomina, conclude il gip, è un modo per “poter aiutare lo studio tecnico del figlio”.

 

Tutti i nomi finiti nell’inchiesta

I dieci agli arresti domiciliari sono: Lionello Piccinini, 61, dell’Aquila, geometra del segretariato Mibact, Antonio Zavarella, 55, di Sulmona (L’Aquila), presidente della commissione di collaudo del Teatro comunale, Berardino Di Vincenzo, 64, dell’Aquila, ex segretario regionale Mibact ora in pensione, Marcello Marchetti, 64, dell’Aquila, architetto del segretariato Mibact, Mauro Lancia, 59, di Pergalo (Pesaro Urbino), contitolare della Lancia Srl con sede a Pergola, Giampiero Fracassa, 44, direttore tecnico della Fracassa Rinaldo Srl di Teramo, Vito Giuseppe Giustino, 65, di Altamura (Bari), presidente del Cda della società cooperativa l’Internazionale con sede ad Altamura, Antonio Loiudice, 60, di Altamura, amministratore unico della Edilco Altamura, Graziantonio Loiudice, 25, di Bari, suo figlio, e Leonardo Santoro, 40, di Avigliano (Potenza), geometra dell’Internazionale.
Per cinque persone c’è il divieto di esercitare per 2 mesi l’attività professionale: si tratta di Giancarlo Di Vincenzo, 35, dell’Aquila, architetto figlio di Berardino, Alessandra Del Cane, 30, di Teramo, Michele Fuzio, 51, di Bari, progettista dell’Internazionale dei lavori al Teatro comunale, Domenico Pazienza, 65, di Bitonto (Bari), progettista dell’Internazionale dei lavori al Teatro comunale, e Michele Buzzerio, 65, di Taranto, progettista dell’Internazionale dei lavori al Teatro comunale.
Sono dodici i cantieri finiti sotto la lente di ingrandimento della procura: chiesa di Santa Maria del Ponte a Tione (L’Aquila); chiesa di San Domenico a Sulmona (L’Aquila); chiesa di San Salvatore a Civitaretenga (L’Aquila); Badia di Sulmona (L’Aquila); teatro comunale dell’Aquila; Mura Urbiche dell’Aquila; Porta Branconia l’Aquila; chiesa di San Biagio a Cappadocia (L’Aquila); torre medicea di Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila); chiesa di San Sisto all’Aquila.
I 20 indagati a piede libero sono Valerio Agostinelli, 29 anni, di San Severino Marche (Macerata), geometra della Lancia Srl, Italo Albani, 67, dell’Aquila, imprenditore titolare della Soalco, Giancarlo Boscaino, 51, di Napoli, geologo, Claudia Castagnoli, 45, di Campobasso, dipendente Mibact, Fabio Cacciari, 46, dell’Aquila, direttore tecnico della Atec Srl, Gianfranco D’Alò, 62, di Atessa (Chieti), dipendente della Soprintendenza, Aldino Del Cane, 65, di Cermignano (Teramo), tecnico, Franco De Vitis, 64, di Roma, dipendente della Soprintendenza, Federica Di Vincenzo, 37, dell’Aquila, tecnico, altra figlia dell’ex segretario generale Berardino, Claudio Finarelli, 65, di Civitaluparelli (Chieti), dipendente Mibact, Giuseppe Liberati, 66, di Tagliacozzo (L’Aquila), dipendente della Soprintendenza, Gianluca Marcantonio, 45, di Pescara, architetto componente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici ma coinvolto come responsabile sicurezza di un cantiere, Pasquale Marenna, 51, di Telese (Benevento), tecnico, Francesco Montazzoli, 33, di Popoli (Pescara), collaboratore dello studio Di Vincenzo, Berardino Olivieri, 61, di Sulmona (L’Aquila), dipendente della Soprintendenza, Ernesto Penzi, 37, di Napoli, titolare della Ingg Penzi Spa, Giorgio Aldo Pezzi, 46, di Pescara, dipendente della Soprintendenza, Lucio Piccinini, 49, dell’Aquila, cotitolare della ditta Atec Srl e fratello dell’arrestato ai domiciliari Lionello, Vladimiro Placidi, 61, dell’Aquila, tecnico ed ex assessore comunale alla Ricostruzione pubblica di centrosinistra, Giuseppe Rossi, 65, dell’Aquila, dipendente Mibact.




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