·L’Aquila, l’allarme inascoltato·

Eppure era tutto scritto, nero su bianco: le necessità, i bisogni, i progetti, i costi, tutto ciò che occorreva per far fronte alla seconda ondata della pandemia.  

Ed erano i primi di maggio. Per la precisione l’8 maggio scorso, sul finire del lockdown, quando la direzione generale della Asl dell’Aquila invia una lettera al presidente della Regione Marco Marsilio, all’assessore Verì, al direttore del Dipartimento della Sanità Claudio D’Amario, al referente sanitario per le emergenze Alberto Albani, all’ingegner Silvio Liberatore, soggetto aggregatore Smea. Sei mesi fa, e quindi perfettamente in tempo per evitare o perlomeno contenere la gravissima emergenza che si sta registrando in questi giorni nel capoluogo dove si registra il più alto numero di contagi della regione, e ad Avezzano. Una situazione ormai fuori controllo, con pazienti parcheggiati nelle chiese all’Aquila o nelle tendopoli ad Avezzano, percorsi Covid inesistenti, emergenze nelle Terapie intensive, reparti chiusi per contagi. 

Si poteva evitare tutto se la Regione avesse dato ascolto a quelle richieste, se le avesse prese in considerazione. Ma quella lettera è rimasta senza risposta, forse chiusa in un cassetto.

Il manager Roberto Testa

Soltanto due giorni prima, il 6 maggio scorso, c’era stato un incontro, al termine del quale viene chiesto dalla Regione al manager Roberto Testa di inviare un progetto per far fronte a una eventuale nuova ondata Covid. In due giorni L’Aquila spedisce il plico. Nel quale si dà conto degli interventi realizzati nei primi mesi dell’anno (nell’edificio Delta 7, 120 nuovi posti letto Covid) e si elencano le cose da fare  per completare il progetto e far fronte a una seconda ondata di Covid.

L’ospedale San Salvatore

“Interventi indispensabili” li chiama il manager nella sua lettera dell’8 maggio, che contemplano: “Realizzazione del servizio diagnostico dedicato ai pazienti sospetti/confermati Covid nella struttura G8, con adeguamento dell’ambiente già esistente (costo stimato 200.000 €) e acquisto tac (costo stimato 250.000 €) per complessivi 450.000 € oltre Iva, come soluzione definitiva all’utilizzo temporaneo promiscuo della Tac di Radiologia (che viene utilizzata sia per i pazienti Covid che per quelli no-Covid); realizzazione di sala operatoria e di sala parto definitive nell’edificio L2 per i pazienti sospetti/confermati Covid; tale intervento necessita di un adeguamento delle attuali sale (sottratte per l’emergenza alla disciplina oculistica) e la realizzazione di nuova nuova sala oculistica in ambienti già disponibili nel blocco operatorio pulito, per complessivi 700.000 €; incremento di 20 posti letto per malattie infettive nell’edificio L4, con adeguamento dei locali attualmente in uso a psichiatria, e realizzazione di spogliatoi e percorsi separati, costo stimato 500.000 €; ampliamento del pronto soccorso con spazi da dedicare al pre-triage e alla sosta del paziente sospetto Covid, costo stimato 200.000 €, comprensivo della riallocazione delle attività da trasferire in altri ambienti come soluzione definitiva all’utilizzo temporaneo delle tende non idonee ad un uso prolungato nel tempo per gli utenti sospetti Covid; realizzazione di una nuova centrale operativa 118 necessaria per la gestione dell’emergenza Covid per le aree interne, costo stimato 1.250.000 € al netto di altri fondi (contributo regione Emilia-Romagna, accordo di programma Stato-Regione), adeguamento e ristrutturazione della rianimazione con implemento dei posti letto con aumento del 50% in linea con la previsione nazionale, dal numero otto al numero 15 posti letto (compresa la sub intensiva) da sottoporre a specifica autorizzazione regionale, costo stimato un milione di euro al netto di finanziamento derivante da donazioni finalizzate”.

Il presidente Marco Marsilio

Quindi, concludeva Testa nella lettera inviata a Marsilio, “gli interventi ulteriormente necessari per garantire l’assistenza ai pazienti sospetti/confermati Covid nel presidio ospedaliero dell’Aquila adeguato a centro Covid sono di un totale di 170 posti letto pari a complessivi ulteriori 4.100.000 euro”. 

Fondi che si sarebbero trovati con i finanziamenti statali e in parte con le donazioni. Invece la Regione si è concentrata su Pescara, dove ha realizzato l’ospedale Covid per 11 milioni di euro, dimenticando completamente L’Aquila e la Marsica. Qui la situazione è precipitata nell’ultimo mese tanto da rendere necessaria l’istituzione della zona rossa.

E scarseggiava anche il personale, come sta venendo drammaticamente a galla all’Aquila (ma non solo). Nel progetto infatti Testa spiega che in prima battuta, nella prima fase dell’emergenza Covid a marzo scorso, era stato utilizzato il personale, “sia della dirigenza sia del comparto, reso disponibile a seguito della sospensione di alcune attività sanitarie ordinarie. Nonostante ciò, per garantire sia il riposo al personale in servizio sia la presenza H 24 × 7 giorni su sette di personale qualificato, si è dovuto far ricorso rapidamente all’approvvigionamento di ulteriori risorse umane.”

Testa spiega nella lettera che all’Aquila si era proceduto a marzo scorso al reclutamento di 21 medici, 16 infermieri e 21 operatori sociosanitari per un totale di 58 operatori, per un costo di 1.000.053 812,71 stimato fino al 31 luglio. Ma, avvertiva il manager, “il protrarsi o il possibile incremento dell’emergenza epidemiologica, determina il dover procedere a reclutare ulteriore personale per garantire tutte le attività cliniche covid,  per un fabbisogno stimato annuo di 274 unità per un totale di 11.685.277 euro.

Interventi, assunzione di personale e adeguamenti necessari previsti dal piano Covid nazionale, totalmente ignorati dalla Regione. La seconda fase della pandemia, secondo Marsilio e la giunta regionale, sarebbe arrivata solo a Pescara.




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