·La volpe e la pantera·

Una volpe è scesa in città. Se ne è avuta notizia a partire dallo scorso 26 dicembre: “Volpe avvistata nel centro di Roma”, “Una volpe si aggira a Piazza Cavour”, “Volpe a spasso vicino al Quirinale”. Pare, in effetti, che inizialmente stazionasse nei giardini di piazza Cavour, poi si sia trasferita nel parcheggio interno della Corte di cassazione. I giorni seguenti, invece, ha attraversato il Tevere e continuato il suo “tour” istituzionale, lambendo il Quirinale, sotto lo sguardo austero dei corazzieri, sino all’ultimo avvistamento, avvenuto nel cortile del Ministero della giustizia.
Probabilmente è scesa da qualche riserva naturale. La più vicina è Monte Mario, una splendida collina che si affaccia da Roma nord e guarda verso il centro. Avrà sentito l’odore di qualcosa. O forse ha solo avuto voglia di fare nuove esperienze.
La volpe in città mi ha fatto tornare alla mente la pantera. Era l’inizio del 1990 e le Università erano in lotta contro la riforma del Ministro Ruberti, accusato di volere vendere l’istruzione universitaria ai privati. Mentre gli studenti iniziavano ad occupare le varie facoltà d’Italia, una pantera veniva avvistata in giro per Roma. Partì la caccia all’animale, che però sembrava inafferrabile. Qualcuno ebbe l’idea di appropriarsi di questa immagine dell’animale in fuga, che si nasconde e poi riappare, riuscendo sempre a non farsi catturare. Il movimento divenne così della “Pantera”, il motto “La Pantera siamo noi”.

Da quel momento in poi, i manifesti, gli striscioni, i comunicati del movimento studentesco, venivano firmati con un disegno che raffigurava l’impronta di una zampata felina. Di tutti gli slogan ed i manifesti di quel periodo, ne ricordo uno in particolare. Fu quando morì Sandro Pertini, l’amatissimo ex Presidente della Repubblica Non so in altre città, ma a Roma comparvero piccoli manifesti con la foto di un Pertini sorridente, la scritta “ciao Sandro” e, per firma, la consueta impronta felina. L’ex Presidente avrebbe apprezzato l’affettuosa semplicità del messaggio. Aveva avuto modo, del resto, poco prima di morire, di esprimere parole di simpatia ed incoraggiamento verso i ragazzi che, provando a far sentire la propria voce, occupavano gli Atenei. Fu tra i pochi, a livello istituzionale, ad esporsi così chiaramente a favore della Pantera. Serviva un uomo venuto dall’ottocento per comprendere una generazione di ragazzi proiettati verso il 2000.
Certo, è strano che adesso nessuno protesti. Non c’è nessuno pronto a diventare il movimento delle “Volpi”. Magari è perché va tutto bene, nelle Università e fuori di lì. Per quanto, il fatto che non si muova foglia, o, quanto meno, che non si muova in forma organizzata, collettiva, sociale, a me pare proprio l’indizio di qualcosa che non funzioni. Forse questi sono solo ragionamenti e nostalgie che vengono dal secolo scorso.


Ora io non ricordo che fine fece la pantera. Non parlo del movimento. Quello lo so. Visse una stagione entusiasmante, ottenendo pure delle sostanziali modifiche alla legge Ruberti. Si può dire che vinse la propria battaglia e poi, con la stessa naturalezza con cui era nata, si sciolse. Mi riferivo alla pantera in carne ed ossa. Non ho voglia di documentarmi. Preferisco pensare che non venne catturata mai.
Lo stesso è per la volpe. Le notizie che ho trovato su internet sono relative solo agli ultimi avvistamenti, non alla sua cattura. Qui mi fermo volutamente. Se è davvero furba, come natura vuole, nessuno la prenderà. Qualcuno, da qualche parte, ribellandosi a ciò che percepirà come un’ingiustizia, potrà rifarsi a lei. L’obiettivo, anzi l’augurio, per lei, per la pantera, e pure per noi, è sempre lo stesso: cerchiamo di restare liberi. Ognuno per come gli è possibile.





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